Pari opportunità? Cominciamo dall’autodeterminazione

di GIULIO ARRIGHINI*

Non c’è solo l’autodeterminazione femminile nella società, da madre a soggetto sociale e politico. Tema rispettabile ma è una  verità dentro la libertà dell’autodeterminazione dei popoli, donne e uomini insieme, compresi. Onestamente, siamo sicuri che avere più donne dentro un sistema ormai marcio come quello italiano, cambi le regole sul tavolo? Salvi i cittadini dalla casta? Dai ministri alla Fornero?

Non vogliamo neanche credere che proprio uno come Silvio si impunti sulle quote rosa… E per quale motivo? Non accetta le pari opportunità? In politica e nello spettacolo lui ne ha offerte molte. E’ un generoso. Ha sempre candidato per di più donne di un certo taglio, non candidate raccogliticce ma di spessore. Poi, sia chiaro, va a gusti.

E allora, perché proprio sulle quote rosa Forza Italia ora forza la mano con Renzi? Prova, appunto, di forza, o ci dice che, piuttosto, lui l’accordo sulla legge elettorale non ha intenzione proprio di chiuderlo? Alla faccia del Cavaliere morto e sepolto.

Per di più, in Senato, quello che prima o poi sparirà, il puntello per la Lega sembra stia passando: il salva-Lega sarebbe cosa quasi fatta.  Come chiedevano i berluscones. Insomma, un colpetto qui un colpetto là, il Cav si muove bene in libertà anche se non siede in Parlamento. E il clamore generato dal respingimento “costituzionale” delle quote rosa dimostra quale casino possa uscire se solo Berlusconi si metta ancora di traverso. E tra lotta per gli scrutini segreti, gli emendamenti sui limiti degli sbarramenti se un partito va da solo, in coalizione o fuori dal mucchio, l’inciampo sulle quote, un tema peraltro che compie almeno 30 anni nel Paese, il governo e l’opposizione si incartano dentro la politica che finge di non mettersi d’accordo.

Un’occasione in più per perdere tempo, e sacrificare l’informazione su un tema rispettabile ma stantio. Perché le pari opportunità sono come l’argenteria che si tira fuori per apparecchiare la tavola quando vengono gli ospiti. Poi, si rimettono nel cassetto. Non ci crede nessuno. O si crede fino in fondo in una politica di pari opportunità nell’accesso alle istituzioni, il che vuol dire tempi di vita diversi, servizi e welfare diversi, oppure l’ipocrisia regna sovrana.

Alle pari opportunità di genere vorremmo fossero costituzionalmente vagliate e affiancate anche le pari opportunità regionali e quelle tra politici e cittadini: pari accesso allo “smobilizzo” dei residui fiscali, pari accesso ai fondi perduti, pari accesso alle zone franche, pari accesso ai posti di lavoro, pari accesso alle iscrizioni negli asili nido, pari accesso nelle graduatorie delle case popolari. Pari accesso alle pensioni. Eccole, le pari opportunità di un altro genere, quello dei cittadini di serie B, residenti in stragrande maggioranza al Nord, e i cittadini di serie A, quelli che vanno da Roma in poi e quelli che, sbarcando come immigrati, hanno diritti più  e meglio consolidati. Poi, se arrivano anche più donne in politica, c’è tutto da guadagnarci. Ma la questione sociale, femminile e non femminile, non si limita alla legge elettorale. Di cui, per favore, alla gente proprio non frega un fico secco. Quando soprattutto poi la casta molerà l’osso, saremo tutti uguali.  La frontiera della civiltà passa per l’abbattimento dei privilegi, ma per arrivarci si passa solo traslocando dal condominio Italia. La prima vera grande pari opportunità è l’autodeterminazione, tutto il resto va da sé.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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2 Comments

  1. Alessandro Milano says:

    Questi cianciano di libertà unicamente come su temi che non hanno nulla ché vedere con il concetto di libertà ma unicamente al loro bacino elettorale.
    Ovviamente quando il ragionamento si fa completo ecco frapporsi elementi che ti negano la tua libertà.

  2. luigi bandiera says:

    L’arlecchinata delle quote rosa e’ proprio una itaglianicata.

    Io proporrei le quote per eliminare il divario nella rappresentanza tra il RICCO e il POVERO.

    Tot ricchi e tot poveri… questo si potrebbe fare.

    Non e’ forse vero che il POVERO di cui la sua DEBOLEZZA non e’ rappresentato proprio?

    Ma lo stato itaglia non ha poveri perche’ altrimenti non sarebbe etichettato bel paese.

    Qui e’ un Paradiso Terrestre e di poveri nemmeno l’ombra… secondo i piu’ sapiens che sono lì a rappresentare il popolo sempre piu’ snobbato e maltrattato perche’ appunto reso POVERO.

    Il povero ha da sempre un solo obbligo: PAGARE..!!

    Dato il suo status NON sara’ MAI RAPPRESENTATO..!

    Altrimenti, chi pagherebbe..?

    Il RICCO?

    Uhm…

    Non credo proprio.

    …essere o non essere… poveri di cui la rappresentativita’ negata tout court.

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