BUROCRAZIA, UN GANGLO CHE SEMBRA INESTIRPABILE

di ANGELO PELLICIOLI

C’è chi dice che la burocrazia sia frutto della rivoluzione bolscevica del 1917, chi invece sostiene che già, oltre un secolo prima, Napoleone l’aveva inventata, utilizzando i Prefetti, per tenere sotto controllo l’intero territorio francese. Sia l’una che l’altra tesi, quand’anche degne di considerazione, non rispecchiano, però le vere origini del fenomeno. Già ai tempi dell’impero romano, infatti, si possono trovare segni di parassitismo legale ed amministrativo. Tant’è vero che persino nei Vangeli viene citato un’anatema con il quale Gesù ammonisce gli uomini di legge e di governo: “Guai a voi, dottori della legge che ponete enormi pesi sulle spalle del popolo, mentre Voi trovate sempre il modo di non sottostarvi…”

In Italia, oggi, l’equazione: burocrazia = mala amministrazione pubblica, è più che mai sentita. Siamo portati infatti, e con buona ragione, a considerare burocratico qualsiasi comportamento messo in atto dagli uffici pubblici. E tutto ciò in considerazione di tante amare esperienze vissute in proposito sulla nostra pelle. Parlare pertanto di abbattimento della burocrazia, mediante una radicale riforma della pubblica amministrazione, risulta del tutto inutile e soprattutto non più credibile. Le passate esperienze, dalla riforma Bassanini fino alla più recente riforma Brunetta, ci hanno più che mai convinto che non è partendo dall’alto che si può sconfiggere il nemico numero uno dei cittadini.

La burocrazia va attaccata e sconfitta con le stesse armi delle quali essa si nutre: cioè partendo dal basso, con la politica dei piccoli passi. Piccoli, ma significativi. E profondamente incisivi. Seguendo tale logica andiamo ad analizzare alcune anomale situazioni e vessazioni burocratiche, argomentando una serie di possibili e pratiche soluzioni, che possono sembrare, a prima vista, ovvie ed insignificanti, ma che rivestono, secondo l’assunto sopra ricordato, enorme importanza, almeno per incominciare a invertire la rotta.

Iniziamo occupandoci della la Legge n. 212 del 2000, più comunemente conosciuta come “Statuto del Contribuente”. Legge che, secondo i più buoni propositi iniziali, era stata varata per dotare il cittadino di un forte strumento di difesa nei confronti dello strapotere, anonimo ma asfissiante, degli uffici pubblici. Ebbene, questa legge è stata, nel corso degli ultimi dieci anni, talmente modificata e stra-rifatta, che ha finito per perdere qualsiasi valenza difensiva per il cittadino contribuente. Ma perché è potuto accadere ciò? Semplicemente perché, non rivestendo essa una valenza costituzionale, poteva, in ogni e qualsiasi momento successivo, essere modificata, a piacere del legislatore (che di burocrazia si nutre e sulla quale si regge ed attinge notevoli benefici), attraverso successive leggi ordinarie deroganti i principi essenziali in essa contenuti. Se questa legge, infatti, era stata concepita dal legislatore quale pilastro di difesa da parte del (suddito) contribuente, facendo da contraltare allo strapotere burocratico dello Stato, la stessa, a seguito delle numerosissime deroghe apportate da successivi provvedimenti legislativi ed amministrativi, è stata talmente annacquata da non servire, oggi, quasi più a nulla. E pensare che il contenuto di tale Statuto annovera principi basilari per la regolazione dei rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione. Tra i quali basti segnalare: la regolamentazione dell’indiscriminato proliferare delle norme tributarie, l’irretroattività delle norme fiscali, la mancata applicazione di sanzioni in caso di incertezza normativa, la garanzia di difesa del contribuente nei confronti dell’Erario, e via dicendo.

Quale, dunque un primo passo semplice, utile e necessario per ripristinare parità di rapporti fra stato e cittadini, fornendo un definitivo ed importante strumento di chiarezza e di garanzia, al fine di mantenere quel rapporto di pacifica convivenza sul quale deve basarsi un moderno Stato di diritto? Dotare di valenza super legislativa tale Statuto, trasformando la Legge 212 del 2000 in Legge costituzionale; in modo tale che successive leggi ordinarie non possano più inficiare il contenuto di tale “magna carta del contribuente”. E’ proprio così impossibile?

Vi sono partiti disposti a supportare tale sacrosanto diritto di difesa da parte dei cittadini contribuenti, oggi tartassati e vessati come non mai?

I nostri ciechi politici romani non percepiscono che qui non si tratta solo di stoppare i soliti ripetuti, ed ormai cronici quanto inutili, prelievi monetari dal portafoglio degli italiani, ma anche e soprattutto di far uscire dal pantano burocratico e fiscale il mondo imprenditoriale (specie quello medio piccolo), per far ripartire l’economia e quindi uscire dalla crisi che ci attanaglia. Tale forzato immobilismo delle imprese e dei commerci imposto dallo statalismo, stante la grave crisi economica in atto, sfocerà certamente in un disastro economico. Disastro che porterà, a sua volta, a forti momenti di tensione sociale. Il tutto grazie alla burocrazia non solo divoratrice di danaro pubblico, ma pure fautrice di uno strozzinaggio fiscale al quale i cittadini devono, obtorto collo, soggiacere, pena pesanti sanzioni economiche.

Non è più che sacrosanto che di fronte ad un fisco vorace, che oggi vuole riscuotere in anticipo tutte le imposte che accerta senza nemmeno concedere prima il beneficio dell’equa difesa al contribuente, l’unico strumento di garanzia a disposizione di quest’ultimo, non venga dotato di veri costituzionali poteri di difesa?

Fateci un pensierino signori del palazzo: politici o tecnici che siate. Con i tempi che corrono, la doppia corda che vi tiene legati all’apparato burocratico di Stato (dal quale traete tra l’altro lauti guadagni a spalle nostre) non può essere tirata ancora per molto. Se non siete in grado di adempiere sollecitamente e radicalmente al compito per il quale siete stati chiamati dagli elettori, garantendo loro un minimo di difesa fiscale, fatevi da parte e lasciate che siano le entità locali ad autogestirsi, eliminando, una volta per tutte leggi insensate, parassitismo statale e burocrazia asfissiante.

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4 Comments

  1. michelberg says:

    il controllo fiscale asfissiante e’ solo l’anticamera

    del controllo mentale globale …..

    il ceto medio deve esser eliminato perche e’ quello che ha iniziativa e un cervello non asservito a pecora .

    cioe’ pensa …..perche’ non e’ massa ….quindi non controllabile .

    e il sig. Monti ne sa qualcosa perche’…. o e’ totalmente fuso
    …….oppure sa fin troppo bene quello che fa .

    oe’ …ma una tiratina di orecchie al prof. giarda
    non la facciamo ?
    mi pare che sia ministro di qualcosa ….credo relativo alla gestione pubblica…..ma non si vede e non si sente …
    ..
    forse da rettore della universita’ cattolica si sente succube di un bocconiano da quattro soldi ( altrui )

    allora…. Angelo …ritorni a dar battaglia ?

  2. giuseppe says:

    Come si fà a non concordare col signor Pelliccioli?
    La riforma burocratica è la madre di tutte le riforme, ma
    sono troppi gli interessi “sotto”, perciò sarà una “gara dura”.
    Queste evidenti difficoltà non devono essere però una “scusa” per la “resa” senza condizioni.

  3. mark says:

    ganglio

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