Pd a Renzi: no social card a stranieri. E Grasso: abbassare tutele antiterrorismo su immigrati

di BRUNO DETASSISportale-islam-brescia

La destra non sa cosa fa la sinistra, la sinistra non sa cosa fa… la sinistra. Un omaggio elettorale all’opposizione. O, come già scritto su questo giornale, uno scivolone che avvantaggia la Lega salviniana che cerca il sorpasso su Berlusconi. Ma, comunque sia, la social card ha tenuto banco in queste ore di vigilia elettorale più della scomunica di Bergoglio sui sacramenti a pagamento con tariffa delle offerte sulla porta delle chiese.

La sinistra ha tentato di correre ai ripari così: “La social card agli immigrati? E’ stato fatto un emendamento sbagliato che  non sarà nemmeno votato. L’emendamento non è stato nemmeno discusso e non sarà votato. Era legato ad un recupero per Poste Italiane, è stato scritto male e comunicato peggio”. Francesco Boccia, ad Agorà, su Rai Tre, cerca di spegnere l’incendio dei 40 euro al mese per tutti.

Ma il premio per la coerenza va al presidente del Senato, seconda carica dello Stato, per aver sollecitato di abbassare le tutele antiterrorismo in particolare nei confronti degli immigrati di seconda generazione.

Mentre le procure scoprono che italiani si trasformano in terroristi e mentre le seconde generazioni decapitano gli occidentali in tutina arancione, c’è chi pensa che l’Italia sia un’altra cosa. E allora leggiamo il pensiero di Pietro Grasso.

Grasso, rivedere le regole restrittive

“E’ importante che si rivedano le regole troppo restrittive sull’attribuzione della cittadinanza e dei diritti politici agli immigrati, particolarmente quelli di seconda generazione, che devono tutti sentirsi parte di una collettivita’ plurale ma unitaria e coesa”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso in un convengo sulla criminalita’ promosso da Limes affrontando anche la questione Isis e terrorismo.

“Il jiahidismo “di ritorno” e le iniziative di terroristi solitari nei paesi occidentali, un problema reale cui pero’ forse i media si dedicano con troppa enfasi, si prevengono anche sottraendo all’emarginazione e all’esclusione delle periferie coloro che sono vittime delle diseguaglianze e di politiche di immigrazione troppo riduttive”, dichiara Grasso nel suo intervento al convegno “Mafie, traffici, terrorismo: le sfide per la nostra sicurezza”. “Ricondurre alla cittadinanza attiva chi, italiano o straniero, si trova spinto ai margini della societa’ – prosegue il presidente del Senato – e’ una priorita’ assoluta, come e’ importante che si rivedano le regole troppo restrittive sull’attribuzione della cittadinanza e dei diritti politici agli immigrati, particolarmente quelli di seconda generazione, che devono tutti sentirsi parte di una collettivita’ plurale ma unitaria e coesa”.

Isis fenomeno geopolitico

Per quanto riguarda “IS, lo Stato Islamico – sottolinea Grasso – io credo che sia fuorviante accettare acriticamente l’immagine del nuovo nemico rimandata dai media e si debba invece valutare geopoliticamente questo fenomeno, che riempie un vuoto determinato anche dalla debolezza e disunione delle politiche occidentali. Lo Stato Islamico ha le caratteristiche di una creazione a vocazione universale ma anche radicata territorialmente, dotata di forza militare e comunicativa”. “Noi – osserva – dobbiamo reagire non solo garantendo la sicurezza territoriale con mezzi militari ma soprattutto favorendo la progressiva emersione e il consolidamento di istituzioni e di luoghi della politica, nel rispetto delle tradizioni locali e senza la pretesa di imporre la concezione occidentale della democrazia, che e’ il risultato di processi lunghi e complessi e non ancora del tutto maturi nemmeno nei nostri Stati”. La “vera scommessa”, conclude, e’ “imparare a programmare il ruolo del nostro Paese, che la geografia e la storia hanno voluto al centro del mondo in subbuglio; e difendere la nostra comunita’ di valori consolidando gia’ al nostro interno quei principi e quei diritti emersi dal sangue dei nostri martiri, per rappresentare agli occhi dei nostri vicini un modello possibile di convivenza e sviluppo”.

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