Parliamo con Eva Klotz di elezioni e di “Grande Guerra”

di GIANNI SARTORI

  1. Una tua valutazione sulla situazione dei partiti che si richiamano all’identità tirolese dopo le recenti elezioni provinciali di fine ottobre…

R. Die Freiheitlichen ha raggiunto il 17% passando da 5 a 6 consiglieri. Noi, Sued-Tiroler Freiheit, siamo passati da 2 a 3 eletti. Il collega Bernhard Zimmerkofer è della Ahrntal (Valle Aurina), molto radicato, molto tirolese.

Quanto alla Sudtiroler Volkspartei, mi sembra significativo che per la prima volta si sia fermata a 17 eletti e abbia così dovuto rinunciare alla maggioranza assoluta. Finora la SVP non era mai scesa al di sotto dei 18 e ora dovranno ripensarci, valutare le ragioni di questa batosta che mette in crisi la loro credibilità politica. Sicuramente non hanno giovato gli scandali in cui sono stati coinvolti alcuni esponenti del partito, scandali che hanno portato alla condanna di un ex membro della Giunta provinciale e di altri funzionari che in Provincia gestiva l’energia elettrica. Tutti i membri SVP della Giunta hanno perso voti e sono convinta che se anche Durnwalder (presidente della Provincia autonoma per 24 anni ndr) si ricandidava ne avrebbero persi ancora di più. Come capolista hanno presentato Arno Kompatscher, un volto giovane (il nuovo Landeshauptmann ha 42 anni ndr), disinvolto. Nel complesso direi che è andata bene per i patrioti e per tutti quelli che lavorano per la libertà e per l’autodeterminazione.

D. E per quanto riguarda il referendum autogestito?

R. Al momento il referendum autogestito è ancora in svolgimento. La conclusione è prevista per il 30 novembre, i risultati entro dicembre. Si può votare in quattro modi: con internet, con sms, per posta o direttamente nei banchetti che organizziamo nei centri abitati.

Tutti gli aventi diritto al voto per il consiglio provinciale hanno ricevuto una lettera in tedesco, italiano e ladino (complessivamente ne sono state inviate 400mila), un codice personale e busta bianca con scheda per rispondere Si o No in merito all’autodeterminazione per i sud-tirolesi. Con la risposta viene restituito anche il tagliando con il codice personale in modo che quelli che esaminano possano controllare se la persona aveva già espresso il suo parere in altro modo. Allo spoglio saranno presenti osservatori e giornalisti così che non si possa parlare di brogli.

Abbiamo voluto avviarlo in periodo di elezioni per promuover l’idea dell’autodeterminazione e affinché gli altri partiti prendessero posizione. La SVP ha già dichiarato che intende rimanere con l’Italia, mentre Die Freiheitlichen sono a favore di uno stato tirolese indipendente. Noi invece diciamo che non può decidere un solo partito, ma ogni abitante del Sud Tirolo. E’ un principio democratico fondamentale. In prospettiva, resta valido il ricongiungimento all’Austria dato che la legittimità delle nostre rivendicazioni deriva direttamente dalla forzata separazione come conseguenza della Prima Guerra Mondiale.

D . A proposito di Prima Guerra Mondiale. In Italia si vanno preparando i “festeggiamenti” per il primo centenario del grande macello patriottico. Un tuo commento in proposito…

R. All’epoca tutti i maschi tirolesi tra i 18 e i 48 anni vennero arruolati nonostante gli Schutzen fossero una milizia di difesa territoriale. Così il fior fiore della nostra gioventù venne inviato a combattere in Galizia, sul fronte orientale. Nel 1915, con l’imprevista entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria, a difendere il territorio tirolese rimanevano soltanto i giovanissimi (letztes aufgebot, l’ultima leva) e gli anziani. Nessun militare italiano aveva comunque messo piede in Tirolo fino alla fine del conflitto, quando il confine era ancora sotto il lago di Garda. Per l’Austria l’armistizio cominciava il 3 novembre, ma l’Italia proseguì la guerra per altre 36 ore facendo 300mila prigionieri che avevano già deposto le armi.  Questi fatti e la successiva divisione del Tirolo rappresentano il centro delle nostre celebrazioni. Naturalmente la tragedia complessiva della guerra con i suoi milioni di morti viene considerata con tutta l’attenzione e il rispetto che merita.

