Parola per parola, come Conte ha bastonato Salvini

Schermata 2019-08-20 alle 20.38.00Il Presidente del Consiglio, Giuseppe
Conte, ha reso le comunicazioni in Aula al Senato. Ecco il
testo integrale del discorso:
“Gentile Presidente, gentili Senatrici, gentili Senatori, ho
chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di Governo
innescata dalle dichiarazioni del Ministro dell’Interno, leader
di una delle due forze di maggioranza.
Ho sempre limpidamente sostenuto che, in caso di
interruzione anticipata dell’azione di Governo, sarei tornato
qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la
fiducia.
Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di
un giurista, ne’ e’ dettata da un moto di orgoglio personale.
Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in
quest’Aula, franco, trasparente, sia lo strumento piu’ efficace
per garantire il buon funzionamento di una democrazia
parlamentare. Non si tratta, evidentemente, di rendere omaggio
a mere regole di forma, bensi’ di rispettare regole che
implicano sostanza politica, poste a presidio della piena
tutela dei diritti di tutti i cittadini.
Il giorno 8 agosto 2019 il Ministro Salvini, dopo avermi
anticipato la decisione nel corso di un lungo colloquio, ha
diramato una nota, con la quale ha dichiarato che la Lega non
era piu’ disponibile a proseguire questa esperienza di Governo
e ha sollecitato l’immediato ritorno alle urne elettorali. A
conferma di questa decisione, la Lega ha depositato in
Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo e
ne ha chiesto l’immediata calendarizzazione.

Siamo al cospetto di una decisione
oggettivamente grave, che comporta conseguenze molto rilevanti
per la vita politica, economica e sociale del Paese. Ed e’ per
questo che merita di essere chiarita in un pubblico dibattito
che consenta trasparenti assunzioni di responsabilita’ da parte
di tutti i protagonisti della crisi.
La politica dei nostri giorni si sviluppa, per buona parte,
sul piano comunicativo, affidandosi, come sappiamo, al
linguaggio semplificato. E’ un po’ il segno inesorabile dei
tempi. Ma io ho garantito, fin dall’inizio, che questa sarebbe
stata una esperienza di Governo all’insegna della trasparenza e
del cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio
istituzionale cosi’ rilevante possa consumarsi a mezzo di
conciliaboli riservati, comunicazioni affidate ai social,
dichiarazioni rilasciate per strada o nelle piazze, senza un
pieno e ufficiale contraddittorio. L’unica sede in cui il
confronto pubblico puo’ svolgersi in modo istituzionale, in
modo trasparente, e’ il Parlamento, dove sedete voi,
rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.
La decisione della Lega di interrompere questa esperienza
di Governo al fine di tornare urgentemente alle urne
elettorali, la reputo oggettivamente grave e spiego perche’.
Innanzitutto, questa crisi interviene a interrompere
prematuramente un’azione di Governo che procedeva operosamente
e che, gia’ nel primo anno, aveva realizzato molti risultati e
ancora molti ne stava realizzando.
Due: questo Governo era nato per intercettare
l’insoddisfazione dei cittadini che, con il voto del 4 marzo
2018, avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo
rispetto alle politiche pregresse e, per questo, mirava a
realizzare un ampio disegno riformatore, che ora viene
bruscamente interrotto.
Tre: questa decisione viola il solenne impegno che il
leader della Lega aveva assunto all’inizio della legislatura,
sottoscrivendo il contratto di Governo con il Movimento 5
Stelle. Ricordo che il contratto prevede, in caso di
divergenze, l’impegno delle parti, cito testualmente: “a
discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei
principi di buona fede e di leale cooperazione”.

