LE LEGA DI MARONI: UN CLONE DEL PARTITO SOCIAL DEMOCRATICO

di REDAZIONE

La Storia ha fatto un giro e il passato ritorna.  Ricordate il partito social-democratico? Venne fondato da Giuseppe Saragat con un atto di grande coraggio nel 1947 e sottrasse le più libere energie del socialismo italiano al suicidio politico caldeggiato da Pietro Nenni, il romagnolo focoso, l’ex compagno di giovanili sovversioni di Mussolini, poi repubblicano ed infine massimalista abbagliato dal mito sovietico al punto di meritarsi il “Premio Stalin”.  In un Dopoguerra infuocato dove il P.C.I. di Togliatti voleva cannibalizzare ogni forza politica popolare, Saragat ebbe il merito storico di fornire un’alternativa a tutti i socialisti che volevano mantenere la propria identità libertaria, democratica e socialmente avanzata.

Alle elezioni del 1948 quando i socialisti che avevano seguito Nenni vennero stritolati dai togliattiani, il partito di Saragat ottenne un dignitoso 8 per cento dei consensi, ponendosi oggettivamente come “terza forza” alternativa al potere democristiano ed alla demagogia del P.C.I.  Poi venne la decadenza e, dopo l’elezione di Saragat a presidente della Repubblica, la socialdemocrazia si ritagliò il ruolo di partito “amerikano”, governativo e degli amministratori.  Con percentuali fra il 3 ed il 5 per cento, il P.S.D.I. riuscì per decenni ad intrufolarsi nei gangli del potere con ruoli marginali ma clienteralmente paganti.  Fino al tramonto.

Ora però, un clone politico dei socialdemocratici si affaccia sulla scena ed è la nuova “Lega Nord” di Roberto Maroni.

Come Saragat si richiamava ad un generico e lontano “Socialismo” la formazione che cerca di raccogliere i cocci degli sconquassi “familisti” di Bossi non smette di far sognare ai militanti l’aurora padana, sempre più lontana nel tempo. Più concretamente, la nuova “Lega Nord” si propone come alleato governativo a collocazione variabile pur di mantenere ed estendere il potere locale (e centrale) per i suoi dirigenti.  Sta quindi nascendo un soggetto politico che avrà un luminoso avvenire di gregario della “stanza dei bottoni”.  Ma con un tallone d’Achille.

A differenza dei socialdemocratici che dovevano fare i conti con delle leggi elettorali generose con le piccole formazioni politiche, la nuova “Lega Nord” dovrà vedersela con le regole oggi in vigore, fortemente punitive coi gruppi minori, penalizzati da “sbarramenti” che impongono almeno il 4 o 5% dei voti per avere rappresentanza parlamentare.

Poco importa che queste norme siano state imposte, in altri tempi di vacche grasse, da un disordinato riformatore come Calderoli ispirato dal suo generalissimo segretario sempre e soltanto preoccupato di mantenere il monopolio politico sull’area “nordista”, sbarrando preventivamente il passo ad eventuali formazioni concorrenti. Nel sondaggio pubblicato il 3 giugno da “Repubblica” la nuova “Lega Nord” viene accreditata al 4,6 per cento dei suffragi, cioè a dire largamente a rischio di fare la fine del P.S.I.U.P. Che negli anni ’70 scomparve dalla sera al mattino per difetto di ‘quorum’, malgrado avesse ottenuto più di un milione di voti.  Il rischio degli eredi morali della socialdemocrazia di governo è quello di ottenere ancora consensi ma neanche più una poltrona per i suoi esponenti.  Un incubo. Fantasie di un tenace, arcigno e rancoroso oppositore di Bossi come chi scrive?  Non proprio.

Nei giorni scorsi, a Jesolo i giornalisti Marchi e Facco, entrambi ex del quotidiano “Padania” hanno presieduto un’assemblea di autonomisti ed indipendentisti del Nord, estranei ed alternativi al partito di Maroni.  C’erano più di 400 militanti, autoconvocati ed autofinanziati. Se tutti costoro dovessero coalizzarsi e presentarsi alle elezioni politiche con liste alternative alla “Lega Nord”, stante le indicazioni molto pessimiste dei sondaggi, il soggetto politico che tenta (e stenta) di far dimenticare le scandalose vicende del suo fondatore non avrebbe futuro.

Vedremo se Marchi e Facco sapranno o potranno cogliere l’occasione. 

di Roberto Gremmo

FONTE ORIGINALE: http://www.ilsalotto.info

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One Comment

  1. dario catti says:

    Mi piace quando l’autore di questo testo scrive: “Con percentuali fra il 3 ed il 5 per cento, il P.S.D.I. riuscì per decenni ad intrufolarsi nei gangli del potere con ruoli marginali ma clienteralmente paganti. Fino al tramonto”, secondo me in queste poche righe ha centrato e denudato il re! La lega nord (minuscolo, mi sembra doveroso) ora è nuda, agli occhi di tutti, anche dei più rincoglioniti, la nuova lega nord, la 2.0 (che mi ricorda una vecchia versione del Pentium, lento e pesante), nasce marcia perchè presieduta da un ex ministro dell’interno dell’italia, presieduta da un nemico dei popoli, della libertà e della traspareza, come Maroni, che quasi un anno fa ha inviato l’esercito in Valle di Susa per combattere l’opposizione al devastante progetto TAV e per favorire le attività delle imprese in odore di mafia che volevano mettere le mani sui soldi dei cittadini. Ora è chiaro a (quasi) tutti che la lega nord è stata “coccolata” dai “Poteri Forti” perchè ha avuto la funzione specifica di raggruppare in un unico partito il malcontento per poi boicottare le speranze di autonomia e libertà dei popoli padano-alpini, facendo finta di rappresentarli, alzando un gran polverone senza mai portare vantaggi reali ed un minimo di autonomia dallo stato centrale. Da oggi in poi la lega sarà premiata con il piccolo “cabotaggio”, posti “al sole” tutto dove capita. Per noi piemontesi l’offesa massima è arrivata con l’imposizione di un presidente di Regione, Cota, di origini albanese, credo che neanche l’ultimo abitante del più sperduto paese della Calabria accetterebbe un presidente straniero.
    Noi piemontesi, leggiamo sempre con estremo interesse le pillole di saggezza di Roberto Gremmo e ringraziamo tutti quelli che fin da ora vogliono ripartire per dare dignità ed autonomi al questa terra, il Piemonte.
    Dario Catti

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