D. L’anno scorso è stata pubblicata l’edizione in lingua italiana del tuo libro (“Georg Klotz una vita per l’unità del Tirolo” Effekt!Buch, Egna). Emerge con chiarezza non solo la grande umanità e l’amore disinteressato di tuo padre per la libertà e i diritti dei popoli, ma anche il clima da “guerra sporca” (torture, squadre della morte…) che negli anni sessanta prefigurava la futura “strategia della tensione” e le stragi di stato (Piazza Fontana, Brescia, Italicus…). E’ probabile che anche il Sud-Tirolo (come l’Irlanda del Nord e il Paese Basco) sia stato un “laboratorio repressivo” di sperimentazione politico-militare nei confronti di una comunità non omologata. Non sarebbero mancate infiltrazioni e strumentalizzazione da parte dei servizi segreti come aveva documentato Gianni Flamini (“Brennero Connection. Alle radici del terrorismo italiano” Editori Riuniti, 2003). Pensi che tuo padre ne fosse consapevole?

R. Dopo i tragici avvenimenti della notte tra il 6 e il 7 settembre 1964, quando Luis Amplatz venne assassinato dall’infiltrato e rinnegato Christian Kerbler, mio padre si era reso conto di “trovarsi ormai circondato”. Era sicuramente “consapevole della presenza di spie”, ma  non avrebbe  mai pensato che vi potesse “essere un traditore su tre persone riunite”. Mio padre morì nel gennaio 1976 e nel dicembre dello stesso anno Kerbler venne arrestato in Gran Bretagna. Chissà, forse dopo la morte di Georg si era “rilassato”, aveva abbassato la guardia. Nonostante la formale richiesta di Londra, sia l’Italia che l’Austria non ne chiesero l’estradizione e alla fine Kerbler venne rilasciato facendo perdere definitivamente le tracce. Evidentemente nessuno voleva un processo da cui potevano emergere aspetti non chiari dell’operazione del settembre 1964.* Quindi, pur non conoscendo tutti i retroscena, possiamo intuire quale sia stato il ruolo dei servizi segreti. Nel caso di mio padre, non escludo accordi intercorsi per eliminare una figura ormai “scomoda” non solo per Roma.

D. In questo colgo un’analogia con Ernesto Guevara (penso alla foto del “Che” esposta nel tuo ufficio a Bozen) che alla fine venne abbandonato e sacrificato in quanto “scomodo”, oltre che per Washington, anche per Mosca. Tornando al Tirolo,  qualche ombra sembra gravare anche sulla figura di Fritz Peter Molden che in precedenza aveva appoggiato la lotta di tuo padre. Se non ricordo male, Molden era stato un agente dei servizi segreti americani durante la guerra e poi il marito di Eleanore Dulles, sorella di John Foster Dulles, segretario di Stato statunitense e di Allen Dulles, direttore della CIA. Stando a quanto riporta Gianni Flamini, in un’intervista del 1991 Molden riconosceva di aver preso parte all’organizzazione di “stay-behinds nets” (l’equivalente della Gladio italiana) e che l’organizzazione clandestina sapeva in anticipo degli attentati.  

