PENDOLARI LOMBARDI, OVVERO L’ODISSEA NELLO STRAZIO

di FRANCESCO MONTANINO

Nell’Ita(g)lia montiana, dove le preoccupazioni sono più legate allo spread, ai pettegolezzi o alle gesta della statale di calcio, la storia che sto per raccontarvi e che il sottoscritto ha vissuto sulla propria pelle, insieme ad innumerevoli altre anche a diverse latitudini (tenete bene a mente questa parola, che tornerà successivamente…), rappresenta uno spaccato di vita quotidiana e reale che non fa più notizia perché ormai purtroppo assurta al rango di regola ed accettata nella rassegnazione e nel torpore generale.
Provenendo da Napoli, qualcuno potrà anche sorridere di fronte a ciò che segue….ma il fatto è che da piccolo mi hanno sempre abituato a dare un grande valore alle cose, soldi naturalmente compresi. Senza poi considerare la cosiddetta “Milano da bere” che campeggiava in spot e jingle pubblicitari nei mitici anni ’80 e che agli occhi di un meridionale rappresentavano una sorta di Eldorado dell’efficienza e della puntualità…..vatti a fidare, aggiungo io, con il senno del poi di cui sono piene le fosse.
E’ un caldo pomeriggio di metà giugno e per pura fortuna finisco di lavorare prima del solito. Arrivo alla stazione di Carimate (nel cuore dell’operosa e padanissima Brianza, ed ad un tiro di schioppo dal confine con la Svizzera) ad aspettare che arrivi il treno da Chiasso diretto a Milano Porta Garibaldi delle 18.11. L’afa è tanta, ed io aspetto tranquillo e fiducioso l’arrivo del convoglio, anche perché il tabellone delle partenze non segnala ritardo per questo treno. Al contrario di quello che proviene da Milano delle 18.18 ed è diretto a Chiasso, annunciato con una discrepanza di 5 minuti (poi divenuti magicamente e misteriosamente 10 ed infine 15), come avviene puntualmente in questa fascia oraria per quella direttrice.
Tutto nella regola, più o meno…….si fanno le 18.20 ed il treno che aspetto non è ancora arrivato, vado di nuovo a controllare nella sala attesa, ma non è segnalato niente. Sino a quando uno dei due capistazione (che chiamerò Fantozzi e Filini, e poi capirete il perché) non annuncia che il treno diretto a Milano e proveniente da Chiasso viaggia con 20 minuti di ritardo. “Pareva strano che una volta tanto che finisco di lavorare prima, non dovesse esserci la mia solita sfiga” – mi dico. Accetto il tutto con filosofia, sperando che alle 18.30 il treno passi. Si chiudono le sbarre del passaggio a livello, ma a passare è il treno diretto in Svizzera e che transita alle 18.32. Trascorrono ancora i minuti e del mio, nessuna traccia o sentore. L’afa diventa insopportabile ed insostenibile, ed i moschilli e gli altri insetti che sciamano in maniera fastidiosa fanno assomigliare la stazione della padana e lombarda Carimate piuttosto a quella di un paese terzomondista.
Quando mi reco spazientito al gabbiotto dei capistazione, pongo la domanda che qualunque essere umano al posto mio avrebbe posto: “Scusatemi, ma il treno diretto a Milano e proveniente da Chiasso che cazzo di fine ha fatto?”
Apriti cielo! Non l’avessi mai fatto! Il capostazione Fantozzi inizia a blaterare dicendo che i miei toni non andavano bene e che – udite udite – dovevo starmi zitto! Sì, avete letto proprio bene: avrei dovuto tacere, perché stavano provando a contattare il macchinista del treno senza però degnarsi di avvertire nel frattempo le persone presenti già da diverso tempo in stazione, cosa mai stesse accadendo. In pratica, secondo la visione di tale personaggio uscito da chissà quale strambo fumetto non avrei dovuto parlare ed anzi piuttosto, nonostante che puntualmente paghiamo io e mia moglie la bellezza di circa 200 euro al mese l’abbonamento regionale che in un anno diventato 2400 euro (circa 5 milioni del vecchio conio, per rendere l’idea!), subire e sorbirmi tale inefficienza!
