Paul Morand, il tenebroso seduttore e cronista mondano

di PAOLO MATHLOUTHI

Fascino travolgente, un corpo statuario e flessuoso, occhi magnetici come quelli di una pantera, Misia Sert era un’icona sexy nella Parigi anteguerra, la risposta della Rive Gauche a Marlene Dietrisch. Durante una cena di gala offerta al Quai d’Orsay da Philiippe Berthelot, allora Ministro degli Esteri francese, la disinibita fanciulla, nota collezionista di mariti e mogli altrui, chiese a Paul Morand, scrittore di chiara fama e – occasionalmente – ambasciatore a Londra, se la notte prima avessero dormito insieme…Morand, senza perdere il suo proverbiale aplomb rispose che, se fosse accaduto, lei se lo sarebbe ricordato di certo!

Infaticabile cronista mondano, viaggiatore inesausto, misogino di razza che considerava quella femminile come la peggiore tirannia possibile eppure disperatamente amato dalle donne, i folli Anni Venti recano l’inconfondibile impronta di Paul Morand. Anni tragici, così simili ai nostri, pieni di falliti, di suicidi e di promesse mancate, nei quali non si crede a nulla e si è quindi disposti a tutto, nessuno li ha descritti come lui, con assoluta grazia e disincantata ferocia.

Alla raccolte di racconti “Aperto la notte” e “Chiuso la notte”, che gli valsero la stima e l’amicizia di Marcel Proust e lo imposero all’attenzione della res publica litterarum, lo scrittore ha affidato il suo addio senza lacrime alla Vecchia Europa che si abbandonava inconsapevole all’abbraccio mortale degli opposti totalitarismi ed ha insegnato, ai suoi contemporanei e a noi, suoi tardivi estimatori, che cosa si nasconda nell’oscurità, una volta lasciato a casa il misurato decoro borghese. Con il calare della notte che è la grande, vera protagonista di queste pagine, alcune persone escono da loro stesse. “Quanti esseri – si domanda lo scrittore – passano sotto la luce di un lampione mentre il loro doppio dorme pacifico tra le quattro mura domestiche?”. Ogni novella è un ritratto ed ogni ritratto l’immagine di una donna incrociata per caso durante un viaggio o in qualche locale: incontri fugaci, vite spezzate e travolte dagli eventi che per un attimo si sfiorano per poi dileguarsi sotto la falce della luna. Che si tratti della nobildonna russa scampata alla Rivoluzione d’Ottobre ridottasi a fare da cameriera in un locale notturno di Istanbul, della pasionaria dell’indipendentismo basco o della giovane ebrea Léa che indulge nell’abuso di cocaina concedendo con liberalità il proprio corpo, gli occhi delle donne diventano uno specchio attraverso il quale Morand riflette sulle tragedie che scuotono l’Europa, nelle quali si è trovato coinvolto, dalla parte dei Vinti, più per una scelta di stile che per convinzione. Personaggio controverso ed irto di contraddizioni Paul Morand: contraddizione  tra la formazione in una famiglia della buona borghesia parigina e l’immensa fortuna derivatagli dal matrimonio con la principessa rumena Hélène Soutzo che gli spalancherà le porte della della diplomazia consentendogli di frequentare il bel mondo; contraddizione tra la carriera diplomatica, vissuta con libertà ma pur sempre dentro le regole, e l’avversione ad ogni gerarchia prestabilita. Contraddizione infine, last but not least, tra un pensiero politico angusto, spesso francamente reazionario, disseminato di echi razzisti, omofobi, misogini, antisemiti e l’avidità di conoscere l’universo in ogni piega, gli uomini in tutte le lingue e tutte le fogge, i costumi e gli orizzonti più ampi, di evadere da ciò che la tradizione francese aveva, come tutte le tradizioni, di più inerte, rassicurante e strapaesano.

Scrittore visceralmente francese, così difficile da rendere e apprezzare in una diversa lingua, eppure tra i pochi veri cosmopoliti della sua generazione, che fu poi l’ultima in cui la Francia possa legittimamente vantarsi di aver dettato legge in campo culturale. “Je ne conçois l’hexagone qu’inscrit dans la sphère”, scriverà di se stesso: una dichiarazione d’intenti esistenziale e poetica alla quale Morand si è attenuto per tutta la vita. Autore amato ed odiato in Francia ma pressoché sconosciuto da questa parte delle Alpi al quale Terra Insubre dedica un nutrito dossier sull’ultimo numero della rivista omonima, in distribuzione in questi giorni. Un’occasione unica per conoscere una delle intelligenze scomode più vive e complesse del Novecento.

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