I PARTITI SONO IL CANCRO DELLA DEMOCRAZIA

di GIANFREDO RUGGIERO*

Provate a fermare una qualsiasi persona per strada e domandategli cosa ne pensa dei politici. Vi risponderà peste e corna. Però la stessa persona alle prossime elezioni andrà diligentemente a votare e quindi a legittimarli, pur sapendo che sono in massima parte degli incapaci e spesso ladri e corrotti. In passato li avremmo inseguiti con i forconi, ora invece non solo li tolleriamo e li manteniamo, ma li votiamo pure e, cosa ancora più grave, gli ascoltiamo senza renderci conto che quando aprono bocca parlano senza dire nulla. A parte le solite frasi fatte e scontate che dette da una normale persona sarebbero bollate come banalità.

Cosa significa che siamo diventati dei masochisti, oppure è il sistema che hanno architettato i padri costituenti a non lasciarci scampo e ad indurci alla più totale rassegnazione?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima capire come funziona questo perverso meccanismo che loro chiamano democrazia. Lo stipendio di un parlamentare è alto, scandalosamente alto, e tale rimarrà perché serve a creare quel bacino elettorale necessario ad assicurargli la rielezione e non correre il rischio di tornare a lavorare alla scadenza del mandato. La rete di consensi una volta creata va alimentata. Lo stipendio da parlamentare non basta a pagare le cene ai militanti, i regali per le assunzioni degli amici, i finanziamenti alle cooperative che poi lo sosterranno, ecc. In più vorrebbe anche godersi un po’ di quel bello stipendio che ogni mese gli viene puntualmente accreditato: la macchina di lusso, la seconda casa al mare e, magari, anche l’escort o il trans (dipende dai gusti) per alleviare la fatica… Ecco allora che si passa alla fase 2, quella dei finanziamenti occulti da cui deriva il cosiddetto “costo della politica”.

Le grosse società di costruzioni o di servizi per garantirsi gli appalti devono “oliare il meccanismo“ che consiste nella elargizione di prebende e tangenti al nostro politico, assessore o sindaco che sia. E qui il cerchio si chiude: l’imprenditore si aggiudica l’appalto e il prezzo comprende i denari che il nostro uomo incassa per sostenere il suo mandato. La commistione tra mafia e politica e l’intreccio tra politica e affari nasce proprio da questo presupposto, dalla necessità del politico di allargare sempre più il suo bacino elettorale e di incrementare i suoi introiti per mantenerlo. Questa è la sua priorità, il Parlamento può attendere. Il malcostume riguarda tutti i partiti, nessuno escluso. Lo conferma il lungo e colorato elenco di uomini politici inquisiti per mazzette, voti di scambio e utilizzo distorto dei finanziamenti pubblici che il notiziario ci scodella quotidianamente. La corruzione della politica non è una degenerazione del sistema o il caso sporadico di qualche mela marcia – come vogliono farci credere – bensì la base della democrazia, di questa democrazia gestita e soffocata dai partiti.

In più i partiti, essendo associazioni private al pari delle Onlus e dei sindacati, sono esclusi dalla compilazione della denuncia dei redditi e i loro bilanci, nonostante le enormi cifre che ricevono dallo Stato, non sono consegnati alla Agenzia delle Entrate per essere passati al setaccio e resi consultabili come avviene con i cittadini e le Imprese, ma sono semplicemente depositati in Parlamento dove le verifiche sono puramente formali. Così vuole Costituzione. Non a caso tutti gli scandali recenti è passati che hanno investito i tesorieri di partito sono scaturiti da indagini delle Guardia di Finanza e mai dagli organi di controllo del Parlamento.

La cosiddetta prima repubblica è crollata sotto il peso della corruzione, la seconda è stata edificata allo stesso modo. Chi parla di terza non è molto distante, in linea di pensiero, dalle precedenti.

