Partito Sardo d’Azione: plebiscito digitale anche in Sardegna

di ALTRE FONTI

Niente moschetti e guerre patriottiche. L’indipendenza si conquista con un click. Anche in Sardegna scoppia la primavera digitale. Tutta colpa, o merito, del referendum sul web che si è appena concluso in Veneto. In due milioni hanno chiesto che la ricca regione del Nordest abbandoni l’Italia matrigna. E ora anche il Partito Sardo d’Azione punta a questa rivoluzione, più mediatica che di sostanza. La decisione sarà formalizzata nei prossimi giorni, ma è già stata presa. Più del risultato pratico, il valore istituzionale del test è pari a zero, ad affascinare è l’effetto spot, il rimbombo della notizia sui media.

Webferendum. Nessun dubbio per il Psd’Az che lancia il referendum sul web. «Prepariamo tutto – spiega il segretario nazionale Giovanni Colli –. Proprio come ha fatto il Veneto daremo vita a un referendum su internet. Chiederemo ai sardi se vogliono l’indipendenza. È indispensabile sentire quale è la loro volontà. Siamo convinti che questo tema sia diventato di grande attualità, e ci interessa capire quale è la volontà del popolo». Anche il presidente nazionale del Psd’Az, Giacomo Sanna, conferma la scelta del partito, emersa nella direzione. «La Sardegna farà come il Veneto – racconta –. Ci appelleremo in modo diretto ai sardi. Utilizzeremo internet per capire quale è la loro volontà». Restano da fissare la data e le istruzioni per l’uso della rivoluzione digitale. Ma il Psd’Az ha tracciato la rotta.

Secessione mediatica. Il referendum on-line non ha nessun valore giuridico. Ma questo non sembra interessare troppo ai sardisti, che puntano a guadagnare la ribalta nazionale.

La via analogica. Accanto al referendum digitale il Psd’Az porta avanti una seconda strategia. Giovedì, nel primo consiglio regionale vero il gruppo presenterà una mozione in cui chiede l’indizione di un referendum consultivo. Il quesito sarà più o meno: vuoi che la Sardegna diventi uno Stato indipendente? «È così – conferma Colli –. In realtà è una riproposizione della mozione che avevamo già portato avanti nella scorsa legislatura e non era passata per un solo voto. Oggi ci riproviamo, speriamo in una maggioranza trasversale. Mi pare che l’isola dimostri una maturità maggiore rispetto al passato e ci sia una diversa attenzione». Anche Sanna sembra fare affidamento su questa strada. «Noi presenteremo questa proposta – dice – nella convinzione che i sardi debbano avere la possibilità di esprimersi su un tema tanto importante».

La morte del banchetto. Rottamato il vecchio sistema della raccolta delle firme per ottenere il referendum. «Inutile farlo – spiega Sanna –, per diverse ragioni. Sono convinto che la proposta sarebbe bocciata e in ogni caso non la ritengo una strategia vincente. Ci sono altri metodi, quelli che portiamo avanti». Linea condivisa anche da Colli. «La raccolta firme non ci interessa». Non c’è spazio per le polemiche con il resto del pianeta indipendentista che in campagna elettorale ha accusato i sardisti di essersi alleato con i partiti “italiani”. Ora gli eredi di Emilio Lussu sono pronti a prendersi il ruolo di rivoluzionari.

FONTE ORIGINALE: http://lanuovasardegna.gelocal.it/

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15 Comments

  1. Larry says:

    Ottimo, amici sardi! Proseguite con questa strada, perché è forse arrivato un momento storico favorevole per far sentire la voce di chi è stanco di imposizioni targate ‘Italia’ ed ‘Europa’.
    Solo mi chiedo: come mai quando si parla di indipendenza siciliana si scatena il putiferio, con offese e dibattiti aspramente critici… mentre per qualsiasi altro territorio ciò non accade?

    Domani avremo un altro piccolo responso, per la Marcia per l’Indipendenza della Sicilia che si terrà a Palermo. Vedremo se avrà anch’essa una risonanza mediatica, nel bene o nel male.

  2. Eugenio says:

    IO Sconsiglierei agli amici Sardi di fare un Plebiscito Digitale..perchè salterebbero fuori contestazioni e dubbi .Questo Plebiscito Digitale fatto nel Veneto ,è come le apparizioni della Madonna cè chi crede e chi no,e non si puo’ dimostrare.Consiglierei di fare come hanno fatto i nostri amici Sud-tirolesi un Plebiscito cartaceo ,con vari rappresentanti e di cui non è uscito nessuna contestazione..

  3. caterina says:

    non si chiede a Roma il permesso di secedere.. sarebbe ridicolo, nè alle istituzioni di prestarsi perchè non avrebbero il coraggio di prestarsi nonostante siano state elette… si sono piazzate su poltrone d’oro, ricordiamocelo!… se si è capaci di organizzarsi, si secede e basta, con un voto democratico espresso dal popolo direttamente, usando gli strumenti che le tecnologie ci mettono a disposizione… se ben usate danno garanzie che non hanno confronto con i vecchi sistemi cartacei che si prestavano a inganni di tutti i tipi,..checchè ne dicano gli istituzionalisti e i giornalisti che mentono sapendo di farlo!

  4. quaglia daniele says:

    Il plebiscito in Veneto ha ottenuto tanto successo perchè è stato organizzato al di fuori dei partiti politici, senza alcun marchio, dalla gente e per la gente. Ci fosse stato il marchio infame dei partiti quale sarebbe stata la partecipazione? 10-15-20%?
    Amici Sardi evitate nella maniera più assoluta di mischiare il referendum con i partiti, fareste il gioco di Roma

  5. Bortolo says:

    Io credo che il popolo sardo, oltre ad essere l’unico titolato a decidere del proprio destino, possa essere considerato abbastanza maturo per poterlo fare. Immagino che ogni sardo sia in grado di poter decidere il proprio futuro al meglio, senza bisogno di essere aiutato da consigli stranieri spesso anche scarsamente intelligenti.
    Viva la Sardegna libera!
    Viva San Marco!

  6. Lord Ferrel says:

    Via il banchetto…il banchetto è l’unica via legale per indire un referendum, cosi dice la costituzione. Il web referendum è solo un videogioco, un voto è uguale ad una partita, non ha nessun valore legale, chi vogliamo prendere in giro?

  7. Dan says:

    >> Niente moschetti e guerre patriottiche. L’indipendenza si conquista con un click.

    Se roma acconsentisse, non si potrebbe chiedere di meglio.

  8. gigi ragagnin says:

    non credo che i Sardi se la passerebbero tanto male qualora fossero indipendenti. l’industria e l’esportazione non sono le uniche fonti di reddito. e non hanno mafie …

  9. sandrone says:

    Beh, c’è una bella differenza…

    Il Veneto è una terra ricca e prospera, che esporta, con legami culturali storici con la Mitteleuropa.

    La Sardegna è una regione povera ed assistita, senza avvenire, che esporta solo pecorino e soldati di truppa.

    Il paragone non regge!

  10. Riccardo Pozzi says:

    Suvvia… e se le casse di Roma chiudessero gli interventi perequativi a favore della Sardegna (che il Signore ce la conservi..) che farebbe il Partito d’Azione? E che farebbe la Sardegna tutta? Io me ne starei digitalmente calmo.

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