Al che io gli rispondo che è semplicemente pazzesco e che altro non stavo facendo che rivendicare il mio diritto di utente che usufruisce di un servizio a lamentarsi di ciò che era costretto a sorbirsi suo malgrado. A dare man forte a Fantozzi, arrivava poi Filini che prima mi dava dello scostumato perché avevo utilizzato la parola cazzo e stavo a giusta ragione esprimendo la mia rabbia e poi mi dice – testuali parole – quanto segue: “Lei deve lamentarsi in altre latitudini geografiche, perché qui siamo al Nord e c’è gente che lavora!”
In pratica, se l’inefficienza è a Sud del Garigliano vale la pena lamentarsi, ma se ci troviamo nel cuore della Padania e riguarda le ferrovie lombarde, un modello di efficienza tanto strombazzato dalla Formigoni’s Band, no! Ed il bello sapete qual è? Che questa frase degna del Bossi dei primordi non è stata pronunciata come in molti starete pensando da un comasco o da un brianzolo, bensì da una persona dalle vaghe origini meridionali (forse era un calabrese, ma potrei sbagliarmi) probabilmente più “terrona” del sottoscritto! Un’autentica chicca che lascio a voi commentare……l’unica cosa che mi viene da dire è che l’arroganza e la strafottenza di certa gente, messa lì non si sa bene come e per quale motivi, è arrivata a livelli a dir poco insopportabili ed indecenti. Faccio presente che a me non me ne frega che subisca un disservizio, a Milano come a Napoli o a Roma o a Firenze e che se spendo 100 Euro di abbonamento regionale per i trasporti esigo un servizio all’altezza della situazione…..ma non c’è nulla da fare di fronte all’incompetenza ed all’insensibilità dei due capistazione!
Dopo alcuni minuti (circa 35 dall’orario in cui sarebbe dovuto arrivare) giunge finalmente il treno proveniente da Chiasso che fa scendere i viaggiatori imbarcati dal confine fino alle sei fermate che separano la città ticinese con Carimate. La scena assomiglia un po’ a quella della Concordia che si è addossata sugli scogli dell’isola del Giglio, per rendere l’idea, visto che il convoglio si ferma lì ed il conciliabolo fra i capistazione Fantozzi e Filini ed il macchinista non si sa a cosa avrebbe portato, mentre lì i tanti viaggiatori presenti non sapevano a quale santo votarsi. Intanto l’altro treno proveniente dalla Svizzera delle 18.41, è naturalmente anch’esso in ritardo. Anch’esso imprecisato e non annunciato, secondo le regole non scritte di chi gestisce il traffico ferroviario in quella ed altre stazioni.
Un capitolo a parte meritano i treni della direttrice Milano – Chiasso che rappresentano il biglietto da visita ideale della repubblica delle banane nei confronti della Svizzera. Chi di voi avrà avuto l’ardire di salire a bordo su uno di questi ruderi, si sarà senz’altro reso conto che si tratta di vetture sgangherate e sgarrupate vecchie di oltre 30 anni (il maestro D’Orta che scrisse ai tempi il fortunato bestseller “Io speriamo che me la cavo”, avrebbe senz’altro materiale in abbondanza da cui attingere per scriverci anche un seguito in salsa trenitagliana!), con porte difettose e malandate, bagni sporchissimi e privi delle più elementari norme igieniche ed aria condizionata assente in molti vagoni.
