Parlamentari, più li voti e più ti accorgi che servono a nulla

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Abbiamo visto, in un precedente articolo, i guai dei burocratiOra esaminiamo i detentori del 20 % del potere. Come vengono scelti ed eletti i futuri parlamentari? Nella maggior parte dei casi sono selezionati dai maggiorenti dei partiti anche e nonostante le pagliacciate delle primarie. La domanda fondamentale è questa : sono i candidati all’altezza del futuro compito? Che cosa hanno mai gestito, in vita loro, la maggior parte degli eletti? Niente. E neppure hanno mai partecipato, sia pure come dipendenti, alla vita funzionale di una azienda.

Facciamo uno degli infiniti esempi possibili. Il Ministro, dico il Ministro della Sanità, la contestata  ministra Lorenzin ha a mala pena finito il liceo per darsi subito alla politica. Come se la politica fosse il luogo dove si impara a “fare” e non a “parlare all’infinito”. Se fosse stata almeno una infermiera certe sciocchezze non le avrebbe sicuramente dette e fatte. L’unica cosa che sa fare, e bene, è piegare la boccuccia “a sdegno”. Molti, purtroppo, hanno scelto la carriera politica come soluzione alla infruttuosa ricerca di un posto di lavoro. Prendiamo ora i neo eletti, buoni o cattivi che siano, tutti insieme.

Appena si presentano, alla Camera o al Senato nessuno si preoccupa di fornirli di un “Manuale di istruzioni” esistente in una qualunque delle aziende medio grandi e grandi. A questo punto se uno dei novellini ha un’idea per una qualsiasi proposta di legge. La deve mettere per iscritto, ma tale scritto viene subito “digerito” da un ufficio dallo strano nome di Drafting. In questo ufficio il parlamentare-pivello viene squadrato con quell’aria di superiorità, tipica di chi vive a Roma (che, con un  atteggiamento da spocchioso si atteggia come se il mondo l’avesse inventato lui). E qui la proposta subisce il primo cambiamento in nome di una serie di regole o prassi che nessuno ha mai avuto la fortuna di vedere scritte. Va poi in commissione e, successivamente in votazione, dove subisce dei cambiamenti in nome della democrazia (e non solo in tale nome). A questo punto, se tutto va bene, dopo tempi biblici diventa Legge.

Questa legge è carta straccia senza i Regolamenti applicativi. Solo Iddio sa se il Regolamento  di una certa Legge appena approvata, verrà scritto e quando. E nessuno dei potenti burocrati si perita di comunicarlo. Ipse dixit e la cosa va avanti così secondo il piacere dei burocrati addetti. Sempre loro… Se in fase applicativa si ha un qualche inconveniente (o un qualcosa che non sfagiola ai burocrati) ecco intervenire le cosiddette “Circolari esplicative”, che vi spiegano come, per mano divina, una maglietta bianca deve intendersi come nera.

Un tipo di Legge che risolverebbe molti problemi è quella denominata “Legge quadro”. Ossia una Legge che contenga in bell’ordine tutte le regole necessarie a far funzionare un intero settore. Ogni variante o modifica , che si ritenga importante, relativa al settore oggetto della Legge rientra come emendamento della Legge stessa e non dovrebbe mai comparire come Legge a latere.

Una Legge quadro deve contenere in se regole e varianti in sintonia perfetta (o quasi) in modo che al, difuori di essa non ci possano essere sorprese in modo a rendere finalmente reale l’ormai trito concetto (non è ammessa l’ignoranza della Legge) , trito e , ormai diventato addirittura ridicolo poiché neanche i giudici hanno una conoscenza completa e chiara delle Leggi che direttamente o indirettamente un certo argomento. Una Legge quadro, proprio per la sua chiarezza proprio per la sua chiarezza è osteggiata e ostacolata in tutti i modi dai burocrati che vedono in tali norme una minaccia al loro potere (“solo io so dove si trova la chiave del cassetto”)

Al nuovo parlamentare rimangono quindi solo due strade: tornare a casa per continuare a praticare la sua amata professione che tante soddisfazioni gli ha dato o (se una professione non ha ), accodarsi ad uno dei vecchi “margnifoni” accettando qualsiasi compromesso pur di no perdere la poltrona. Quando il pivello non è più tale perché ormai ha acquisito l’esperienza di come si vive nell’ambiente parlamentare allora le cose cambiano. Era partito con l’idea di fare il “volere del popolo” ora acquisisce l’idea di raccontare quello che alla gente piace sentirsi dire e poi ha tutto il tempo di pensare alle giustificazioni per NON aver realizzato il promesso.

Oggi, in caso disgraziato, c’è sempre il modo di dare la colpa a Berlusconi. Per ogni evenienza i padri fondatori hanno subito inserito un articolo in base al quale “ il mandato elettorale non è vincolante” sicchè è stralecito cambiare idea e partito senza che nessuno abbia a eccepire. Ragazzi! Se alla guida di un Tir mettete il primo “pastorello” che capita cosa pensate che succeda?

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3 Comments

  1. marco Preioni says:

    Forse più che “leggi quadro” si auspicano “testi unici”. E’ vero che chi arriva in Parlamento senza avere una preparazione giuridica alle spalle ha bisogno di essere sorretto da funzionari che gli spieghino come si scrive un testo di legge e quali coerenze esso debba avere nell’ ambito dell’ ordinamento giuridico vigente.
    E’ comunque vero che non c’ è in Italia la cultura dell’ apprendistato. Non solo nel pubblico, ma anche nel privato. Dico per esperienza personale che nelle mie diverse attività lavorative non ho mai avuto qaulcuno che appena arrivato mi dicesse cosa fare. L’ unica eccezione, il militare. Appena varcato il portone della Smalp-auc di Aosta sono stato subito inquadrato dai “veci”. Vecchio sano nonnismo, che adesso è punito e che invece aveva un alto valore formativo dell’ educazione e del carattere.
    Marco Preioni

  2. FRANCO says:

    Anche la componente “ricattabilità” è determinante per scegliere i candidati.

  3. Tabernae argentariae director says:

    I candidati alle elezioni vengono scelti dai partiti politici con un solo criterio: il consenso popolare.
    Chi può raccogliere più voti viene preferito a chi è competente, colto, serio, onesto ecc. perché queste qualità non interessano al grosso pubblico, alla maggioranza dei cittadini, i quali infatti eleggono chi è popolare e simpatico, chi sembra “di buon senso” e “alla mano”, chi fa volontariato ecc.
    Una mandria di gente che sarà incapace di qualsiasi iniziativa autonoma, un gregge di beneficiati dalla fortuna (per gli emolumenti) ma schiavi dei funzionari, dei dirigenti, dei grand commis ….che tutto conoscono e tutto possono ed al servizio, anche inconscio, dei peggiori maneggioni !

    Lo stesso Miglio, prima di incontrare la Lega, non aveva avuto alcun successo e, fuori dalla Lega, non ha più avuto alcun successo !

    Alla gran maggioranza del popolo piace così e così esprime il suo potere democratico !

    Questa è l’esperienza che ho acquisito da quando, già prima del ’68, ho voluto interessarmi della cosa pubblica.

    Il popolo non si salverà “da solo” né con i referendum né con la scelta dei suoi rappresentanti….se non emergerà qualcuno in grado di guidarlo !

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