Quarto: i tempi di questa decisione
espongono a gravi rischi il nostro Paese. Una crisi in pieno
agosto comporta potenzialmente elezioni anticipate in autunno;
considerando i tempi costituzionalmente necessari per la
convocazione delle nuove Camere e per la formazione del
Governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio finanziario
provvisorio e’ altamente probabile. Nell’ambito di una
congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il
nuovo Governo si ritroverebbe nelle difficolta’ di contrastare
l’aumento dell’IVA e con un sistema economico esposto a
speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread.
Quinto punto: aggiungo che questa crisi interviene in un
momento delicato dell’interlocuzione con le Istituzioni
europee. Siamo in avvio di legislatura e proprio in questi
giorni si stanno per concludere le trattative per le nomine dei
Commissari e per la copertura di altre delicate posizioni. Mi
sono sin qui personalmente adoperato per assicurare all’Italia
un rilievo centrale nei nuovi assetti, in linea con il
prestigio e la forza economica e culturale del nostro Paese. E’
evidente che l’Italia corre ora il rischio di partecipare a
questa trattativa in condizioni di oggettiva difficolta’ e
debolezza.
Sono queste le ragioni che mi inducono a valutare come
fortemente irresponsabile la decisione di innescare la crisi di
Governo. Per questa via, permettetemi di dire che il Ministro
dell’Interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di
partito.
Considero pienamente legittimo per una formazione politica
mirare a incrementare il proprio consenso elettorale, ma
affinche’ un sistema democratico possa perseguire il bene
comune e possa funzionare secondo criteri di efficienza, ogni
partito e’ chiamato a operare una mediazione, filtrando gli
interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando
una forza politica si concentra solo su interessi di parte e
valuta le proprie scelte esclusivamente secondo il metro della
convenienza elettorale, non tradisce solo la vocazione piu’
nobile della politica, ma finisce per compromettere l’interesse
nazionale.
Quando si assumono cosi’ rilevanti incarichi istituzionali,
peraltro sottoscrivendo un contratto di Governo e dando avvio
al Governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si
assumono specifici doveri e specifiche responsabilita’ nei
confronti dei cittadini e verso lo Stato, che non e’ possibile
accantonare alla prima convenienza utile.

Far votare i cittadini e’ l’essenza
della democrazia.
Sollecitarli a votare ogni anno e’ irresponsabile.
Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi
ultimi giorni dal Ministro dell’Interno – e mi assumo tutta la
responsabilita’ di quel che affermo – rivelano scarsa
sensibilita’ istituzionale e grave carenza di cultura
costituzionale.
Perche’ aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da
molte settimane – certamente gia’ all’esito delle elezioni
europee – era chiara l’insofferenza per la prosecuzione di
un’esperienza di Governo giudicata evidentemente ormai
limitativa delle ambizioni politiche di chi ha chiaramente
rivendicato pieni poteri per guidare il Paese?
La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una
decisione evidentemente assunta da tempo – mi duole affermarlo
con tanta nettezza – e’ un gesto di grave imprudenza
istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del
Parlamento, e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese
in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilita’
finanziaria.
Peraltro, questa decisione e’ stata annunciata dal Ministro
dell’interno subito dopo aver incassato l’approvazione, con la
fiducia, del decreto-legge sicurezza-bis, con una coincidenza
temporale che suggerisce opportunismo politico.
Palesemente contraddittorio appare, infine, il
comportamento di una forza politica che, pur dopo aver
presentato al Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti
del Governo, non ritiri i propri Ministri.
Oggettivamente direi che e’ difficile conciliare la
presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con
la permanenza in carica dei propri Ministri.

Amici della Lega, per preparare e
giustificare la scelta di far ritorno alle urne elettorali
avete tentato di accreditare – permettetemi, maldestramente –
l’idea di un Governo dei no, del non fare. Pur di battere
questa fatua grancassa mediatica, avete macchiato quattordici
mesi di intensa attivita’ di Governo.
In questo modo avete offeso non solo il mio impegno
personale – passi – ma anche la costante dedizione dei vostri
stessi Ministri e Sottosegretari, che mi hanno affiancato sino
all’ultimo giorno, con passione e dedizione, nelle attivita’ di
Governo. Grazie.
In questo modo avete offeso la verita’ dei fatti e oscurato
le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini
attendevano da anni: le norme anticorruzione, il protocollo di
azione per la Terra dei fuochi, il codice rosso contro la
violenza alle donne.
Avete oscurato tutte le varie misure adottate per
accelerare e rilanciare gli investimenti: il decreto crescita,
lo sblocca cantieri, le semplificazioni, il decreto Genova, il
piano proteggi Italia contro il dissesto idrogeologico – per la
prima volta in Italia – le norme per sbloccare i fondi per
l’edilizia scolastica e per sbloccare gli avanzi di
amministrazione dei Comuni. Avete calpestato le misure di
protezione sociale, che insieme abbiamo adottato: quota 100,
decreto dignita’, reddito di cittadinanza, rimborsi ai
risparmiatori truffati dalle banche.