Come mai, allora, ad ogni elezione andiamo puntualmente a votarli? Siamo forse stati colpiti dalla sindrome di Stoccolma, quella che porta la vittima di un sequestro ad infatuarsi del proprio carceriere? Per comprendere quale capolavoro i padri di questa repubblica nata dalla resistenza sono stati capaci di realizzare, è sufficiente domandarci perché ogni anno siamo chiamati a votare per le varie elezioni politiche, comunali, provinciali, regionali, europee, per i referendum, ecc. quando sarebbe più semplice ed economico raggrupparle in una unica scadenza. La risposta è facile: le continue votazioni servono a tenere alta l’attenzione verso la politica e a distrarre la nostra mente. Il perenne dibattito che ne scaturisce e la contrapposizione tra partiti servono a creare quella sorta di clima da stadio che coinvolge e accalora gli elettori e li porta a non capire che i problemi che i partiti si propongono di risolvere con il loro consenso in realtà li hanno creati proprio loro.

Non è finita: la decisione di chi dovrà sedere in Parlamento spetta in apparenza al cittadino elettore, in realtà è il capo partito che dispone. Infatti la composizione delle liste elettorali – e dei candidati alle primarie, altra presa in giro – è definita dalla segreteria di partito sulla base dei consensi (il cosiddetto “pacchetto di voti”) che ogni candidato può garantire. Le capacità e le competenze dell’aspirante deputato sono utili, ma non determinanti (questo spiega la presenza nelle liste elettorali di sportivi, attori e personaggi televisivi).

In pratica l’elettore è chiamato a ratificare decisioni prese dall’alto, nelle buie stanze dei partiti e senza alcun coinvolgimento popolare. Nella migliore delle ipotesi può scegliere all’interno di una rosa di candidati, le cosiddette preferenze, sempre calate dall’alto.

Questa è quella che loro chiamano democrazia.

Tra partiti, poi, non vi sono differenze sostanziali, cambiano solo i cavalli di battaglia e gli slogan elettorali: federalismo per la Lega, giustizialismo per Di Pietro, mito americano per Berlusconi, pugno duro e tolleranza zero per le Destre, socialismo scolorito e ambientalismo annacquato per le sinistre… in realtà i loro programmi sono modi diversi di intendere lo stesso sistema imperniato sull’ideologia liberal-capitalista e basato sul potere assoluto e soffocante dei partiti.

La capacità dialettica, l’uso sapiente degli aggettivi (libertà, democrazia, tolleranza, pluralismo, solidarietà, ecc.) con cui i politici si riempiono la bocca e infarciscono i loro vuoti discorsi ci affascina. A sentirli parlare ci verrebbe voglia di votarli tutti.

A ciò si aggiunge l’asservimento della “libera stampa” sempre pronta a denunciare gli scandali dei politici e gli sprechi di denaro pubblico (vedi i quotidiani servizi di striscia la notizia), ma che a mettere in discussione il sistema e a prospettare alternative al regime dei partiti neanche ci pensa.

Esattamente come avviene nella cinematografia hollywoodiana che può tranquillamente proiettare le violenze, la corruzione, l’arroganza e la forza bruta del potere, le ingiustizie e le nefandezze del sistema tanto nessuno metterà mai in discussione in modello americano. Infatti alla fine del film la libertà, la giustizia e la democrazia trionfano sempre.

I politologhi che affollano i salotti alla Bruno Vespa ammettono che il sistema è perennemente malato però —questa e la loro tesi — il sistema possiede gli anticorpo necessari per superare le ricorrenti crisi, non c’è quindi bisogno di cambiarlo, è sufficiente l’alternanza di governo o tuttalpiù, quando i mercati si inquietano e l’Europa si allarma, nominare qualche esecutivo tecnico per massacrarci di tasse e ridare fiducia ai mercati. Morale: abbiate fiducia nei partiti e continuate a votarli.

I signori del potere possono quindi dormire sonni tranquilli, ci pensano i mass media ad ammansirci. Al riguardo è stato profetico Orwell che nel suo libro “1984” (scritto quasi quarant’anni prima, nel 1948) ha descritto esattamente la nostra attuale società che trae il suo consenso dalla falsificazione della memoria storica e dal condizionamento dei mezzi d’informazione. Fate caso ai titoli di quotidiani e notiziari e gli argomenti trattati: sono sempre gli stessi, un caso? No, è il gioco delle parti!

Torniamo al politico di turno. Una qualunque persona animata di sincero idealismo che volesse impegnarsi in politica per il bene comune o è straricco, in grado come Berlusconi di costruirsi un partito su misura, oppure deve aderire ad un partito esistente.

