Pensioni da fame e assistenza ai migranti

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di MARCELLO RICCI – Pensioni e immigrazione sono argomenti strettamente connessi. Ogni giorno entrano in Italia più di mille persone. Cifre ufficiale verificabili in ogni momento. E’ il fenomeno del travaso di un continente grande (Africa) in uno più piccolo (Europa ). Senza tornare sull’analisi dei perché,  documenta la gravità del fenomeno, le misure prese dai paesi confinanti, che subiscono l’esubero dell’invasione. Un inadeguato ministro dell’ Interni ha subito anche i rilievi dell’Ue per la mancata identificazione dei migranti.  L’inerzia di tale ministro è correlata con gli obblighi che gravano sul Paese che li identifica. Ciò detto, senza sottovalutare lo gravità di atteggiamenti fanciulleschi, si comprende come paesi confinanti come l’Austria, provvedano  a far rispettare i loro confini. Le conseguenze per l’espressione geografica detta Italia,  sono pesanti. I clandestini restano tutti e risultano penalizzati  anche gli scambi commerciali. Il danno e la beffa.

Quanto costano i clandestini? Una, due finanziarie o più. Per quanto tempo? Impossibile dirlo considerando che il fenomeno non è temporalmente limitato e definito. Assistenza in mare, vestiario ,diaria giornaliera, schede telefoniche, ricovero in strutture alberghiere, impiego di forze dell’ordine per limitare la criminalità e certamente non è tutto qualche, cosa è sfuggita. Si ha la quasi certezza che il tutto venga pagato anche con le accise sui carburanti. Ora il collegamento con le pensioni. Ovviamente ci si riferisce a quelle minime  che relegano nostri cittadini a vivere nella soglia di povertà o inducono altri a trasferirsi all’estero per evitare l’iniquo prelievo tributario sugli assegni previdenziali.
Mentre si discute di rivedere le reversibilità, di inasprire prelievi forzosi anche su assegni mensili di millecinquecento euro lordi, di ricalcolare le pensioni in essere, si tace sul costo globale che gli stranieri eufemisticamente indicati come migranti comportano. Accantonando da questo discorso, solo per non intorbidare le acque, le pensioni d’oro, le pensioni concesse con pochissimi anni di contributi, quelle estorte da badanti divenute mogli di ottuagenari poco capaci d’intendere, altre schifezze come la legge Mosca e altre, ci si pone il problema se sarebbe giusto destinare ai pensionati con trattamenti molto bassi quanto si spende per l’invasione di migranti. Si deve valutare che i pensionati che hanno versato e non rubato, svolgono anche un ruolo di ammortizzatori sociali, mantenendo figli e nipoti in difficoltà economiche e occupazionali in un momento di crisi che il governo non è in grado di risolvere, essendo in altre faccende affaccendato . Facile identificare le “faccende” seguendo le cronache finanziarie e giudiziarie.
Triste il destino di un paese dove la magistratura deve farsi carico di correggere illeciti affaristici legati alla corruzione, penoso un paese dove i sindacati non hanno difeso e non difendono le casse dei contributi previdenziali permettendo a governi corrotti o inetti di metterci le mani come hanno fatto. Se nulla fosse stato ”distratto” dai fondi previdenziali sarebbero certamente floridi. Già i sindacati…. Perché hanno taciuto? La legge Mosca è una delle chiavi dell’inciucio.
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