Papa Francesco in “guerra” con la Turchia. La chiesa orientale, in croce con islam e comunisti

di STEFANIA PIAZZOratzinger

Forse è arrivato inaspettato l’attacco di papa Francesco sul genocidio degli armeni. Per un pontefice sudamericano nato lontano dalla storia di questa Europa, l’uscita decisa e netta su una tragedia che ha segnato il cammino delle chiese cristiane in oriente, perseguitando milioni di innocenti, ha di sicuro spiazzato la politica, i governi, le ambasciate, i negazionisti, quelli che vogliono starne fuori, compreso il governo italiano che vergognosamente non prende posizione e si aggiudica il tapiro del silenzio della complicità.

I meglio informati spiegano questa accelerazione del pontificato del papa argentino come un passaggio di testimone tra papa Ratzinger, che aprì un necessario e proficuo dialogo con le chiese d’oriente e questo papa, appunto. Perché sono loro, le chiese cristiane, le chiese cattoliche ortodosse, ad aver pagato e a pagare ancora il prezzo della persecuzione. Hanno subito e subiscono ancora il comunismo. Hanno subito e subiscono ancora l’islam. Sono chiese guerriere sul fronte perenne di guerra, quelle che pagano il tributo di carne e sangue umani nel vecchio continente.

Sono chiese identitarie e gelose, forti della loro tradizione, delle loro profonde liturgie che sprigionano spiritualità e legame con le origini sicuramente più che la chiesa romana. Gli armeni erano e sono cristiani, e la chiesa armena è stata crocifissa. Perseguitata. La reazione di Erdogan, “avverto il papa, non ripeta questo errore”, dice tutto. E in poche parole sta il nervo scoperto di un premier che ha come controparte tutte le chiese d’oriente, quelle che sono partigiane contro le dittature e i regimi riformatori…

Il Papa non poteva e non doveva soprassedere al grido di aiuto e al sodalizio spirituale rafforzato da papa Benedetto XVI con i fratelli d’oriente. E’ non solo la difesa della cristianità ai confini dei vecchi imperi, ma è quel che resta da difendere dell’Europa cristiana, omaggiata a parole dai politici, ma che al momento di pronunciare una parola che riconosca almeno le verità storiche, afferma che non è affare nostro occuparsi di un genocidio. Anche di questo, il governo Renzi ne pagherà il conto.

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1 Commento

  1. Dan says:

    Nel medioevo nessun regnante, neanche straniero avrebbe osato minacciare così il papa perchè altrimenti imparava in fretta a farsi il segno della croce.
    Ma questo non è più il medioevo e si vede

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