Avete offuscato la miriade di
iniziative, che sono valse a sbloccare opere ferme da anni,
anzi da lustri: il terzo valico, la TAP, le autostrade
Asti-Cuneo, Ragusa-Catania, il quadrilatero Marche Umbria, gli

aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, il porto di
Gioia Tauro, le varie misure di risoluzione delle crisi
aziendali per rilanciare il Sud. E’ anche il vostro lavoro
questo. Le varie misure per rafforzare la ricerca, per rendere
piu’ efficiente la pubblica amministrazione, per sbloccare le
assunzioni nel pubblico impiego. Ricordo che adesso disponiamo,
finalmente, di un unico piano tariffario per le concessioni
autostradali, che ci consentira’ di controllare piu’
efficacemente gli effettivi investimenti e gli eventuali
aumenti dei pedaggi.
Avete cancellato i vari provvedimenti con cui abbiamo
avviato la riforma fiscale e abbiamo investito nell’innovazione
tecnologica. Avete oscurato gli interventi di riforma della
governance dello sport, i successi ottenuti con l’assegnazione
a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali del 2026 e delle
ATP Finals di tennis a Torino.
Questo e’ un Governo che ha lavorato intensamente sino
all’ultimo giorno e ha prodotto numerose significative riforme,
altro che Governo dei no. La verita’ e’ un’altra: all’indomani
della competizione europea, il Ministro dell’interno e leader
della Lega, forte del successo elettorale conseguito, ha posto
in essere un’operazione di progressivo distacco dall’azione di
Governo, un’operazione che ha finito per distrarlo dai suoi
stessi compiti istituzionali e lo ha indotto alla costante
ricerca di un pretesto, che potesse giustificare la crisi di
Governo e il ritorno alle urne.

Questa decisione, tuttavia, ha
compromesso il lavoro gia’ avviato per la definizione della
legge di bilancio, che avrebbe introdotto una piu’ incisiva
riforma fiscale, contenente quella che, con formula
semplificata, viene correntemente definita flat tax, ma anche
una riforma piu’ complessiva, coinvolgente anche la giustizia
tributaria, su cui e’ urgente intervenire, con la necessaria
riduzione del cuneo fiscale, misure di sostegno agli
investimenti e all’export, un piano di rilancio per il Sud,
vari interventi nel segno della spending review, un progetto
articolato e compiuto di privatizzazioni. Parimenti compromesso
risulta adesso l’ampio disegno riformatore affidato al
Parlamento, dove come sapete sono in corso di esame vari
disegni di legge delega, che, una volta approvati, avrebbero
permesso al Governo di adottare vari decreti legislativi,
contenenti codici di settore mirati a riordinare la
legislazione e a ridurre la burocrazia di tanti principali
settori di attivita’.
Lo scioglimento anticipato delle Camere arresterebbe anche
le riforme del codice di procedura civile e di quello di
procedura penale, oltre che del CSM, pensate soprattutto per
accelerare i tempi della giustizia e rendere cosi’ piu’
competitivo il nostro Paese anche agli occhi degli investitori
stranieri.
Il Paese ha urgente bisogno che siano completate le misure
per rendere sempre piu’ efficace il piano di investimenti e per
favorire la crescita economica. Come sapete, abbiamo
predisposto vari strumenti che con quest’incertezza rischiano
di non essere adeguatamente valorizzati: la cabina di regia
interministeriale Strategia Italia, la task force della
Presidenza del Consiglio InvestItalia e la centrale di
progettazione presso l’Agenzia del demanio.

