Solo il Pd poteva resuscitare il “cadavere politico” di Berlusconi

di CLAUDIO ROMITI

Meno di un anno fa il berlusconismo veniva dato per defunto da quasi tutti gli osservatori. Dopo quasi un ventennio di promesse mancate, scosso da una serie di vicende molto discutibili, il Cavaliere sembrava politicamente finito. Tanto è vero in qualche elezione locale i partiti del centro-destra avevano cominciato a togliere il suo nome dal simbolo. Si stava ribaltando una lunga consuetidine, secondo la quale la presenza di Berlusconi rappresentava un grande valore aggiunto in termini di voti. Ma questo repentino, e apparentemente inesorabile declino si è interrotto e poi invertito a partire dall’ultima campagna elettorale.

Ci ha pensato il soccorso rosso a, per così dire, rimpannucciare l’uomo di Arcore. Con in testa Bersani, la sinistra italiana è riuscita nella missione quasi impossibile di resuscitare un cadavere politico, arrivando a farlo passare per uno statista responsabile e lungimirante. E la catastrofica gestione della prima fase della nuova legislatura, culminata nella fragorosa esplosione del Partito democratico, costituisce solo il punto culminante di una impressionante serie di errori, in parte da sempre impressi nel dna di una sinistra che proprio non riesce a superare il proverbiale guado, assolutamente imperdonabili.

La sequela autolesionistica del fronte progressista è iniziata con le primarie del Pd, con cui l’apparato è riuscito ad eliminare dal gioco Matteo Renzi, ossia il candidato migliore per vincere nettamente le elezioni politiche, dando il colpo di grazia all’avversario di sempre. Invece si è preferito rinunciare alla chiara trasversalità dell’ambizioso sindaco di Firenze, il quale avrebbe pescato consensi tanto a destra che nell’area grillina, per rinchiudersi nel recinto bersaniano di un usato sicuro. Ma non pago di ciò, il gruppo dirigente guidato da Bersani -rincarando la dose- ha sostanzialmente rimesso in piedi il fallimentare schema strategico dell’Ulivo, stabilendo un patto di ferro con i massimalisti di Vendola. E ciò ha contribuito ad impostare la successiva campagna elettorale sulla logora falsariga del nemico da abbattere, dando fiato e rincorrendo le componenti più protestatarie della società italiana.

Si è così ripetuta la mistificazione politica della contrapposizione tra il collettivismo  della sinistra più retriva e il liberismo farlocco incarnato da Silvio Berlusconi. Tutto questo non poteva, così come è accaduto nei fatti, che spingere i potenziali elettori e sostenitori del centro-destra a tornare sui propri passi, rimotivandoli a votare il “nemico” di una sinistra impresentabile. Anzichè focalizzare la propria critica al berlusconismo, così come si è tentato di fare con la velleitaria operazione Giannino, dal lato della colossale truffa liberale presentata ad ogni elezione dal Cavaliere -e riproposta, alzando addirittura la posta, anche nel 2013-, il Pd di Bersani & company hanno perseverato sulla medesima linea  che già nel 1994, con la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, riuscì a far trionfare un imprenditore prestato alla politica.

Tuttavia, con le successive vicende parlamentari, in cui si è vissuto in diretta il suicidio politico degli eredi del vecchio Pci, l’operazione di salvataggio in favore di Berlusconi è andata oltre ogni ragionevole aspettativa. In particolare, la surreale rincorsa di Bersani ai grillini e la susseguente ricerca di un accordo sotterraneo col centro-destra hanno messo in luce due elementi abbastanza chiari: una sinistra dilaniata da troppe tendenze e fazioni contrapposte e, per questo, inaffidabile sul piano della stabilità; un M5S chiaramente vocato alla distruzione del sistema e improponibile per qualunque forma di governo. Tutto questo, in assenza di una offerta politica più credibile, non può che riportare in alto gli scudi del più grande venditore di fumo della nostra repubblica delle banane. Un personaggio che sembra destinato a stravincere al prossimo giro puntando semplicemente sulle tragiche debolezze dei suoi avversari d’argilla. D’altro canto, da un Paese che viaggia a velocità sostenuta verso il baratro del fallimento non possiamo aspettarci cose molto diverse.

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8 Comments

  1. Castagno12 says:

    Rispondo a MICHELANGELO – 21.4.2013 at 5:11pm.

    Abbia la pazienza di leggere il mio commento del 21.4 2013 at 1:29 pm.
    Io non ho manifestato la mia opinione, ma ho analizzato la realtà.che qualsiasi persona informata non può smentire.

    Il comunismo non è morto perchè è stato sostituito dal mondialismo che ci governa da anni attraverso i politici (maggiordomi) italiani.

    L’ultimo capoverso del mio commento è riservato al popolo italiano.
    Lei, come i più, aspetta, inutilmente l’arrivo di un salvatore, senza aver capito che, nell’attuale contesto nessuno ci potrà salvare.
    Anche per Lei, l’importante è non fare niente, mantenere le abitudini sbagliate e delegare altri.
    Se, per esempio, Lei utilizza la carta di credito è già fuori strada.

    Si dovrebbe muovere il popolo negando, nel rispetto della Legge, qualsiasi aiuto e sostegno al Governo Mondiale.
    Solo così si potrà sperare in un cambiamento.
    Ho già scritto più volte il da farsi.

    Se non ci trovassimo in una situazione drammatica, si potrebbero definire spassose le tesi che Lei sostiene.