E qui inizia la trafila che lo porterà a fare e ricevere favori, a promettere elargizioni a questa e quella associazione di volontariato, a prospettare appalti alla cooperativa di turno e a farsi sostenere da qualche potente lobby.

E se non accetta il sistema e vuole continuare a fare l’idealista? Nessun problema rimarrà un semplice e innocuo consigliere comunale, senza futuro politico, guardato con diffidenza dai suoi compagni di partito e silurato alla prima occasione.

Veniamo ora alla questione chiave, quella riguardante la differenza tra democrazia e libertà che volutamente sono usati a sproposito come sinonimi, quando invece sono due concetti ben distinti.

La Democrazia è una forma di Stato che affida l’esercizio della volontà popolare ad una sua rappresentanza. Sulla definizione di rappresentanza popolare passa l’enorme differenza tra la Democrazia Parlamentare, quella attuale filtrata dai partiti, e la Democrazia Diretta, il nostro ideale, che si basa sull’ingresso in Parlamento dei rappresentanti, liberamente eletti, delle categorie produttive e civili, attraverso un processo selettivo che parte dal basso e coinvolge fin dalle prime fasi tutte le espressioni della società.

La Democrazia di oggi, inoltre, si esprime e si esaurisce attraverso un semplice gesto: una croce su una scheda per eleggere un parlamentale che molto spesso manco conosciamo (sfido chiunque a indicarmi qual è stato il deputato o senatore che ha contribuito ad eleggere alle ultime elezioni). Rilasciata questa delega in bianco la nostra democrazia si conclude. La stessa filosofia è applicata al concetto di libertà. Siamo un Paese libero perché chiunque può manifestare il suo pensiero, scrivere ai giornali, protestare in piazza e perfino scioperare e poi… tutto come prima. «si, si protestate pure tanto poi alla fine decidiamo noi… per il vostro bene, naturalmente» questo è quello pensano i nostri politici. La loro ostentata sicurezza deriva dalla certezza che nessuno li smuoverà mai.

Per libertà io invece intendo non solo quelle politica e di espressione, ma soprattutto quelle civili: libertà di prospettare un futuro ai nostri figli, libertà di avere un lavoro sicuro, una casa in proprietà e una pensione degna di questo nome, un’assistenza sanitaria garantita e una scuola pubblica seria; libertà di dormire con le finestre spalancate e di passeggiare a tarda sera senza il timore di essere aggrediti….questa è la libertà, la vera libertà che solo uno Stato serio e svincolato dai partiti può garantire.

L’esaltazione della Resistenza elevata a mito fondante, la demonizzazione del Fascismo definito il male assoluto e la continua e ossessiva riproposizione dell’Olocausto ebraico sono fattori determinanti per indurre in noi la convinzione che oltre la democrazia c’è solo la dittatura e il ritorno ad un passato di sopraffazione, morte e distruzione.

Lo scopo è chiaro: scoraggiare e bloccare sul nascere qualunque tentativo, anche involontario, di messa in discussione del regime dei partiti. Possiamo parlarne male, denunciare le loro schifezze, il loro asservimento ideologico, ma guai a toccarli perché “i partiti sono il baluardo della democrazia”. Dobbiamo invece ribellarci a questa dittatura del pensiero ed avere il coraggio di opporci a chi, in nome di una democrazia fasulla e di una libertà formale, vuole in realtà perpetuare il suo smisurato potere e i suoi enormi privilegi.

I partiti sanno che mettere mano alla Costituzione, a questa Costituzione vecchia e superata, concepita in un periodo storico completamente diverso da quello attuale, resa sacra e inviolabile, sarebbe la loro fine… e la nostra salvezza.

*Gianfredo Ruggiero, Presidente Circolo Culturale Excalibur – Varese

 

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12 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Purtroppo devo ripetermi, dicono che giova… forse..?