Caro Ministro dell’interno, caro
Matteo, promuovendo questa crisi di Governo ti sei assunto una
grande responsabilita’ di fronte al Paese. L’hai annunciata
chiedendo pieni poteri per governare il Paese e, ancora di
recente, ti ho sentito invocare le piazze al tuo sostegno:
questa tua concezione, permetti di dirlo, mi preoccupa.
Innanzi tutto, nel nostro ordinamento repubblicano le crisi
di Governo non si affrontano ne’ regolano nelle piazze, ma nel
Parlamento.
In secondo luogo, il principio dei pesi e contrappesi e’
assolutamente fondamentale perche’ sia garantito il necessario
equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse
derive autoritarie.
Caro Matteo, ispiri la tua azione alle concezioni
sovraniste, e spesso ne abbiamo anche parlato. Permettimi
allora di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato
lontano nel tempo, Federico II di Svevia: “Quantunque la nostra
maesta’ sia sciolta da ogni legge, non si leva tuttavia essa al
di sopra del giudizio della ragione, che e’ la madre del
diritto”.
Non abbiamo bisogno di uomini con pieni poteri, ma di
persone che abbiano cultura istituzionale e senso di
responsabilita’. Se tu avessi mostrato cultura delle regole e
sensibilita’ istituzionale, l’intera azione di Governo ne
avrebbe tratto sicuramente giovamento. Ci sono stati molti
episodi e molteplici atteggiamenti che ti ho sempre fatto
notare riservatamente e, purtroppo, delle volte anche
pubblicamente: ad esempio, quest’anno ho provato a partire anzi
tempo per elaborare un’adeguata manovra economica. L’azione di
Governo se ne sarebbe avvantaggiata enormemente; ti ho chiesto
di indicarmi i delegati della Lega a sedere ai tavoli
governativi, mi hai fatto attendere due mesi invano prima di
indicarmi i nominativi; se avessi accettato di incontrare le
parti sociali a Palazzo Chigi insieme a me e agli altri
componenti di questo Governo, avremmo senz’altro accreditato
agli occhi del Paese maggiore coesione della squadra di Governo
ed evitato che potesse essere compromessa l’efficacia
dell’azione comune.

Se tu avessi accettato di venire qui al
Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che
oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi
sul piano internazionale, avresti evitato al tuo Presidente del
Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta
di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso.
In coincidenza dei piu’ importanti Consigli europei a cui ho
preso parte, non sei riuscito a contenere la foga comunicativa
e hai reso pubbliche dichiarazioni sui temi all’ordine del
giorno, creando una sorta di controcanto politico che ha
rischiato di generare confusione, non ha giovato al tuo
prestigio e certo non ha contribuito a rafforzare
l’autorevolezza del nostro Paese. In molteplici occasioni hai
invaso le competenze degli altri Ministri creando
sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per minare
l’efficacia dell’azione. Hai criticato pubblicamente l’operato
di singoli Ministri, incrinando la compattezza della squadra di
Governo, quando io stesso ti avevo pregato, all’indomani delle
elezioni europee, di riferirmi direttamente e riservatamente
qualsiasi osservazione in ordine alla composizione della
squadra di Governo.
La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni
certamente non si improvvisano, ma sono qualita’ fondamentali
per aspirare al ruolo di Ministro dell’interno o anche di
Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha compiti di
responsabilita’, deve lavorare a soluzioni concrete e
sostenibili, senza rincorrere o addirittura sollecitare le
reazioni emotive dei cittadini.

