PENNA E KALASHNIKOV, VITA AVVENTUROSA E DISPERATA DI EDUARD LIMONOV

di PAOLO MATHLOUTHI 

Teppista in Ucraina a vent’anni, barbone, cameriere di un miliardario a New York e scrittore di successo osannato nei salotti letterari della Rive Gauche parigina, volontario delle milizie serbe di Radovan Kardzic nella polveriera dei Balcani e poi ancora leader carismatico di un partito di desperados, finito in carcere in Russia nel 2001 per traffico d’armi e attentato all’unità dello Stato.

Eduard Limonov è tutto questo: un inestricabile, sulfureo, indigesto coacervo di contraddizioni la cui picaresca esistenza, che colpisce dritta allo stomaco, come un pugno, si legge tutta d’un fiato. Il romanzo lineare, si sa, ha ormai il respiro corto, funziona sempre meno, ma le cronache di fatti realmente accaduti e le biografie offrono trame che sfidano il tempo e conquistano i lettori. Emmanuel Carrère è un affabulatore abile e smaliziato, conosce i segreti del mestiere, e ha colto l’occasione al volo. Personaggio mediatico che ricorda un po’ il nostro Vittorio Sgarbi per la naturale inclinazione al paradosso, ha avuto una giovinezza intellettuale di Destra, quanto a letture e predisposizioni familiari, ne conosce gli autori, i miti, i simboli e le suggestioni, possiede cioè gli strumenti adeguati a penetrare la complessa psicologia del suo eroe maledetto.

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Per presentarcelo come si deve e renderlo il più possibile accattivante ha attinto dalla realtà, impreziosita appena da qualche trascurabile ritocco, ha aggiunto un’impronta letteraria allo stile spigliato del cronista che tanto gli si addice e, così facendo, traccia il ritratto vivido e palpitante di un artista eresiarca, cantore della violenza iconoclasta e della dissolutezza totale, che gioca la propria eternità in una vita che appare come un interminabile viaggio al termine della notte, in un oltretomba mondano popolato di spettri. Scandaloso, scapigliato, amaro, certe volte ripugnante ma mai banale, Eduard Limonov è una canaglia, un teppista, un Don Chisciotte nero che agisce sempre per dispiacere gli altri, aedo dell’epica del fallimento che si diverte a rovistare nelle interiora della Storia.

Narrando la disperata e canagliesca avventura terrena di questo Barry Lyndon in versione slava, Carrère da un lato denuncia le contraddizioni stridenti del tardo totalitarismo sovietico e del bordello postcomunista, oscillante tra la transizione criminalizzata all’economia di mercato e la guerra civile, dall’altro diventa lui stesso un personaggio del romanzo, nelle vesti di narratore, e finisce per identificarsi, fatalmente, con il suo poeta guerriero. Limonov resta, certo, un outsider ma non è di sicuro un vinto, piuttosto un esteta e, senza dubbio, uno scrittore che vale la pena leggere.

AUTORE: Emmanuel Carrère; TITOLO: Limonov; EDITORE: Adelphi, Milano 2012; PAGINE: 356; PREZZO: € 19,00            

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