Renzi, perché vuoi fare il palo ai ladri?

Matteo-Renzi-Silvio-Berlusconi_980x571di ANDREA CARLO MONTI

Se fai il palo ai ladri, non stai commettendo il crimine, ma certo non aiuti la giustizia. Matteo Renzi, Premier di nome, ha rilasciato un’interessante intervista a proposito del suo indecoroso patto con Berlusconi, l’oramai famigerato Patto del Nazareno. Difende una posizione indifendibile, ma da buon parolaio ha sempre qualcosa da dire e non importa se le smentite alle sue parole arrivano direttamente da egli stesso, lui è Renzi, il rottamatore con il feticismo dei rottami.

Tra gli accordi con Forza Italia non ci sono leggi ad personam per l’ex cavaliere, nulla che esuli dalle riforme costituzionali e dalla legge elettorale. Bene, detto come se non fosse già grave fare atti fuori dal parlamento sulla costituzione con un condannato per truffa allo stato,  grande organizzatore di feste più o meno private.
Berlusconi non ha chiesto nessuna norma al fine di ricandidarsi alle prossime elezioni, sempre che avremo mai più la possibilità di votare a delle elezioni.

A proposito di questo il Premier afferma “non credo che lo farà. Del resto la Severino è una legge votata dal Pdl – ma non dimentichiamo anche da PD in favore di Filippo Penati, ex coordinatore della segreteria di Bersani – e sono certo che sia finito il tempo delle leggi ad personam”. Il fatto che lui ne sia certo non rasserena nessuno di coloro che non lo sono. “Anche perché i percorsi giudiziari sono andati. Basta proporre passaggi impropri tra le riforme e le utilità del leader di Forza Italia”. Ma non sono proposte, sono osservazioni di merito in base ai fatti ed agli eventi, caro Matteo. “Dopo le riforme, torneremo ad essere divisi. Anzi, facciamo le riforme proprio per evitare in futuro di essere costretti a governare insieme” e su questa frase, probabilmente dovuta all’eccessivo utilizzo di … caffè, ci fermiamo; dove mai nella natura di un ragionamento logico si può pensare che davvero facciano patti segreti, rivoluzioni costituzionali e manovre politiche – molto, troppo simili alle larghe intese- solo per evitarle in futuro? Comprare una pistola per non doverla mai usare, molto meglio non comprarla affatto ed evitare i dubbi e la sfiducia di chi possiede ancora un integrità.

All’interno del patto del Nazareno: “C’è scritto quello che abbiamo messo negli atti parlamentari” assicura con forza Renzi, allora sorge la domanda del perché non si sono limitati a farlo in parlamento senza incontri privati. “Ma vi pare che io firmi una cosa con Berlusconi e la metta in un cassetto? Questa è la tipica cultura del sospetto di una parte della sinistra”. Evidentemente sì, ci pare. A questo punto invece che lamentarsi come i bambini bisognerebbe portare fatti e prove del contrario, ma di fatti e prove la borsa di renzi è sempre stata scarna.

Continua poi a proposito della legge elettorale: “I numeri ci sono anche senza Berlusconi ma dopo anni di riforme l’uno contro l’altro, ora si è affermato il principio di farle insieme. Mi sembra un passo in avanti nella cultura politica italiana”. Se i numeri ci fossero senza Berlusconi allora non potrebbe difendersi dall’accusa di essere un idiota, ma la cosa più grave è che un premier che afferma di voler superare il bicameralismo e le larghe intese trovi innovativo il principio base del “farlo insieme”. Certo si può controbattere che Renzi non sa di cosa parla e ripete probabilmente parole altrui –Carrai- ma è una scusa fragile e per quanto il suo musino sia irresistibile, questa volta dobbiamo picchiarlo sul naso col giornale.
“Questa riforma non è la chiave di tutti i problemi, ma è il simbolo più forte. –di cosa? Dei problemi?- Dopo la sua approvazione, a settembre partono i 1.000 giorni”. Ed ecco il vero obiettivo, radicarsi saldamente per almeno altri 1.000 giorni su quelle maledette poltrone. Ma Renzi apre al dialogo, evidentemente senza sapere cosa significhi perché poi lo chiude con un no al “culto del discussionismo”, neologismo volgare e inutile, tipico di chi non padroneggia la lingua del popolo che governa. Ovviamente c’è di più, il contatto con la realtà del Capo del Governo ormai è molto labile: “Grasso è stato troppo accondiscendente con le richieste delle opposizioni. Alcune scelte di Grasso ci sono parse sinceramente sbagliate, ma non lo abbiamo attaccato perché abbiamo rispetto della seconda carica dello Stato e delle istituzioni”, una lunga frase che pare voler dimostrare come o Renzi non stia attento a quello che succede, o semplicemente sta parlando di un altro Grasso, di altre opposizioni, il tutto in un’altra realtà che lui tiene sotto il letto e osserva prima di addormentarsi dopo una lunga giornata di vetrina e spettacolo.

Spostandoci sul tavolo economico il Premier ritratta le mirabolanti ed avveniristiche prospettive per l’Italia che aveva paventato poco prima ammettendo, in concerto col Ministro Padoan, che la crescita sarà minore di quella che si aspettavano, evidentemente la palla di vetro ha mentito ancora al nostro condottiero. Però lui è un ottimista e ai dati concreti preferisce quelli che più lo appagano. Non voglio citare le sue parole perché sono un guazzabuglio di dati, percentuali e numeri totalmente casuali, conditi con frasi di circostanza e vagamente rassicuranti – se ancora qualcuno può farsi rassicurare da questo personaggio Disney mal riuscito- parla di impegni a ridurre le spese, di rapporto pil/deficit stabile e molte altre cose su cui non ha francamente cognizione e sulle quali sarebbe meglio tacesse, ma lui non tace, mai.

 

 

 

 

 

 

 

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