Pedofilia, la giustizia vaticana brucia quella italiana

di ELSA FARINELLIvaticano

I tempi della Chiesa saranno anche biblici, ma quelli della magistratura sono per così dire eterni. Puoi cioè sperare che da qui all’eternità sia fatta giustizia. Forse.
Il caso di don Mauro Inzoli, uno dei padri del Banco Alimentare, ne è stato presidente per 15 anni, è esemplare: il sacerdote che saliva al Pirellone, il religioso definito vicino a Cl, di cui il Celeste Formigoni si sarà fidato e con lui una schiera di altri santi uomini della politica e degli affari, è stato “scomunicato” da papa Ratzinger e ora il processo canonico si è chiuso con la conferma di papa Bergoglio. La commissione sotto il papato di Ratzinger ci mise tre giorni, raccontano i bene informati, per chiudere la faccenda. Tre giorni! Alla faccia dei magistrati italiani. E parliamo di pedofilia.
Poi nei tempi della giustizia divina terrena, è arrivata la sentenza definitiva della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal prefetto card. Müller, che recepisce quanto Papa Francesco ha deciso in merito. Su decisione di Benedetto XVI.
Dopo un anno e mezzo dal primo pronunciamento, è arrivata così la sentenza definitiva che dice a don Inzoli: lei è prete ma non può fare più il prete. E neanche mettere più piede nella diocesi di Crema. Non può predicare, dire messa, nulla insomma. La messa può dirla in casa sua: se la canti e se la suoni lontano dal mondo. La sostanza è questa. Vediamola.
La lettera del vescovo Oscar Cantoni a tutta la diocesi di Crema è la seguente.

inzoli1

 

Cari Fratelli e Sorelle:
la Congregazione della Dottrina della fede, su incarico di Papa Francesco, mi ha fatto pervenire un decreto con il quale infligge una “pena medicinale perpetua” nei confronti di don Mauro Inzoli. Molti, e da tempo, si attendevano un pronunciamento definitivo e chiarificatore. Da parte mia, in questo momento in cui la nostra Chiesa è di nuovo provata, condividendo i sentimenti delle persone ferite, sento il dovere di intervenire perché la voce del Pastore aiuti a interpretare nella giusta prospettiva il pronunciamento ecclesiale che viene ora diffuso in forma di “comunicato”. Come cristiani siamo invitati ad accogliere sempre con un atteggiamento di fede le indicazioni che ci vengono offerte dalla santa madre Chiesa e a tradurle subito in preghiera, così da evitare inutili, quanto dannosi giudizi, che certo non contribuirebbero a creare un clima di distensione e di pace. L’invito che rivolgo è dunque di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia insieme. Senza queste due componenti, a cui la Chiesa si rifà nella sua azione pedagogica, ci ridurremmo a classificazioni di parte, tipiche di una “mentalità mondana”, ma ben lontane da quello spirito ecclesiale, la cui finalità è sempre di accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna. inzoli2
In nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti. La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”.
La pena inflitta dalla Chiesa, che doverosamente ha fatto verità, va coniugata, però, insieme alla misericordia, dal momento che Dio vuole la salvezza di tutti e non esclude mai nessuno dal suo amore. “Nessuna miseria è troppo profonda, nessun peccato terribile, perché non vi si applichi misericordia”(1).
Questa è la prospettiva a cui invito ciascuno a fare riferimento perché anche questo momento, doloroso e triste, che il Signore permette nei confronti della nostra Chiesa, sia considerato come un passaggio purificatore, ma insieme benefico e fecondo, dello Spirito di Dio.
+ Oscar Cantoni, vescovo

1 – W. KASPER, Misericordia, concetto fondamentale del Vangelo, chiave della vita cristiana, Queriniana, 2013, pag. 208

 

Poi, il comunicato ufficiale.

“In data 12 Giugno 2014 è giunto al Vescovo di Crema, Mons. Oscar Cantoni, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Decreto recante le disposizioni del Santo Padre a conclusione del caso del Rev. Mauro Inzoli, che diventano vincolanti a partire dal giorno di notifica del Decreto all’interessato (25 giugno 2014).
Tale Decreto recepisce quanto Papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito. In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza.
Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia”.
Crema 26 giugno 2014

In linguaggio curiale ma definitivo, la chiesa ha scomunicato il prete pedofilo.
Silenzio attorno… Tanto che Franco Bordo, deputato cremasco di SEL, ha annunciato che presenterà un esposto alla magistratura:
“Sono un parlamentare della Repubblica ed è uno dei miei compiti agire perché la legalità e l’uguaglianza di fronte alla legge siano sempre affermate e praticate. Per questo motivo e sollecitato oltre che dalle numerose richieste dei cittadini della nostra sbigottita comunità anche dalla lettera del vescovo Cantoni che con estrema trasparenza e chiarezza ha comunicato i gravissimi atti di cui, il Tribunale ecclesiastico, ha ritenuto Mauro Inzoli responsabile in via definitiva, ho deciso che mi recherò presso la Procura di Cremona per depositare un esposto in merito alla vicenda. E’ il momento, finalmente, che anche la magistratura italiana azioni gli strumenti legali per fare chiarezza, ed eventualmente perseguire, su tali atti”.
I «delicta graviora» di competenza della Congregazione per la dottrina della fede sono i più gravi: profanazione dell’eucarestia, attentato al Pontefice, assoluzione del complice in confessionale, induzione ad atti turpi in confessionale, abusi su minori e acquisizione, detenzione e divulgazione a fini di libidine di immagini pornografiche di minori di 14 anni.

E adesso chi indagherà sui delicta negli uffici della solerte giustizia italiana?

 

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