Permettimi un’ultima osservazione.
Questa in verita’ – lo ammetto – non te l’ho mai riferita,
anche perche’ non riguarda specificamente i nostri compiti di
Governo: chi ha compiti di responsabilita’ dovrebbe evitare,
durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli
religiosi. Matteo, nella mia valutazione questi comportamenti
non hanno nulla a che vedere con il principio di liberta’ di
coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza
religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei
credenti e nello stesso tempo, vedi, di oscurare il principio
di laicita’, tratto fondamentale dello Stato moderno.
Amici del MoVimento 5 Stelle, io mi sto rivolgendo alla
Lega perche’ e’ il partito che ha preso l’iniziativa di
interrompere l’azione di Governo, ma invito anche voi a far
tesoro di questa prima esperienza di Governo. Quando si
assumono incarichi di Governo, bisogna essere pienamente
consapevoli delle responsabilita’ che ne conseguono e occorre
evitare, in particolare, di lasciarsi condizionare da sondaggi,
se del caso anche non favorevoli.
Bisogna lasciare che le valutazioni sull’operato di Governo
siano fatte alla fine, a consuntivo.
Mi sono soffermato a lungo fin qui sulla cultura delle
istituzioni, e allora permettetemi di sottolineare che quando
il Presidente del Consiglio si presenta in Aula per rendere una
informativa richiesta dal Parlamento, come e’ avvenuto in
Senato in occasione della vicenda russa, il rispetto delle
istituzioni imporrebbe di rimanere in Aula ad ascoltarlo, e non
c’e’ ragione che possa giustificare un allontanamento.
Signora Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, la
crisi in atto compromette inevitabilmente l’azione di questo
Governo, che qui si arresta. Ma c’e’ ancora molto da operare.
L’Italia infatti sta attraversando un periodo di grandi
trasformazioni: un “tempo di passaggi”, direbbe Habermas. C’e’
un gran bisogno di politica con la “P” maiuscola, che significa
capacita’ di progettare il futuro, esprimendo ad un tempo
visione prospettica ed efficacia realizzativa. Occorre lavorare
per offrire ai nostri giovani giuste opportunita’ di vita
personale e professionale. Ogni giovane che parte e non ritorna
e’ una sconfitta per il futuro del nostro Paese; se non
riusciremo a trattenerli, esporremo l’Italia a un destino di
inesorabile declino.

Le nostre scuole devono diventare
laboratori di apprendimento, dove il “come imparare” deve
essere ben piu’ importante del “cosa imparare”, e i nostri
giovani devono conservare l’attitudine a migliorare
costantemente le proprie conoscenze. E’ necessario orientare
tutto il sistema di formazione verso le competenze digitali,
che saranno sempre piu’ richieste anche nel mercato del lavoro.
E’ necessario potenziare l’intero reparto della ricerca,
realizzando un sistema di coordinamento piu’ efficace tra
universita’ ed enti di ricerca anche attraverso un’agenzia
nazionale. E’ necessario proseguire nelle politiche di
inclusione sociale al fine di recuperare al circuito lavorativo
le fasce della popolazione attualmente emarginate. Ce lo impone
la Costituzione: il pieno sviluppo della persona, il principio
di eguaglianza sostanziale di cui al secondo comma
dell’articolo 3.
Le famiglie che hanno persone con disabilita’ non possono
rimanere abbandonate a se’ stesse. Anche in quest’ambito
occorre procedere con la massima sensibilita’ politica per
lenire questo disagio personale familiare e sociale.
Contemporaneamente al progetto di autonomia differenziata,
che andra’ doverosamente completato – come stavamo facendo –
senza pero’ sacrificare i principi di solidarieta’ sociale e di
coesione nazionale, e’ necessario varare un piano di rilancio
del Sud che contenga un piu’ organico progetto di
valorizzazione degli investimenti e di incremento
dell’occupazione anche nelle aree piu’ disagiate del Paese.
La politica deve adoperarsi per elaborare un grande piano
che attribuisca all’Italia una posizione di leadership nel
campo dei nuovi modelli economici ecosostenibili. Guardate che
partiamo avvantaggiati: in Europa gia’ ci distinguiamo per
l’utilizzo delle energie rinnovabili; dobbiamo puntare
all’utilizzo delle tecniche scientifiche piu’ innovative e
sofisticate per consolidare questo primato. Abbiamo gia’
progetti all’avanguardia – pensate – nello sfruttamento
dell’energia derivante dai moti ondosi. Possiamo sfruttare
nuove tecniche di produzione in base alla cosiddetta
biomimesi.