R. Fritz Molden, oltre che editore, è stato un grande giornalista. Potremmo definirlo l’Indro Montanelli austriaco. Ancora negli anni sessanta, a spese proprie, aveva realizzato un’indagine con l’Allensbacher Institut da dove emergeva che la maggioranza dei sud-tirolesi (l’82%) auspicava un futuro separato dall’Italia. E ben il 26% era favorevole anche alla resistenza armata. Per molti anni Molden aveva finanziato la resistenza tirolese per poi ritirarsi dall’impegno quando erano emerse divergenze e posizioni contrastanti. Una parte del movimento voleva limitarsi ad azioni propagandistiche, le “notti dei fuochi”, di valore simbolico. Un’altra componente, tra cui mio padre e una parte del BAS (Benfreiung Auschus Sudtirol, Comitato per la liberazione del Sudtirolo), avrebbe voluto andare fino in fondo, altrimenti, sostenevano “era meglio neanche aver cominciato”.

A questo punto Molden si era ritirato convinto che “se le cose andranno così vi faranno fuori…”. Personalmente ho sempre pensato che in qualche modo si sentisse in colpa nei confronti di mio padre…**

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* Non poche le ombre sull’operazione che portò all’uccisione di Amplatz e al ferimento di Klotz. Stando al diario del  generale Manes pubblicato nel 1991 “la pistola usata per uccidere Amplatz era del maresciallo della compagnia di Bressanone” e secondo il senatore Boato “Kerbler fu fatto fuggire all’estero dai carabinieri”.

**Tra gli episodi (ricordati anche da Gianni Flamini) a conferma dell’intervento dei servizi segreti, le attività di alcuni fascisti italiani (tra cui Sergio Tazio Poltronieri, legato al SIFAR) che compirono attentati in Austria. Recentemente è uscito un libro su Cima Vallona, basato su ricerche di archivio, in cui si sostiene l’innocenza delle persone giudicate e condannate all’ergastolo (ma rifugiate in Austria senza che l’Italia ne abbia mai chiesto l’estradizione). All’epoca la polizia italiana impedì a quella austriaca di compiere il minimo sopralluogo sul luogo dell’attentato (nel territorio di San Nicolò Comelico) costato la vita a un carabiniere, un alpino e due paracadutisti. Anche la proposta austriaca di istituire una commissione mista di indagine venne rifiutata. Secondo Corrado Galimberti, uno degli imputati, Peter Kienesberger “era sul libro paga dei servizi segreti italiani”. Inoltre, in base alla documentazione dell’avvocato Peppino Zangrando, a una decina di chilometri dal luogo dell’attentato si celava un deposito Nasco della Gladio. Un altro preannuncio della “strategia della tensione”?

Va comunque sottolineato che Georg Klotz si era sempre dichiarato contrario all’uccisione di persone. 

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12 Comments

  1. leone says:

    Gli attentati-a persone e cose-nel sud-tirolo/alto adige sono opera dei servizi segreti italiani che utilizzarono metodi “piemontesi” già collaudati e sperimentati sulla pelle degli italiani dal 1848 ad oggi.La strategia della tensione non è degli anni ’60 ma precedente e seguente. Lasciamo fuori,per non cadere nell’ignoranza e nella presunzione,partigiani,fascisti,comunisti,inglesi,guevariani,russi ect.Il Tirolo è dei tirolesi! L’Italia è degli italiani.
    Quanto scritto è confermato da chi-come lo scrivente-ha operato in quei luoghi che,benchè schifato,ha obbedito a degli ordini superiori.A distanza di tanti anni ho ancora in me il complesso delle colpe di altri…….
    Sono pronto a dare testimonianza,anche documentale,innanzi al mondo….

