Prima vecchi e bambini…nel forno della casta

 di GIULIO COLOMBOBAMBINI

Destra e sinistra hanno fatto bene i compiti a casa: fare riforme e tagli alla spesa per chi governa e ha governato significa demolire lo stato sociale. Così siamo con le pezze al sedere. Se per la disoccupazione, si vive nel baratro,  per i pensionati, come sancisce l’Istat, la povertà è incipiente. Solo nel 2013, il 43 per cento degli anziani, ovvero 6,8 milioni di persone, ha ricevuto uno o più assegni per un importo totale medio mensile inferiore a 1.000 euro lordi. “Tra questi – spiega l’Inps – il 13,4 per cento, pari a 2,1 milioni si situa al di sotto di 500 euro“.

Peggio di così…

Contestualmente, per effetto delle norme contenute nella riforma Fornero, c’è anche un drastico calo nell’erogazione degli assegni previdenziali. Le nuove liquidazioni, per anno di decorrenza, hanno fatto registrare per i dipendenti privati un calo del 32 per cento per le pensioni di anzianità e del 57 per cento per quelle vecchiaia sul 2012.

Ecco qua. Questo è il risultato.

 

Ma né la Fornero che ha obbedito a Monti e all’Europa né il sacrificio imposto a chi già aveva meno, ha rimesso in nero i conti della previdenza pubblica. L’Inps infatti ha chiuso il 2013 con un saldo negativo di 9,9 miliardi. Come è noto, questo è dovuto per lo più all’assorbimento dell’ex Inpdap. Il patrimonio netto, secondo i dati del bilancio preconsutivo, è invece pari a 7,5 miliardi “valore che migliora tenendo conto della legge di Stabilità. Quindi – conclude l’istituto – non è a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico”.

Comunque la si giri, le pensioni sono da fame.

Depressione e licenziamenti sono il quadro della vera ripresa, ossia l’accelerazione verso la fine dell’economia reale.

Il Governo di GoldMonti e Fornero prima e quello a seguire, ha lavorato per demolire decenni di conquiste sociali.

Nessuna rinuncia per i boiardi e i privilegiati della casta. Ma all’estero come se la passano? Tempo fa, quando iniziava l’azione distruttiva della Fornero, la Germania che tanto si addita a responsabile dei nostri mali, si preoccupava, più che dell’euro, del futuro delle sue nuove generazioni e del benessere delle famiglie, per mettere nelle condizioni i genitori di dedicarsi al lavoro senza l’ansia di non riuscire a gestire la prole.

Detto, fatto. Il Bundestag  approvava una nuova legge a sostegno delle famiglie e dell’infanzia. Il Parlamento tedesco, impari Renzi, approvava  l’erogazione di un assegno di centocinquanta euro mensili per ogni bambino nella fascia di età da uno a tre anni, quando venga accudito a casa e non negli asili nido.  Una scelta non casuale, perché il 60% delle famiglie teutoniche preferisce gestire da sé i figli. Le statistiche del Ministero federale per il welfare e la famiglia dicono che il  60% dei genitori tedeschi preferisce accudire i bambini in questa fascia di età a casa o, comunque, in proprio. E siccome la richiesta di posti nei nido e negli asili è del 39% in più, il sostegno alle famiglie andava nella direzione di offrire un aiuto oltre che un riconoscimento politico al ruolo della famiglia.

In Italia, pensare a 150, 300 o 450 euro al mese per gestire i figli anziché spendere l’ira di Dio per gli asili, è da marziani. Ma bastano 80 euro per risolvere la questione. Si fa prima, si fa in fretta. L’Italia dei tecnici e dei giovani ministri ha altro a cui pensare.

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One Comment

  1. francesco says:

    È finita l’Italia non esiste più e fino a quando non si sveglierà il popolo se dico se esistesse faremo sempre in tempo a riscattarsi in alternativa ci stiamo sepellendo vivi

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