L’obiettivo da perseguire deve essere
un’efficace transizione ecologica in modo da pervenire a una
articolata politica industriale che, senza scadere per carita’
nel dirigismo economico, possa gradualmente orientare l’intero
sistema produttivo verso un’economia circolare che favorisca la
cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del
rifiuto.
Lo sviluppo equo e sostenibile deve spingerci a integrare
in modo sistematico nell’azione di Governo un nuovo modello di
crescita, non piu’ economicistico. Dobbiamo incentivare le
prassi delle imprese socialmente responsabili, che
permetteranno di rendere il nostro tessuto produttivo sempre
piu’ competitivo anche nel mercato globale. Confido che la
cabina di regia “Benessere Italia”, che ho da poco istituita,
possa tornare ben utile a questi scopi, anche in futuro. E’
necessario promuovere le infinite vie del turismo, valorizzando
l’incredibile ricchezza del nostro patrimonio naturale, storico
e artistico. Questa valorizzazione deve passare anche
attraverso il recupero delle nostre piu’ antiche identita’
culturali, delle nostre tradizioni locali, della bellezza dei
nostri borghi, dei piccoli Comuni. E mi piace ricordare che,
con recentissima delibera, abbiamo stabilito che il prossimo 26
ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni
popolari e folkloristiche.
Occorre perseguire una politica economica e sociale
espansiva, senza mettere a rischio l’equilibrio di finanza
pubblica e con esso il risparmio dei cittadini. Piu’ in
generale, la politica deve reagire alle sfide del mondo globale
rilanciando un ventaglio di proposte e di soluzioni che piu’
volte nei miei interventi ho riassunto sotto la formula “nuovo
umanesimo”. Non sto qui a riassumerle, ma e’ stata questa la
stella polare che mi ha guidato in questi mesi di Governo.

Anche sull’Europa occorre un rinnovato
slancio di responsabilita’. Gli ideali che avevano nutrito le
fasi iniziali del progetto di integrazione stanno via via
perdendo la propria forza propulsiva e il comune edificio
europeo sta attraversando una fase particolarmente critica. A
questa crisi non si puo’ certamente rispondere con un
europeismo che in piu’ occasioni ho definito fideistico, ma
nemmeno si puo’ opporre uno scetticismo disgregatore, volto a
compromettere le conquiste raggiunte in sessant’anni, semmai
invocando il ritorno a sovranita’ nazionali chiuse e
conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari. Occorre
invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo,
restituendo ad esso piena capacita’ attrattiva. Non si puo’
puntare solo al rigore finanziario; occorre riconsiderare
modelli di sviluppo e di crescita che si sono rivelati in
questi ultimi anni fallimentari. Abbiamo bisogno di un’Europa
piu’ sostenibile, piu’ solidale, piu’ inclusiva, soprattutto
piu’ vicina ai cittadini, che mostri considerazione anche per
coloro che abitano le numerose periferie (e non parlo solo di
quelle geografiche). Occorre lavorare per rafforzare i diritti
delle donne, per affrontare le nuove questioni sociali e per
riconoscere nuovi diritti, ai quali l’ordinamento europeo deve
offrire tutela e protezione grazie al suo raffinato sistema di
tutela multilivello, che – credetemi – e’ unico al mondo per
intensita’, per completezza.
Mosso da questa profonda convinzione ho cercato, in questi
quattordici mesi, di indirizzare la politica dell’Italia lungo
il tracciato di un europeismo critico, ma sempre
costruttivamente orientato. Con questo spirito ho affrontato le
fasi piu’ delicate di un confronto con l’Europa, riuscendo ad
evitare all’Italia per due volte una procedura di infrazione
per debito eccessivo, che si sarebbe rivelata particolarmente
dannosa.
Anche la recente designazione di Ursula von der Leyen a
Presidente della Commissione europea e’ un’operazione alla
quale l’Italia ha offerto un apporto decisivo. Nel Consiglio
europeo di fine giugno mi sono personalmente speso per questa
soluzione, scongiurando soluzioni complessivamente meno
favorevoli per il nostro Paese.