  2. CESARE says:

    Carissimi amici,

    credo di essere da anni un libertario, favorevole alla liberazione dei popoli dalla schiavitù degli stati centrali e dell’economia dai sociopatici dei governi e delle banche centrali.
    Tutto ciò premesso, non sono riuscito a leggere fino alla fine questa intervista.
    Io ho vissuto la mia giovinezza, dagli 8 ai 21 anni in Austria e più precisamente ad Innsbruck, dove gravitava la centrale di questi “patrioti”, credo perciò di conoscere discretamente queste vicende per averle vissute sulla mia pelle.
    Vi racconterò che cosa è successo a me, italiano in Austria a causa della vicenda del Sudtirolo.
    A 8 anni frequentavo una scuola privata italiana ad Innsbruck, che ci pagavamo noi italiani di tasca nostra, non lo stato,ed ogni giorno passavo davanti ad una scuola elementare austriaca.
    Il trattamento che mi veniva riservato dai bambini austriaci era “porco italiano” e botte quotidiane di una ventina di loro. La storia è andata aventi per mesi finchè un giorno ho incontrato da solo il loro capo, un ragazzotto incarognito e pieno di odio, e dopo l’ennesima provocazione l’ho riempito di botte per mezz’ora. E questo a qualcosa ha giovato, ma poichè non era sufficente ho formato un gruppetto di 5-6 ragazzi italiani della mia età, ed insieme abbiamo cominciato a pattugliare le strade del nostro quartiere e ad affrontare a viso aperto i figli di questi patrioti che ci odiavano con tutto il loro essere, finchè hanno cominciato a temerci e ci hanno lasciati in pace nonostante il rapporto numerico fosse di 1 a 5 in loro favore.
    Nel frattempo le auto degli italiani, abitavamo quasi tutti nello stesso palazzo, venivano sottoposte a continui vandalismi e danni.
    Ad un certo punto la polizia austriaca, malvolentieri, è stata costretta a mettere dei poliziotti di guardia 24 ore al giorno davanti al nostro palazzo per le minacce di attentati che avevamo ricevuto dai “patrioti” che oggi voi celebrate, guidati tra l’altro dall’allora padre della signora Klotz.
    Mio padre, una persona distinta, sempre vestito in giacca e cravatta, quando entrava in un locale per bere qualcosa, se veniva riconosciuto come italiano, il minimo che si sentiva dire era “zingaro”..
    All0inizio quando ha ttrovato un appartamento in affitto, dopo un anno, perchè nessuno voleva affittare agli italiani, ha dovuto pagare un affitto di 21 (ventuno) volte superiore al tirolese medio e quasi ogni giorno ci mandavano la polizia a casa perchè noi ragazzini, i miei fratelli ed io, facevamo un po’ di rumore giocando.
    Ho vissuto una giovinezza circondata dall’odio verso gli italiani da parte dei “patrioti”, con il continuo timore ogni volta che venivo in Italia di saltare in aria con il treno su cui viaggiavo. Lo stesso timore che ho successivamente provato quando viaggiavo in aereo ed i terroristi palestinesi facevano saltare gli aerei.
    Questi “patrioti” si sono calmati solo quando lo stato italiano li ha riempiti di soldi e nessuno di questi patrioti sudtirolesi ha mai voluto ricongiungersi con i nordtirolesi e farsi annettere dall’Austria, sarebbero finiti i soldi pagati da tutti i contribuenti italiani.
    Potrei continuare ancora per parecchie pagine, mi fermo qui, ma per favore quando parlate di “patrioti”, documentatevi un po’, non tutto quello che luccica è oro.
    Cesare

    PS: ora vivo ancora all’estero perchè piuttosto di collaborare con il regime sovietico italiano ho preferito emigrare nuovamente, ma non provo odio nei confronti dei tirolesi del nord e del sud,. anzi considero l’Austria come la mia seconda patria, come considero il paese in cui vivo ora ed a cui sono grato per l’ospitalità che mi concede

    • Salice triestino says:

      Quello che ci racconta non cambia nulla, il Sud Tirolo vuole andarsene e bisogna lasciarlo andare. Il suo racconto dimostra solo una volta di più come l’ostinazione dell’Italia a tenersi una regione tedesca, abbia creato ostilità anche verso chi non c’entra nulla.

      E ribadisco il rispetto massimo verso i PATRIOTI tirolesi che hanno combattuto per liberare la loro terra dall’Italia matrigna e ottusa.