    Ecco alcuni punti da tener bene in testa:

    1) andare a votare per non essere SEGNATI A DITO (schedati, ma tenere in considerazione il punto 6);

    2) in cabina elettorale leggere attentamente la/e scheda/e, meglio farlo prima di andare al seggio;

    3) votare scrivendo il nome del candidato o scegliendolo tra quelli gia’ scritti nella scheda/e con una IKS (X) sopra;

    4) se non ci sono candidati graditi o che non si conoscono votare il simbolo che puo’ interessare (tappandosi il naso);

    5) se non va bene nulla ma proprio nulla, allora ANNULLARE LA/E SCHEDA/E faccendo una bella X su tutta la/e facciata/e interessata/e inumidendo la punta della matita copiativa (fin che non cambieranno);

    6) da veri indipendentisti o da vogliosi di cacciare lo straniero la/e votazione/i NON dovrebbe/ro interessarci e quindi meglio stare a casa. Notare che andando a votare si RICONOSCE L’AUTORITA’ dello stato occupante e quindi si avalla il DOMINIO dello straniero su di noi;

    7) si deve prendere TUTTO quel che giova a noi e si deve lasciar perdere tutto quel che ci danneggia o ci e’ ostile o non ci compete;

    8) scegliere si gente con una certa cultura, ma soprattutto scegliere quella di PROVATA ONESTA’ e arrivista quel tanto che basta per spronarli a fare i capitribu’. Il troppo storpierebbe;

    9) se saranno in tanti a far cio’ il risultato sara’ DEVASTANTE;

    10) tutti a pregare San Marco.

    E’ certo che si possono migliorare e aumentare o diminuire sti punti o “PRECETTI”.

    An salam

    PS:
    tanto so che sono parole al vento… visto l’andazzo.

  2. silvia garbelli says:

    D’accordo con Giacomo sulla definizione del concetto di democrazia diretta alla svizzera, obiettivo futuro da raggiungere, ma l’articolo di Ruggiero pecca di un’eccessiva ingenuità nel descrivere una realtà ormai definitivamente negativa, negandone ogni possibile miglioramento.
    Infatti, non si prende assolutamente in considerazione che i modelli tradizionali partitocratici potrebbero finire come dinosari estinti e ne sorgerebbe, invece una nuova forma di aggregazione…
    E, inoltre, gronda di troppo pessimismo depressivo : se, effettivamente si sta vivendo tempi difficili e incerti politicamente, non si tiene conto che lo stesso aspetto di grave congiuntura
    economica potrebbe rivelarsi non solo drammatica ma addirittura ‘salutare’ per favorire la riflessione, ripensare
    alla propria condizione esistenziale e forse costituire
    quella forza propulsiva necessaria a ‘prendere iniziative significative’.

    Ci meritiamo di meglio…su con la vita !

  3. stefano says:

    L’articolo è ben fatto, ma non da’ nessuna soluzione. In effetti soluzioni “legali” non ce ne sono, le rivoluzioni non si fanno col permesso della questura.
    L’unica via d’uscita dignitosa è quella di una bella manifestazione (ovviamente non autorizzata) dove imprenditori e dipendenti, invece che aprire la fabbrichetta alle 7:00 del mattino, si recano all’obiettivo simbolico da colpire. Quale? La casa di un politico tra governatori e parlamentari non occorre andare lontano, e la assalgono. Vetri rotti, un po’ di benzina, non prima di aver intimanto agli occupanti di uscirne… perche’ deve essere un’azione distruttiva e dimostrativa. Vedremo che quando le manifestazioni li colpiranno direttamente, anche ai nostri politici passerà la voglia di tartassarci, e la carriera politica potrà forse diventare meno interessante. Altro che inutili cerimoniali a piazza S.Giovanni o piazza del Duomo, buffonate che fanno il gioco descritto dall’articolo.

  4. Michele Bendazzoli says:

    Interessante e in gran parte condivisibile. Peccato solo per la confusione semantica sul termine libertà che come insegna Leoni va intesa come “libertà dalla costrizione” e non, come vorrebbe chi invece ha una visione socialista e quindi statalista della società, “libertà dal bisogno”.

    Non esiste il diritto al lavoro, alla casa, alla pensione: esiste il diritto a “perseguire la felicità”, e quindi il diritto a cercare liberamente, a comprarsi una casa senza che lo stato ci faccia pagare una tassa sulla sua proprietà (IMU), il diritto a lavorare senza che lo stato ci estorca oltre l’80 per cento del reddito, il diritto a mettere da parte delle risorse per la vecchiaia senza che lo stato ci rapini per pagare le sue politiche clientelari.