Sforziamoci di cogliere tutte le
opportunita’ che abbiamo davanti, piuttosto che contrastare
queste nuove sfide in modo sterile, compromettendo alla fine i
nostri stessi interessi nazionali.
L’Italia ha la possibilita’ di svolgere un importante ruolo
anche sul piano internazionale. Possiamo giocare un ruolo
chiave per ragioni storiche, geografiche e culturali
nell’ambito del Mediterraneo allargato: e’ una regione
attualmente segnata da crisi umanitarie, da insidiosi
conflitti, ma rimane comunque una terra di opportunita’ e
nell’interesse comune occorre lavorare per garantire sicurezza
e prosperita’. Occorre continuare negli sforzi di promozione di
una soluzione politica che ponga fine al conflitto militare che
e’ in corso in Libia. L’Italia deve farsi interprete in Europa
del ruolo positivo che l’Africa puo’ giocare nelle dinamiche
internazionali, promuovendo un nuovo modello di cooperazione
fra pari, che superi del tutto i modelli del passato basati su
approcci asimmetrici. Con varie visite di Stato ho promosso il
miglioramento delle relazioni con Paesi che offrono grandi
opportunita’ di sviluppo al nostro sistema economico, in primis
la Cina (abbiamo aderito, lo ricorderete, alla “Via della
seta”, introducendo i nostri standard europei), l’India, il
Vietnam, la Federazione Russa. Tuttavia, la nostra politica
estera, pur in un quadro geopolitico in forte movimento, deve
rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e
del rapporto con l’Unione europea, di cui restiamo Paese
fondatore.
Mi avvio a conclusione. All’inizio di quest’esperienza,
quando il Presidente della Repubblica mi conferi’ l’incarico,
dichiarai che sarei stato l’avvocato del popolo, promettendo di
difendere con il massimo impegno tutti i cittadini che da
subito, pur non conoscendomi, mi hanno dato fiducia e per
questo li ringrazio. Proprio in ragione di questo impegno devo
oggi concludere. La decisione della Lega, che ha presentato la
mozione di sfiducia e ne ha chiesto l’immediata
calendarizzazione, oltre che le dichiarazioni e i comportamenti
chiari e univoci posti in essere in questi ultimi giorni, in
queste ultime settimane, mi impongono di interrompere qui
questa esperienza di Governo.

Ovviamente ascoltero’ con estrema
attenzione tutti gli interventi che seguiranno, ma voglio
preannunciare che intendo completare questo passaggio
istituzionale nel modo piu’ lineare e conseguente. Mi rechero’,
Alla fine del dibattito parlamentare, dal Presidente della
Repubblica per comunicargli ufficialmente l’interruzione di
questa esperienza di Governo e rassegnare nelle sue mani le mie
dimissioni da Presidente del Consiglio.
Il Presidente della Repubblica, supremo garante degli
equilibri costituzionali, guidera’ il Paese in questo delicato
passaggio istituzionale. Colgo l’occasione per rinnovargli
pubblicamente la mia profonda gratitudine per i consigli e il
sostegno di cui mi ha costantemente onorato.
Ringrazio tutti i parlamentari che hanno fatto parte delle
forze di maggioranza per avermi dato la possibilita’ di servire
l’Italia. Ringrazio anche tutti i parlamentari delle forze di
opposizione: mi avete criticato, avete dissentito dalle mie
opinioni, ma ogni qualvolta sono intervenuto in quest’Aula ho
sempre colto nel vostro atteggiamento, nelle vostre parole,
considerazione nei miei riguardi.
Questo incarico, quest’esperienza, mi lascia una grande
eredita’. Mi ha arricchito enormemente. Mi trasmette, e spero
possa trasmetterla anche ai piu’ giovani che ci ascoltano da
casa, grande fiducia per il futuro del nostro Paese. Io ho
potuto sperimentare di persona che, pur in un contesto molto
complicato, e’ possibile fare politica senza inseguire
affannosamente il consenso sui social, senza dover dipendere
drammaticamente dal titolo di un giornale, senza mai insultare
un avversario politico o inventarsi nemici dietro ogni angolo.
Potro’ testimoniare che, per quanto nell’immediato sembrino
efficaci gli slogan comunicativi, ancora piu’ efficaci si
dimostrano i ragionamenti politici basati sulla forza delle
argomentazioni. Potro’ testimoniare che quando si e’ chiamati a
operare scelte dolorose, come varie volte mi e’ capitato, si
puo’ comunque ricevere l’apprezzamento dei cittadini, se si
riesce a spiegare loro, in piena trasparenza, che queste scelte
sono ispirate dall’interesse generale e non dal tornaconto
personale.

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