Partigiani dell’identità, contro la dittatura degli incartapecoriti

di LUCA BERTAGNONvolti_cartapesta_politici

Forse ha davvero ragione il Papa: la Terza Guerra Mondiale è in atto, solo che si sta consumando a pezzi e noi, con la miopia che contraddistingue i contemporanei, non la avvertiamo. Del resto è comprensibile la difficoltà di chi vive un determinato momento storico, di astrarsi dalla propria quotidianità per leggere la concatenazione gli eventi, collocandoli entro una prospettiva che definisca un percorso lineare con degli sviluppi ignoti. Il dato di fatto che non può essere messo in discussione da nessuno, è che ci troviamo in una fase di profondo cambiamento che è destinata a rompere quegli equilibri che si sono costruiti e consolidati nel corso degli ultimi settant’anni e che riguardano certamente l’Italia e l’Europa, ma che probabilmente investono un panorama allargato a livello planetario, da cui la suggestiva notazione di Papa Francesco.

Per restare al microcosmo della nostra ‘italietta’ i dati crudi, impietosi e quotidiani che provengono dai conti pubblici e dall’economia sono la chiara e manifesta dimostrazione della fine di un ciclo e del fallimento di un modello di sviluppo che, dopo avere garantito una lunga fase di progresso e benessere, sembra essere definitivamente giunto al capolinea. Ormai si procede per inerzia, e serpeggia l’illusione di poter procedere a lungo a motori spenti, senza la necessità di una decisa sterzata, senza rendersi conto che quanto prima si avrà la forza ed il coraggio di cambiare rotta, minori saranno le difficoltà da superare per rimettersi in piedi e ripartire.
L’ultimo dispaccio, dal bollettino di guerra quotidiano, fa riferimento al numero record di contribuenti che nel 2014 sono ricorsi alla formula di rateizzazione delle tasse.

Sì, perché nonostante i dati sulla chiusura di imprese, sul fallimento di progetti imprenditoriali, sull’esodo del manifatturiero dal nostro Paese, sui suicidi degli imprenditori e sullo ‘squagliamento’ dei professionisti e della classe media, qualcuno (il potere e la stampa di regime) si aggrappava al dato, incomprensibilmente in crescita, delle entrate fiscali negli ultimi anni. Con l’evidenza del fenomeno della rateizzazione delle imposte si rende ormai evidente come la spremitura sia arrivata all’osso e come anche le uova d’oro della ricca Padania siano sempre più destinate a trasformarsi in modesti ovetti di cioccolato.

Se l’economia frena, le aziende chiudono, le famiglie stentano e sono sempre più in difficoltà, tutto ciò non può che ripercuotersi inevitabilmente sul volume delle entrate fiscali. Anche la ricetta allo studio dei nostri aguzzini di mettere le mani sui patrimoni sa più di una scelta disperata di chi, attaccato con le unghie ai propri privilegi, non ha il coraggio di cambiare e non trova altra soluzione che cercare di procedere per inerzia, a costo di grattare il fondo del barile di un’economia ormai in ginocchio e di un Pese del quale non si intuiscono le prospettive.

Le ultime prese di coscienza della BCE che, buona ultima, si è resa conto che l’agognata ripresa non ci sarà, ci ricordano come l’Europa non navighi in acque tanto migliori dell’Italia, tanto che anche la Germania, locomotiva d’Europa, ha dovuto riconoscere l’estrema difficoltà a piazzare i propri prodotti sul mercato europeo, dopo avere ampiamente contribuito a dare il colpo di grazia alle economie tentennanti dei Paesi mediterranei (Grecia, Italia, Spagna e Portogallo).

Ma il dato forse più preoccupante, che ci pone di fronte alla dimensione planetaria della crisi, o comunque della profonda trasformazione in atto, è quello relativo all’immigrazione e alla spinta degli ‘abitanti delle colonie’ sui confini. Il colonialismo politico, che si è trasformato in colonialismo economico, che l’Europa, assieme agli USA, ha continuato a perpetrare, alla ricerca di mercati e materie prime, oltre che di manodopera a basso costo, sta presentando il conto. La migrazione è gigantesca ed ha come luogo di destinazione il continente più esposto ed impreparato a farvi fronte: l’Europa.
Oltre ai costi che la migrazione epocale sta riversando sull’Europa, e sull’Italia in particolare, dobbiamo considerare le ripercussioni sul tessuto socio-economico di un’Europa in crisi economica e di identità, derivante dall’ingresso di queste moltitudini che arrivano a ‘riscuotere’.

In questo panorama desolante non ci resta che legarci alla terra, custodire gelosamente le nostre memorie e le nostre tradizioni e riscoprirci comunità e, in questo guscio, preparare le basi per ripartire una volta finita la tempesta; lasciando che  i cortigiani giochino a far finta di gestire un potere di cartapesta.

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