PASSERA, TRA MANOVRE E LIBERALIZZAZIONI

di REDAZIONE

«No. Finito. Quel che c’era da fare è stato fatto. Per finanziare il piano crescita dovremo ridurre i costi degli apparati pubblici; e di spazio ce n’è tanto. Solo nel mio ministero, nell’ambito delle strutture di mia pertinenza, abbiamo realizzato tagli per il 35%. Ci sono sprechi da ridurre, abusi da sanare: pensiamo solo alle false pensioni di invalidità. Useremo meglio i fondi europei: con il ministro Barca abbiamo recuperato quasi tre miliardi per il Sud. Troveremo risorse con privatizzazioni e dismissioni. E con il recupero dell’evasione fiscale». Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, in un’intervista al “Corriere della Sera”, esclude l’ipotesi di una nuova manovra economica.

«L’emergenza non è finita. Il peggio è passato: abbiamo corso davvero il rischio della Grecia, del disastro. Non siamo ancora fuori dal tunnel. Però un progetto di rilancio del Paese è stato avviato con determinazione».

Lo afferma il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, in una lunga intervista al Corriere della Sera, nella quale descrive i prossimi interventi del suo dicastero e sottolinea l’attenzione al «disagio occupazionale» che interessa «almeno sei milioni di persone». «La politica deve misurarsi in termini di posti di lavoro creati – afferma Passera – non solo di Pil e di equilibrio dei conti». Per le imprese, il ministro annuncia che sarà «saldato lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici: 60-80 miliardi di debito forzoso», mentre sulle liberalizzazioni è pronto a varare anche più di un decreto al mese, «non solo sulle liberalizzazioni ma su tutti i temi della crescita», precisa. «Per questo procederemo in ogni campo: gas, energia, commercio, trasporti, professioni».

Quanto alle banche italiane, il ministro riconosce che «quando l’economia reale va male, ne risentono» ma «ciò non toglie che siano banche strutturalmente sane e forti». Il tessuto industriale dell’Italia si fonda «su una base di aziende che tiene su l’Italia. Sono le aziende che fanno il 30% del Pil grazie alle loro esportazioni – rileva Passera – grazie a loro, l’Italia non perde quote del commercio internazionale. Dobbiamo fare di tutto per aiutare queste aziende». Per finanziare i provvedimenti, Passera esclude che si farà ricorso alla tassazione dei cittadini. «Finito. Quel che c’era da fare è stato fatto», le risorse si troveranno attraverso la riduzione dei «costi degli apparati pubblici». Sul mercato del lavoro, il ministro riconosce che va «migliorata la flessibilità in entrata e resa più logica la flessibilità in uscita», quindi «servono contratti più chiari, più responsabilizzanti per le aziende». «Dobbiamo ridurre l’abuso del precariato – aggiunge – valorizzare il contratto di apprendistato, liberare una generazione dalla condanna a sottolavori senza prospettive». (ANSA)

 

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One Comment

  1. zenzero says:

    Ma come potete fidarvi di costui?

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