    • Sandi Stark says:

      Anche il sottoscritto, quando si presentava in quelle terre da “italiano”, subiva la giusta rabbia degli abitanti. Chi la fà l’aspetti, questa è la regola universale. Invece presentandosi come abitante del Litorale, con il nonno cittadino austriaco, soldato pluridecorato, magari parlando in tedesco, le cose cambiavano notevolmente. Idem mi succedeva in Slovenia ed in Croazia; in Albania, Eritrea, Libia ed altre terre da voi conquistate non so, in Grecia mi accoglievano bene anche da italiano ma penso che i greci siano troppo buoni.

      Mi permetta di non credere al suo racconto di una minoranza italiana di bambini che teneva testa ad una maggioranza di ragazzini tirolesi, sull’Isonzo i nostri battevano regolarmente i vostri nei corpo a corpo, in misura che andava da un minimo di 1 a 3, ad un massimo di 1 a 35.

  3. Il bandito giulivo says:

    Pensando a quanto ci costa il Sud Tirolo mi convinco che facevano bene i partigiani a salutare i crucchi a colpi di Sten…

  4. Simone Brunialti says:

    Personalmente sono di indole meno Gandhiana, ma oggettivamente, come scrive Fidenato “si arma la mano del nemico” Un nemico, ahimè, nettamente più forte e subdolo.

  5. Gilberto Oneto says:

    La pacatezza e l’intelligenza con cui Eva Klotz risponde a questa intervista non possono che confermare la stima e l’affetto che tutti gli indipendentisti provano per questa donna straordinaria.
    Ma l’amico Sartori non poteva risparmiarsi l’accostamento – anche solo in chiave didattica – fra un grande patriota come Georg Klotz e un figuro come Ernesto Che Guevara?

    • Stefano Spagocci says:

      Fra fascisti e comunisti, non si potrebbe essere indipendentisti padani e basta? Che senso ha parlare di “laboratorio repressivo” riferendosi alla Gran Bretagna? Ma ci ha mai abitato il Sartori?

    • marco preioni says:

      Caro Gilberto,
      Il fatto è che i sudtirolesi sono “diversamente italiani”. Ma fino alla prima guerra mondiale erano “diversamente austriaci” e ancor più lo sarebbero se lo ritornassero ora.
      L’ indipendenza costa e la capacità curruttiva degli invasori alletta.
      Marco Preioni

  6. carla 40 says:

    Mi riservo di rileggere con piu’ calma la bella intervista alla Signora Klotz. Chi ha veramente a cuore il destino della propria Terra non pensa alle conseguenze del suo agire. Agisce e basta, come ha fatto suo padre Georg.

  7. Giorgio Fidenato says:

    Dopo la lettura di questo articolo sono sempre più convinto che la lotta per l’autodeterminazione sia sempre e più una lotta non violenta, gandhiana. Se si usa la violenza si arma la mano degli assassini di stato con il beneplacido della popolazione inconsapevole!!!

    • Sandi Stark says:

      Non cambia niente, i regimi delinquenziali di Paesi Delinquenti si comporano con metodi delinquenziali. Nella Trieste degli anni ’50, gli indipendentisti erano più che pacifisti, non ammazzarono e non picchiarono nessuno.

      Ma quando gli italiani videro che stavano per perdere il malloppo o meglio il potere perchè perdevano il consenso elettorale, mobilitarono i servizi segreti ed attivisti pagati che venivano a manifestare con le bombe a mano, che magari gli cadevano di tasca e li ferivano. Ben presto ebbero i loro morti da rivendicare come “martiri”, solite storie. Spesero fiumi di denaro per corrompere i media e per pagare delinquenti grandi e piccoli che volessero fare disordini e picchiare il prossimo.

      Negli anni ’60 i dirigenti dei servizi segreti italiani erano ancor in gran parte ex fascisti dell’Ovra, come i Prefetti ed i Questori. Durante la lotta di liberazione del Sudtirol, i carabinieri torturavano i patrioti arrestati.

      Nel 2001 a Genova le forze dell’ordine italiane agirono come di consueto, molti testimoni ci hanno narrato che cantavano Giovinezza e Faccetta Nera.

      Nulla si crea, nulla si distrugge, ‘talian resta ‘talian.

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