    Prenda un libro qualsiasi dell’Avv. Marco Della Luna e si legga, a caso, alcune pagine.
    Su Internet legga qualcosa del “Governo Mondiale ” e del “Nuovo Ordine Mondiale”.

    Capiti i concetti fondamentali, Lei poi si renderà utile anche agli altri ed eviterà ulteriori “magre”.
    Auguri !

  2. Michelangelo says:

    Già ma tutto ciò è provocato dall’inquinamento della vita politica italiana rappresentato dalla sopravvivenza del cadavere comunista, caso unico nei paesi avanzati. Il popolo italiano, quello che è riuscito a non essere stato-dipendente, non aveva altra arma per dare il colpo di grazia a quel cadavere tenuto artificialmente in vita (per paura o per interesse) da tutti i poteri forti: industriali, culturame, università, magistratura, Vaticano ed USA. Ma gli italiani che l’hanno votato non sono così cretini come li fanno i critici di professione. Anzi hanno dimostrato una eccezionale prontezza di riflessi; basta pensare alla velocità con cui Giannino è passato dall’auge al dimenticatoio appena si sono accorti che l’inquinamento comunistoide aveva avvelenato anche lui od il suo partito.
    Anche Bossi e la Lega non sarebbe sopravvissuta all’attacco della magistratura ed alle lusinghe e ricatti dell’economia di stato.
    Siamo ancora in attesa di qualcuno che sappia e voglia mettersi alla nostra testa rischiando quello che c’è da rischiare ed anteponendo l’interesse comune al proprio personale; ma temo che il mammismo imperante non consenta la nascita di tale mito.

  3. Raoul says:

    L’ARABA FENICE.

  4. Marino says:

    Per fortuna che Silvio c’è

  5. Castagno12 says:

    L’azione di salvataggio e di recupero di Berlusconi da parte del Pd ha una sua logica, una sua spiegazione..

    Silvio è dichiaratamente un “Mondialista DOC”.

    Basta analizzare,e confrontare i programmi ed i progetti del Mondialismo con quelli del Comunismo e tutto risulterà chiaro: sono fra di loro assimilabili.

    Berlusconi, a beneficio dei grulli, degli allocchi, insiste ostinatamente ed in maniera stucchevole con la sua “lotta” contro il comunismo, che gli procura consensi.
    Tanto i suoi elettori sanno poco o niente del Mondialismo e del “nuovo” Comunismo: e lui la fa franca.

    Una ulteriore conferma della gigantesca BUFALA di Silvio: ieri ha votato (come sette anni fa) un Presidente comunista.

    Non si vuole ammettere che, in questo momento, il problema più pernicioso e preoccupante è rappresentato dal comportamento del popolo italiano: è incapace di informarsi adeguatamente, non riesce a capire quali sono i problemi fondamentali, non collega fra di loro le varie realtà, sceglie e decide in funzione di ciò che non conosce. UN DISASTRO !

  6. Albert1 says:

    Beh, anche nel 2006-2008 il berlusca sembrava morto e poi gli Prodi&co lo han resuscitato… ma almeno avevano avuto due anni per dare pessima prova di governo. Bersani, senza manco toccare palla, ha fatto una marea di autogol. Ha ragione Crozza: Bersani – e i suoi tirapiedi che adesso fa finta di non conoscerlo – son sinonimo di autogol. Delle tante balle non riesco però a rimproverargli la mancata rivoluzione liberale: in fallitaglia è impossibile – certo, poteva star zitto, visto che né lui né i suoi elettori la volevan davvero, basti chiedere a tanti sedicenti liberali cosa pensino dei licenziamenti nell p.a….

  7. Giancarlo says:

    Giustissimo. Alle fine di tutte le fiere, urli, insulti, sceneggiate, miliardi di commenti su twitter e facebook, guerre per bande, marce su Roma (più che altro attuate dalla tastiera), il risultato finale è a somma zero e il Banana è risuscitato. Ce l’ho a morte con i piccoli machiavelli da strapazzo del PD che hanno permesso questo bel risultato, quindi approvo a scatola chiusa tutte le palate di merda che gli stanno buttando e gli butteranno addosso. Ma che dire della Lega e del suo leader storico Umberto Bossi che hanno puntellato il Banana per venti anni di seguito? Nel 2010 lui era finito, la situazione economica era grave ma i mercati non si erano scatenati come avrebbero fatto un anno dopo e nessuno sapeva ancora cosa era lo spread, si poteva andare a (quasi) normali elezioni in condizioni relativamente normali. A quel punto lui si è messo a fare quello che sappiamo: comprare deputati e senatori, con in testa i Responzabbbili, però non ce l’avrebbe comunque fatta senza l’appoggio determinante dell’Umberto da Giussano e relativo cerchio magico. Del resto i veri amici si vedono nel momento del pericolo.
    E quanto al non essere liberali, caro Nextein, di Renzi e di Grillo lo si sa più o meno da quando sono “scesi in campo”, e del resto gli interessati non hanno mai preteso di esserlo. Del Banana lo si sapeva da venti anni, per lo meno da parte degli spiriti più avvertiti, diciamo così. Ma allora tutti gli altri spiriti hanno creduto o fatto finta di credere nella rivoluzione liberale del Banana. Salvo poi ritrovarsi nella meravigliosa situazione odierna e cominciare a berciare il mantra del “tutti uguali, tutti ladri”.

  8. Albert Nextein says:

    Renzi, Grillo e Berlusca si giocheranno le prossime elezioni.
    Giocheranno, al solito, sulla nostra pelle , considerato che nessuno dei tre è un liberale.

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