Insomma, un quadro che descrive agli occhi del viaggiatore neutrale e disincantato, cosa effettivamente sia oggi il servizio ferroviario pubblico itagliano. Un concentrato di sprechi, inefficienze, disservizi e strafottenza che ricadono puntualmente sulle spalle di chi si fa un cuore così (stavolta non sono stato volgare, per la gioia dei capistazione Fantozzi e Filini che mi staranno leggendo) per portare il piatto a tavola ed esigere un servizio all’altezza dei tanti soldi spesi. Sì, perché da quando c’è stata la fusione tra LENORD e Trenita(g)lia le cose sono sensibilmente peggiorate visto che la compagnia ferroviaria regionale (poi trasformatasi in TRENORD) ha preso la parte peggiore della partecipata statale, aumentando ulteriormente i ritardi ed i disagi per i tantissimi pendolari che non potendosi permettere per ovvie ragioni di andarsene in giro con la macchina, prendono quotidianamente il treno per spostarsi e per recarsi nei luoghi di lavoro. Pendolari ormai trattati alla stregua di vere e proprie bestie, e che se solo osano alzare la voce come ha fatto il sottoscritto, devono pure sorbirsi i risentiti rimbrotti di certo personale che pensa solo ad intascare lo stipendio a fine mese, fregandosene altamente dei disagi e delle sofferenze di chi in realtà, pensandoci bene, da poi loro da mangiare.
Ma proseguiamo il racconto, che mica l’odissea è finita! Fantozzi e Filini decidono di dirottarci sul terzo binario, perché intanto il rottame presente sul binario 1 non è stato ancora rimosso. Alle 19 arriva con quasi venti minuti di ritardo il treno successivo proveniente da Chiasso, preso letteralmente d’assalto e naturalmente con tutti i “comfort” tipicamente italioti descritti prima.
Dopo alcune fermate, realizzo che il treno viaggia con 21-22 minuti di ritardo, con le scuse patetiche di TRENORD a fare da sberleffo ulteriore. Se pensate che il macchinista preso dalla voglia di accorciare il calvario dei viaggiatori, cerchi di limare il ritardo purtroppo vi sbagliate. E cosa credevate, che si mettesse a correre? Il treno, giusto perché siamo in Ita(g)lia e dobbiamo fare le cose per bene, aumenta il ritardo fino ad arrivare a 30’: altri 10’ accumulati fra Carimate e Milano, mentre in molti guardano nervosamente il proprio orologio visto che – contrariamente a quanto sostenuto da alcuni geni presenti in TRENORD che dicono che non dobbiamo pensarci – ci sono le coincidenze che incombono.
L’arrivo a Milano Porta Garibaldi è alle 19.57, ed un paio di binari più avanti c’è il treno diretto ad Arona annunciato in partenza. Direte: “Dai, Francesco, l’odissea è finita, adesso arrivi a Busto Arsizio tranquillo e beato…..”. Questo pensiero innocente, fa subito a cazzotti con la realtà perché anche in quel convoglio (nonostante fosse più nuovo di quello che normalmente circola non solo fra Milano e Chiasso ma anche in altre direttrici regionali) l’aria condizionata non funziona ed in più non ci sono i finestroni da abbassare che potrebbero regalare un minimo di refrigerio! Con oltre 30° alle 8 di sera, questa non è una bella notizia! Salgo sul treno, sperando che partendo l’impianto di condizionamento possa regalarmi un viaggio un po’ più piacevole.
Una pia illusione, perché poi chiedendo al controllore se ci fosse un punto in cui l’aria filtrasse mi viene risposto che sarei dovuto andare in fondo al treno. Rigorosamente alzato, naturalmente, perché nemmeno nei posti a sedere c’era quel refolo di aria fresca che rendeva meno insopportabile anche quest’altro viaggio e dunque l’ultima parte di questa avventura mi tocca farla stando nemmeno seduto. Il treno intanto va…..Rho, poi Legnano ed infine Busto Arsizio, dove arrivo alle 20.28. Quasi due ore e mezza per coprire una distanza di appena 30 km. Il tutto dopo aver provato la fantastica efficienza delle ferrovie lombarde (e non me ne voglia, l’assessore ai trasporti Cattaneo!) fiore all’occhiello di questa giunta regionale in balia degli eventi, e riproposizione fedele di come funzionino le cose in questo paese avviato ormai allo sfascio.
Una storia di ordinario degrado che nella repubblica delle banane, come dicevo all’inizio di tale articolo, ormai è diventata una consuetudine cui nessuno quasi ci fa più caso…