    Chiunque parli di “assistenza sanitaria garantita” mente sapendo di mentire: lo stato infatti, non produce nulla, e quindi non può regalare nulla.

    E se fosse possibile fornire una scuola pubblica “seria” non sarebbe necessario che fosse “statale”. Gli studenti infatti verrebbero a iscriversi per la sua serietà, non perché obbligati a farlo, essendo la scuola statale in regime di monopolio.

    Per il resto ripeto, l’analisi è davvero interessante.

  5. Lorenzo says:

    Ottimo articolo, Gianfredo.

  6. Andrea Zucchi says:

    Almeno quattro regioni italiane sono ostaggio della criminalità organizzata, le altre lo sono della politicità organizzata. E’ chiaro ormai che non è producente in alcun modo legittimare l’attuale classe politica, né le mafie del paese. Non votare è un segnale forte, forse non decisivo, ma forte. Gli imprenditori che non hanno voluto accettare collusioni sono trent’anni che se ne vanno alla chetichella. Solo ora se ne accorgono e aumentano la pressione fiscale su quelli rimasti. Sono tossicodipendenti da denaro. Più gliene diamo e più ne hanno bisogno. Andandocene smetteremo di mantenerli.

  7. Giorgio Lidonato says:

    Ottimo articolo. Viviamo sotto la dittatura di associazioni a delinquere e di estorsori che si vestono con il mantello della democrazia.
    Sono uno strato di parassiti che sta distruggendo la vita civile. Occorre buttarli fuori da tutto, creare associazioni che li contrastino e li estromettano da tutti i settori che hanno invaso. Non votarli più e cercare di bloccargli tutti i fondi che rubano quotidianamente. Allora si incomincerà a respirare.

  8. Giacomo says:

    Totalmente inadeguata la definizione di democrazia diretta, che in questo scritto parrebbe una variante della democrazia rappresentativa, non mediata dai partiti. Democrazia diretta è tutt’altro. Per il resto un articolo da incorniciare, e spero che avremo l’occasione di ascoltare Ruggiero in uno dei prossimi meeting indipendentisti.

  9. Max says:

    Egregi Signori,

    NOi non avremmo più diritto al voto,perchè non ci saranno PIU’ elezioni politiche. Guardate oltre,abbiamo un governo eletto da chi…,non ci sarà più un governo italiano, ma europeo e prossimamente mondiale. Tutto è pianificato da tempo, e solo il risveglio della nostra coscienza (pensare con la nostra testa e non farsi influenzare dai media) potrà cambiare quello che stiamo vivendo ora. E’ il momento di agire, basta lamentarsi, azione ora.

  10. Alberto Pento says:

    Bob bon, oro!
    Mi el voto a sti cancari a xe 15 ani ke no ghe lo dò pì.
    Mi andarò a votar co gavarò na demograsia cofà la Xvisera.

    Sernirse el boia kel gà da picarte la xe na ensemensa granda.

    Ke li mora tuti, sti cancari, tuti!

  11. Lucafly says:

    Complimenti Sig. Ruggiero condivido pienamente il suo articolo,ma il problema come lo risolviamo con il voto o con la violenza,”in entrambi i casi la vedo dura”, io penso che la storia si ripeterà e faremo la fine che in questo momento sta tormentando la Siria.

  12. TOMMASO REA says:

    Caro Leonardo ma sai quanti ITALIANI non andranno a votare, ancora di meno delle ultime elezioni.

    Quelli che sono rimasti FEDELI al voto sono quelli che appartengono per GENERAZIONE al LECCHINISMO ed il PARACULISMO all’ITALIANA.
    Cioè chi per generazioni ha avuto PIACERI dai politici di turno. Ossia non solo chi è in politica appartiene alla “CASTA”, ci sono famiglie che per generazione si tramandano lo scettro della casta.

    Poi ci sono quelli poco informati. Quelli che temono ancora la favola passata che chi non va a votare per tre volte, perde ogni diritto.

    Bisogna che tu faccia un articolo approfondito su chi non va a votare cosa rischia.

    Nel frattempo posso assicurare ai nostri ITALIANI che chi appartiene alla religione dei TESTIMONI DI GEOVA non vota per scelta religiosa.

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