Pensavate di aver sconfitto l’impero ottomano? Beccatevi Ankara

OTTOMANI2di ROMANO BRACALINI –   Quello che colpisce in Turchia è la presenza ossessiva di militari; può capitare percorrendo un viale di Istanbul o di Ankara di veder spuntare all’improvviso dietro una barricata gli elmetti bianchi con la mezzaluna di una pattuglia di soldati in assetto di guerra. Sono dappertutto. L’esercito turco è il più potente dell’area mediorientale. La Costituzione turca assegna ai militari
il controllo assoluto della vita pubblica; lo stesso Parlamento è ostaggio dei militari. Il nazionalismo è un antico vizio nazionale; e sarà un’arma pericolosa e imprescindibile una volta che la Turchia sarà entrata in Europa.

 

Lo spirito nostalgico e revanscista della Turchia moderna, se è alla base del sentimento popolare,è rappresentato alla luce del sole dal
movimento di estrema destra dei “Lupi grigi”, che continua a far proseliti negli umori più profondi e tradizionalisti della popolazione. I “Lupi grigi”, benché movimento relativamente giovane, è l’erede diretto del movimento ultra nazionalista dei Giovani Turchi sorto in Turchia all’inizio del Novecento. I Lupi Grigi, come i Giovani Turchi, si rifanno alla tradizione imperiale, sognano un grande impero ottomano che comprenda i vasti territori turcofoni dell’Asia centrale (ricchi di petrolio) sotto l’egemonia di Ankara. C’è un contrasto evidente nella Turchia odierna, tra la classe politico-militare e industriale che vuole entrare in Europa vedendo nell’adesione
alla Ue la soluzione dei gravi problemi economici del Paese, insieme all’occasione di colmare il gap culturale, e l’idea opposta di una vasta opinione tradizionalista, islamista, antieuropea, che sogna invece il ritorno all’antica grandezza imperiale reso possibile dalla caduta dell’Unione Sovietica.

 

In ogni città e villaggio della Turchia le rappresentanze politiche dei Lupi grigi espongono la bandiera rossa con la mezzaluna e la stella bianca e manifesti inneggianti al loro programma restauratore. Sono i più convinti assertori dell’annientamento del popolo curdo, come
metodo per risolvere una volta per tutte la controversia. I curdi vorrebbero un loro stato indipendente ai confini sud orientali della Turchia. I Lupi Grigi sono i più irriducibili oppositori di questo disegno. Vicino alla moschea di Eyup Sultan a Istanbul abbiamo letto
questa scritta dei Lupi grigi:

La preghiera non tace
La bandiera non si ammaina
La patria non si divide.

Il nazionalismo – anticamera del militarismo – che tante sciagure e lutti ha portato all’Europa, in Turchia è un sentimento comune, una valvola di sfogo per le molte frustrazioni derivate dalla perdita di un ruolo di prestigio, il solo mastice d’orgoglio che rende forte e
ineguagliata l’identità turca. Nemmeno il crollo dell’impero ha ridimensionato le ambizioni militari della nuova Turchia.
Il manto di modernità fu una forzatura, come la fisionomia “occidentale” che Mustafa Kemal “Ataturk” (padre dei turchi) volle imporle. L’identità turca, formata nei secoli, non poteva cambiare per decreto di un dittatore. L’istinto di conquista e di gloria militare non era tramontato. Il turco ha sempre avuto un carattere bellicoso e guerriero che deriva dalla sua natura di popolo nomade, originario delle steppe asiatiche, e di sagace e crudele conquistatore.

 

Potranno mai questi sentimenti radicati nel profondo scomparire del tutto o non verranno piuttosto accentuati per non smarrirsi nella diversità e nella complessità europea? Bisognerà pensarci! Il nazionalismo slavo, accentuatosi all’indomani dell’occupazione austriaca della Bosnia, nel 1908, preoccupava la Turchia, già vacillante, dove per reazione era sorto un movimento nazionalista
e xenofobo ancora più intransigente e fanatico: quello dei “Giovani turchi”. Esso postulava l’eliminazione di ogni influenza straniera dai territori dell’iMpero. Fu la prima fiammata di nazionalismo che avrebbe incendiato l’Europa. Gli interessi italiani in Libia, allora sotto la dominazione ottomana, non parvero più sicuri. Roma chiese garanzie che la Sublime Porta non poté dare. C’erano motivi sufficienti per dichiarare la guerra alla quale si vollero dare motivazioni più nobili di quelli puramente mercantili. La guerra venne dichiarata nel 1911 e si concluse l’anno dopo con un compromesso mediocre che concedeva all’Italia la sovranità politica su un territorio dai confini incerti e lasciava alla Turchia la tutela culturale e religiosa sulle popolazioni libiche di fede musulmana. Un “pastrocchio” da cui non sarebbero derivati che guai maggiori.

La resistenza senussita antitaliana negli anni successivi era fomentata dai turchi, alleati naturali dei libici per comunanza di fede religiosa. Nemmeno la perdita del vasto impero dopo la Prima Guerra Mondiale frustrò le ambizioni nazionaliste dei turchi. L’esercito turco modellato su quello prussiano, sull’esempio degli stati autoritari, veniva spesso impiegato in operazioni di polizia o di annientamento delle minoranze etniche all’interno dello stato turco, armeni, curdi, greci, non a caso i più ostili all’ingresso della Turchia in Europa.
Smirne, la città più cosmopolita e tollerante dell’Impero, sede di una vasta comunità cristiana (greca e italiana), negli anni di maggior radicalismo nazionalista dovette essere sgomberata dagli stranieri perché non dava più garanzie di sicurezza. I Giovani turchi s’erano trasformati in guardiani della purezza turca. Avvenne qualcosa che anticipava i pogrom nazisti. Ma la Turchia, sorta di dittatura paternalistica, lontana dal modello di democrazia occidentale, seppe farsi perdonare gli orrori perpetrati diventando in tempo di
guerra fredda l’avamposto militare dell’alleanza occidentale ai confini dell’Unione Sovietica. La Turchia fu il più fedele alleato degli Stati Uniti nella guerra di Corea del 1950-51. Meriti che le valsero vasti attestati di benemerenza. Dietro le scelte politico-militari di
Ankara c’era sempre lo zampino dei nazionalisti ansiosi di restituire il perduto ruolo di prestigio e di potenza alla Turchia declassata alla funzione di gendarme dell’Occidente e di mosca cocchiera degli Stati Uniti (con Israele) in Medio Oriente.

 

Tra Giovani Turchi e Lupi grigi non c’è soluzione di continuità nella recente storia turca. In nessun Paese sarebbe tollerata la propaganda revanscista e imperialista dei Lupi Grigi che infrangono così palesemente la costituzione potendo contare su un crescente seguito popolare che mette in difficoltà il governo di Ankara. Non basta. La parte avuta dai Lupi Grigi nell’attentato al Papa in combutta con i servizi segreti dell’ex Bulgaria comunista non è mai stata chiarita. Permangono forti dubbi sulla “democrazia” turca, più formale che sostanziale. Ma l’aspetto non secondario del nazionalismo turco, fonte di tutti i misteri e di tutte le doppiezze, è il più trascurato. A Bruxelles da questo orecchio non ci sentono e continuano a dormire sonni tranquilli. Del resto è risaputo che il coraggio non è la qualità più eccelsa dei mercanti.

 

 

 

 

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