 

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8 Comments

  1. Alberto says:

    Segnalo il disservizio costante della Milano Alessandria tra Abbiategrasso e Mortara. Invece della S9 sono soddisfatto.

  2. Bacchus says:

    E’ da stendere un velo pietoso sulla situazione ferroviaria tra Italia e Svizzera. Fino a quando non sono entrati in servizio gli ETR-470 della catastrofica Cisalpino (la società fondata nel 1993 da Trenitalia e FFS per gestire il traffico internazionale attraverso le Alpi) valeva lo slogan delle ferrovie svizzere, “viaggio in treno, viaggio sereno” sull’asse del Gottardo. La situazione si è fatta del tutto insostenibile nel 2005, quando la Cisalpino ha preso in mano la totalità del traffico passeggeri tra l’Italia e la Svizzera. E’ stato aperto un sito Internet – http://www.cessoalpino.com – per tenere la statistica del disservizio offerto con i catorci prodotti a Savigliano. Con grande soddisfazione di molti la società ha smesso di operare nell’autunno del 2009, però le composizioni di treni continuano a circolare in uno stato pietoso, quando ce la fanno, oppure vengono sostituiti da convogli antidiluviani quando fanno fuochi d’artificio nelle vallate alpine, causa mancanza di materiale rotabile in sostituzione. Affaire a suivre…

  3. silvia garbelli says:

    Rettifico : 12 linee regionali , comunque troppe !

  4. silvia garbelli says:

    Molto peggio il sostegno che Cota ha sfacciatamente garantito all’assssora regionale Bonino, la cui straordinaria abilità è stata tagliare ben 123 linee ferroviarie regionali a totale svantaggio di pendolari e studenti Piemontesi : VERGOGNA a Cota e alla quasi totalità della sua giunta !

    Giunte da scacciare e almeno da denunciare alle Corti di Giustizia internazionali !

  5. Diego Tagliabue says:

    La S-Bahn di Monaco (di cui si lamentano tutti, senza sapere che c’è di peggio) ha ramificazioni in aeroporto (dentro l’aeroporto) e fino a Wolfratshausen: sarebbe come Milano-Oggiono in metró.
    Poi si vedono scene, che in FallitaGlia sono fantascienza pura: manager e anche comuni mortali, che salgono in metró, aprono i loro notebooks o accendono i loro tablet-pc e lavorano/navigano, senza aver paura di ladri, borseggiatori, ecc.

    http://www.berndlmaier.de/adresse/images/plan/schnellbahn.jpg

    http://www.bahnbilder.de/bilder/s-bahn-muenchen-108915.jpg

    http://www.merkur-online.de/bilder/2008/11/05/18617/1207036946-sbahn.9.jpg

  6. Diego Tagliabue says:

    Tasse tedesche, statali greci, servizi africani!

    • Bresà öm liber says:

      La gente è comunque contenta perchè la nazionale di calcio ha passato il turno. Questa si che è la mentalità giusta!

  7. Mauro Cella says:

    Un solo appunto a questa storia purtroppo quotidiana.
    I pendolari lombardi sono trattati peggio delle bestie. In base alle leggi attuali gli animali (siano essi diretti al macello o semplicemente ad un altro allevamento) hanno diritto ad una certa circolazione d’aria e ad un minimo spazio vitale nel corso del trasporto. Se la Polizia Stradale ferma il camion e questo non è in regola scattano multe salatissime e denunce penali.
    Se chi gestisce i treni lombardi invece fornisce solo vagoni sporchi, con aerazione funzionante “a piacere” e spesso in ritardo… è colpa dei tagli al bilancio e, mannaggia, non ci si può fare proprio niente.
    Giudicate voi.

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