PATRIOTTISMO LINGUISTICO E “LINGUA DEL MI”

di REDAZIONE

Le celebrazioni del 150° dell’unità si sono sempre più aggrappate al patriottismo linguistico.

Sulle pagine di questo libro Sergio Salvi, grande storico e linguista libero, sbriciola, sottoponendolo al rullo implacabile della storia e della scienza, proprio il mito più pervicace alla base del Risorgimento: che l’Italia fosse (e sia) “una di lingua”. Accanto a questo mito, proseguendo nella lettura del libro, traballano molti altri luoghi comuni: che l’Italia sia una penisola; che il suo nome abbia coperto l’intero Paese quale risulta oggi e non, alternativamente, gli attuali Sud e Nord così irrimediabilmente divisi nonostante una recente e ancora sottile buccia unitaria; che le regioni allestite nel 1970, ma progettate maliziosamente assai prima, rispettino le identità etniche e culturali sottostanti; che il rapporto tra lingua di Stato e dialetti di popolo sia quello insegnato nei gradi e negli ordini bassi della scuola di Stato e professato di conseguenza dalle classi alte dei professionisti della politica e della pubblica opinione.

Da mezzo secolo, ormai, la ricerca linguistica internazionale ha stabilito, con dovizia di particolari, che sul territorio dell’attuale repubblica italiana si parlano, a partire dall’alto medioevo, almeno cinque lingue autoctone (senza contare quelle, ancora più numerose, degli alloglotti), una sola delle quali, il Toscano, ha prodotto la cosiddetta “lingua nazionale” allontanando gli altri idiomi dalle bocche dei loro parlanti condannati al ruolo secondario di dialettofoni. Una di queste lingue considerate “inferiori”, il Padano, non fruisce di una forma standard ma si presenta come una “federazione di dialetti”, strettamente correlati, strutturalmente diversi dal Toscano e assai più facilmente apparentabili al Francese, all’Occitano, al Catalano.

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Sono dialetti parlati in Italia ma non sono dialetti italiani. La caratteristica più appariscente, anche se non la più importante, di questo Padano è che in esso, unica tra le dodici lingue scaturite dal latino, il pronome personale non deriva dal nominativo ego ma dall’accusativo me: un fenomeno così eccezionale, testimoniato da Torino a Pesaro, da Ventimiglia a Oderzo, che ha fornito l’occasione per titolare questo libro proprio La lingua del mi.

Sotto questo nuovo titolo la casa editrice Il Cerchio, presenta nella sua collana Quaderni Padani il rifacimento di un lavoro semiclandestino del 1999 dovuto allo stesso autore, titolato La lingua padana e i suoi dialetti, e lo libera dalla condizione di samizdat offrendolo alla riflessione di ogni lettore che tenti correttamente di sfuggire alla dittatura del luogo comune.

 TITOLO: La lingua del mi. Il Padano e i suoi dialetti; AUTORE: Sergio Salvi; EDITORE; Il Cerchio; 109 pagine, 14,00 Euro.

www.ilcerchio.it

 

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2 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    la lingua del mi bel titolo e io che pensavo volesse dire la lingua del minch…
    ribadisco qua un concetto, tutte le attuali lingue neolatine sono tutte dialetti, sono deformazioni del latino con le lingue locali già presenti prima dei romani, l’italiano è di per se un dialetto, essendo lo stato italiano UNO si adotta una sola lingua in modo che dal’estremo nord al profondo sud si abbia la possibilità di capirsi, è evidente che ogni regione, ogni provincia, ogni comune e spesso ogni quartiere ha un suo dialetto

  2. Maciknight says:

    A me risulta che sul territorio italiano vi siano ben 31 lingue minoritarie riconosciute dall’UNESCO e dal Consiglio d’Europa e solo una minima parte riconosciute dallo stato italiano … lo stato italiano ha sempre avuto interesse ad imporre una sola lingua a scapito delle altre, per eliminare le identità locali ed omologare gli abitanti, ha fatto quasi sparire (politicamente e burocraticamente) anche la lingua piemontese che era quella originaria e di base del Regno dei Savoia, e che è tuttora parlata da oltre due milioni di persone …

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