Partiti e sondaggi un tanto al chilo, quell’ubriacatura per nascondere il Paese reale e celebrare i politici fannulloni

partitidi ROBERTO BERNARDELLI E GIULIO ARRIGHINI – Improvvisamente, la politica si aggrappa ai sondaggisti. E gongola vittoriosa mentre il 50% della popolazione si astiene dalle urne. Chissà chi è stato allora ascoltato dai telefonisti dei procacciatori di sondaggi per conto di… Una volta la politica, la società, si analizzava attraverso i sociologi, quelli seri. Ma oggi, il sistema preferisce far fronteggiare a colpi di percentuali bulgare i partiti funzionali al sistema, quelli che possono tenere insieme destra e sinistra nell’eterno rimbalzo di poltrone e controllo dei poteri.

E allora, ci sia concesso di ripescare dall’archivio del nostro direttore, che ci ripropone un servizio a firma del suo amico sociologo Arnaldo Ferrari Nasi, pubblicato a suo tempo nel 2014 per Panorama. Parla del flop dei sondaggi, e del loro perché. Avevano cileccato alle europee…

Ecco…

 

di ARNALDO FERRARI NASI – (http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/europee-il-grande-ennesimo-flop-dei-sondaggisti/) – Come sempre negli ultimi tempi, al risultato del voto, ci si rende conto che “i sondaggisti hanno sbagliato“. E allora ci si interroga sul perché, su quanto siano inutili i sondaggi e tutto il resto. Essendo del campo, vengo chiamato in causa e – è possibile controllare – fornisco sempre la stessa risposta: i sondaggi, così come li conosciamo, non sono lo strumento adatto per misurare le previsioni elettorali.

Eh, ma allora…. Allora è così. Il sondaggio quantitativo sociopolitico è ancor oggi l’unico metodo scientifico riconosciuto dalla ricerca sociale per stimare i fenomeni nella pubblica opinione, ma il dispositivo non è sufficientemente preciso per effettuare le previsioni richieste sul comportamento elettorale.

È un po’ come la chirurgia di trecento anni fa. Il medico operava e magari sapeva anche cosa andare a cercare, ma gli strumenti, l’igiene ed il resto delle conoscenze, erano tali, che quasi sempre il paziente moriva nei giorni successivi. La tecnica necessaria non era ancora a disposizione.

A dire il vero, nei sondaggi di oggi, il modo per essere ben più affidabili c’è (pur sempre con ampi margini di errore), ma la raffinatezza, i tempi ed il costo di una ricerca, diventerebbero improponibili. Un sondaggio preelettorale oggi ha un utilizzo di cinque minuti in un talk show, di un articolo da duemila caratteri: non può costare troppo. In alcuni casi nulla, perché molti istituti forniscono gratuitamente alle testate i dati, pur di farsi pubblicità. E come tutti sanno, una cosa che viene fatta a gratis o a poco prezzo, non è mai il massimo.

Anche una serata importante come quella della chiusura dei seggi, in cui si fanno gli exit poll (all’uscita del seggio si chiede di ripetere il voto) o gli in house poll (si telefona a casa e si chiede se e cosa si è votato) dura solo qualche ora. Poi ci sono le proiezioni ed infine i risultati.

Per tornare a ieri sera, un certo punto ho seguito il programma di Mentana. Non ho afferrato la numerosità del campione intervistato, ma ho sentito che c’era comunque una quota del 50% di non rispondenti. Ovvero, persone che avevano già votato e che preferivano non esprimersi su cosa.

Con un dato così, qualsiasi tipo di previsione è del tutto aleatoria. Sarebbe stato meglio non fare nessunexit poll, ma nel mercato, se c’è un bisogno, qualcuno lo soddisfa.

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