Pensioni: nel 2012 il 35% in meno. Resta il problema esodati

di REDAZIONE

Gli italiani vanno in pensione sempre piu’ tardi. Nei primi 9 mesi dell’anno il numero delle nuove pensioni e’ crollato del 35,5% rispetto allo stesso periodo del 2013. Tra i lavoratori privati sale in poco tempo di circa un anno l’eta’ media di coloro che vanno in pensione. Senza contare che non ci sono ancora gli effetti della riforma Fornero. A frenare la corsa alle pensioni e’ infatti il combinato effetto delle norme sullo scalino, introdotte dal ministro del governo di centro-sinistra Cesare Damiano, e sulla finestra mobile, previste dalla riforma del ministro di centro-destra, Maurizio Sacconi. ”I numeri confermano – ha detto all’Ansa il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua – che il sistema e’ in sicurezza. Le riforme fatte stanno dispiegando i loro effetti con risultati positivi sulla finanza pubblica”.

Nel campionato europeo sulle regole pensionistiche l’Italia, inoltre, superera’ presto la Germania. ”Penso che l’anno prossimo – afferma il presidente Inps – raggiungeremo e supereremo la Germania”. Al momento in Italia l’eta’ media di pensionamento e’ stata di 61,3 anni mentre i tedeschi in media vanno in pensione a 61,7 anni e i francesi a 59,3 anni. I numeri del crollo sono decisi: tra gennaio e settembre i nuovi assegni liquidati dall’Inps, compresi quelli dell’ex Inpdap, sono stati 199.555 con un calo del 35,5% rispetto ai 309.468 dello stesso periodo del 2011. Il dato che tiene conto delle pensioni Inpdap, dal 2012 incorporato nell’Inps, e’ il risultato soprattutto dell’introduzione nel 2011 della finestra mobile (12 mesi di attesa per i dipendenti, 18 per gli autonomi una volta raggiunti i requisiti) e dello ”scalino” previsto dalla precedente riforma sempre per il 2011 per la pensione di anzianita’ con le quote (da 59 a 60 anni l’eta’ minima a fronte di almeno 36 anni di contributi). Gli effetti della riforma Fornero invece si avvertiranno dal 2013 quando si esauriranno la gran parte delle uscite con le vecchie regole (chi ha raggiunto i requisiti entro il 2011 e poi ha atteso le finestre). Al settore privato il SuperInps ha liquidato 140.616 pensioni (-37,4% rispetto alle 224.869 erogate nello stesso periodo del 2011), nel pubblico 58.939 (-22,2% rispetto alle 84.599 erogate nello stesso periodo del 2011).

Nel complesso i nuovi assegni liquidati sono stati 110.000 in meno rispetto a quelli liquidati nei primi nove mesi dell’anno scorso dai due enti. L’eta’ media di uscita dal lavoro nel settore privato e’ cresciuta di un anno (da 60,3 anni a 61,3 anni) mentre nel settore pubblico si e’ passati da 60,8 anni a 61,2 anni. Il calo piu’ consistente e’ stato registrato per le pensioni di anzianita’ nel privato (-44,1%) passate da 127.855 dei primi 9 mesi del 2011 a 71.491 dei primi nove mesi del 2012. Le pensioni di vecchiaia, sempre nel privato, sono diminuite del 28,7% passando da 97.014 a 69.125. Sono diminuiti soprattutto i nuovi assegni per i lavoratori autonomi mentre per i dipendenti (sempre del privato) il calo e’ stato del 21,69% (da 132.801 nuove pensioni liquidate tra vecchiaia e anzianita’ nei primi nove mesi del 2011 a 103.996). Dall’anno prossimo si esauriranno le uscite di coloro che possono andare in pensione con le vecchie regole e si comincera’ ad uscire con le regole previste dalla riforma Fornero. Per le donne dipendenti del settore privato bisognera’ avere compiuto almeno 62 anni e tre mesi nel 2013 (o 62 anni nel 2012 ma a quel punto si poteva uscire con le regole precedenti avendone 61 nel 2011 e avendo quindi anche scavallato la finestra mobile).

Soddisfatto uno degli autori delle riforme, Cesare Damiano, che chiede pero’ che le risorse che emergono dal crollo dei nuovi assegni per il settore pensionistico siano utilizzate per risolvere il nodo degli esodati. Sullo stesso tema pone l’attenzione anche il vice presidente della commissione Lavoro, Giuliano Cazzola (Pdl): i dati sul calo delle nuove pensioni ”non autorizzano a ritenere inutile la riforma Fornero”, afferma, sottolineando che ”deve pero’ essere risolto con la necessaria gradualita”’ il problema esodati.

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2 Comments

  1. francesco villa says:

    Lo “tsunami” della riforma previdenziale, che giudico “immorale”, iniqua, sbagliata, un vero “mattanza sociale”.
    La mia opinione non si basa sulla simpatia o sulla antipatia, ma sui dati reali forniti dall’INPS.
    Quello che segue è soltanto una delle mille cose sbagliate, fatte dal governo monti
    Sostenibilità finanziaria conti INPS:
    Ecco dove, ogni anno, è possibile recuperare 4 MILIARDI DI EURO .

    I pensionati, ex-dirigenti d’azienda, quest’anno procureranno alle casse dell’INPS un PASSIVO DI 4 MILIARDI DI EURO !!!

    I dirigenti in attività sono circa 38 mila, quelli in pensione sono solo 126 mila, ma percepiscono mensilmente una pensione media di circa 4.727 euro, a fronte di una pensione media dei lavoratori dipendenti operai ed impiegati di 1.206 euro.

    Breve cronologia:
    Il 1° gennaio 2003 l’ I N P D A I ( fondo pensione dei dirigenti d’azienda ) viene fatto confluire nell’ I N P S .
    Decisione dovuta al continuo deterioramento del conto economico del fondo INPDAI che inevitabilmente avrebbe portato in passivo il bilancio del fondo: cosa che si è puntualmente verificata.

    In questi ultimi 10 ANNI il passivo accumulato è quantificabile in circa 23 MILIARDI DI EURO.

    Per sanare questa inconcepibile anomalia la ricetta è semplice: diminuire l’importo delle pensioni erogate ed aumentare i contributi a carico dei dirigenti in attività.
    Per farlo occorre la volontà politica che , purtroppo in Italia manca.
    Se si vuole iniziare, cominciamo da qui.

  2. Dan says:

    Quando gli esodati e non solo, (c’è tantissima gente disoccupata che però vive un problema analogo agli esodati) avrà finito i fondi dai quali attingere, capiteranno tante brutte cose…
    Ieri sulla stampa c’era un grafico dove si facevano delle stime sulla resistenza dei risparmi delle famiglie di fronte alla crisi, divise per regione: alcune si prevede resisteranno 20 anni, altre 10, altre meno.
    Sono tutte stime ampiamente ottimiste perchè danno per scontato un carico fiscale giunto al limite senza possibilità di ulteriori aumenti.

    Se si vogliono porre le basi per far succedere qualcosa di grosso, ci stanno riuscendo benissimo

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