Pensioni all’italiana a 73 anni e 5 mesi. Se questa è una Repubblica fondata sullo sfruttamento e la miseria

schiavidi ROBERTO BERNARDELLI – Non possono dire che questa volta la questione pensioni sia ideologica, perché a scrivelo è il Corriere della Sera, a firma di Enrico Marro. ” C’è una generazione – si legge -, quella di chi è nato dal 1980 in poi, che è investita in pieno da tutte le riforme delle pensioni”. Insomma, una sorta di tempesta perfetta.  Tra riforma Dini e Fornero, la tonnara è servita. “Come ha detto Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio in un recente seminario, i lavoratori che stanno integralmente nel sistema contributivo, cioè che hanno contributi solo dal primo gennaio 1996 in poi (e devono quindi essere nati dal 1980, considerando anche chi ha cominciato a lavorare a 15 anni) sono quasi la maggioranza, considerando che «il 55-60% degli attuali lavoratori ha fino a 40-45 anni d’età».

A conti fatti, cosa significa? Guardate ik grafico elaborato da via Solferino.

Per la generazione post 1980, il regime pensionistico vigente, ha sottolineato Patriarca, è completamente diverso da prima, ma non ce n’è piena consapevolezza.

E allora ecco la tragedia delle tragedie. Le strade sono tre. “La prima, quella normale, serve per l’assegno di vecchiaia. I requisiti sono: almeno 20 anni di contributi; un’età minima che, per chi è nato nel 1980, sarà prevedibilmente di 69 anni e 5 mesi (considerando gli adeguamenti automatici alla speranza di vita); e aver maturato una pensione non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi 640 euro netti)”.

Poi c’è il secondo capestro. “Per coloro che non riescono a raggiungere questo minimo, spesso perché hanno subito molta disoccupazione e salari bassi. Un lavoratore classe 1980 che si trovi in queste condizioni, considerando gli adeguamenti automatici, potrà andare in pensione posticipata solo a 73 anni e 5 mesi. La terza possibilità è la pensione anticipata: si può lasciare il lavoro 3 anni prima dell’età di vecchiaia – nel nostro esempio a 66 anni e 5 mesi – se si hanno almeno 20 anni di contributi e l’importo maturato non è inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (oggi 1.050 euro netti)”.

Ma con tutti questi stranieri che arrivano e che ci salvano la pensione, come dice Boeri, non si riesce ad andare a casa prima?

Equità e giustizia sociale? Ma per favore. Si legge sul Corriere: “È facile vedere come questo sistema, paradossalmente, premi coloro che fanno i lavori migliori (stabili e ben pagati), consentendo solo a loro di ritirarsi prima, e punisca quelli più deboli, costretti alla pensione posticipata. Il tutto, ha sottolineato Patriarca, aggravato dal fatto che per la generazione post 1980 non c’è più l’integrazione al minimo, cioè quel contributo dello Stato per portare le pensioni troppo basse a un importo base mensile (oggi, 502 euro al mese)”.

Che vergogna essere italiani. E pagare le rendite degli altri, le invalidità e compagnia cantando. A proposito, dove sono concentrati i privilegi?

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4 Comments

  1. Riccardo Pozzi says:

    Antonio ha ragione. Ma la vera ingiustizia non si compirà sui trenta-quarantenni di oggi, il fine della riforma Fornero era fare la festa ai nati del baby-boom del dopo guerra, ovvero le generazioni che costituiscono la pancia della botte demografica italiana: le annate dal 59 al 62. E’ lì il grosso della carognata previdenziale.
    Molti di quelli nati in quegli anni, oggi, stanno ancora versando e arriveranno con il fiato cortissimo alle soglie dei settant’anni con carriere esauste e 45 anni di contributi, lavoratori che nei quindici anni successivi di aspettativa di vita si rimetteranno in tasca solo in parte, sotto forma d pensione, quello che avranno versato. I coefficienti di calcolo assegneranno pensioni non più alte del 50% del reddito medio degli ultimi dieci.
    E la fregatura sarà completa. Basti pensare che chi troverà la forbice dell’anzianità completamente chiusa percepirà in pensione meno della metà di ciò che avrà versato in contributi. Usare il simulatore inps per credere.
    L’unico diritto acquisito sarà quello dell’essere derubati.

  2. luigi bandiera says:

    Perche’, ne faccio un’altra di domanda, la sociale e’ uguale a quella di un lavoratore che ha versato (VERSATO NO FIGURATO) contributi per 40 anni..?
    E poi se arriva una rivoluzione si chiedono anche il perche’..?? Con tutto il bromuro sparso hai voglia..?

    Va bene innalzare la sociale ma anche quella del povero lavoratore che ha versato ha il diritto.
    Per far questo si deve abbassare le pensioni alte quali quelle di PLATINO, D’ORO e D’ARGENTO..! E SENZA VERSAMENTI..!!
    A parte che per me vale che un lavoratore (in particolare quello privato che e’ il vero VERSANTE -casse inpdap e inps docet- che va in pensione deve avere la stessa del dirigente. Il perche’ sta nel fatto che lui ha versato davvero. L’altro no.
    Ricordo ai distratti questa che e’ piu’ vera che falsa:
    DA SEMPRE IL PALAZZO POGGIA VERSO IL BASSO..!
    QUINDI..??
    MENO GRATTACIELI E MENO PESO VERSO IL BASSO SI AVRA’..!

    AUGURI…

  3. luigi bandiera says:

    Mi domando sempre questo:
    perche’ le leggi sui lavoratori le fanno quelli che NON lavorano e FIGURANO DI VERSARE E CIOE’ NON VERSANO UN TOIN..??
    Tutto DEMOKRARTIKAMENTE ti risponderanno…

  4. Antonio says:

    E poi se sei autonomo e non ad un certo punto non riesce a versare i contributi ciao ciao casa e
    Piccolo capitale. Sequestro. E si ritrova un escluso sociale. Mah. Schiavi e a dir poco.

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