ANCHE L’MMT APRE AL FEDERALISMO

di FRANCESCO MONTANINO

Rimini – Gli economisti della MMT vanno all’attacco dell’Euro, ma al termine del secondo giorno dei lavori emergono alcune interessanti e significative considerazioni. Il summit della MMT è stato infatti incentrato sui danni causati dall’introduzione della moneta unica europea e dalle ricette individuate da questi economisti per risollevare le sorti del Bel Paese. Oltre che alle pesantissime accuse rivolte a Prodi, D’Alema, Ciampi, Monti e Draghi caduti sotto il fuoco di fila delle disamine dei post-keynesiani che hanno accusato tali personaggi (che ormai sono considerati nefasti da chiunque) del crollo del welfare state.

Come prevedibile, è nel ruolo dello Stato quale protagonista assoluto nella scena economica che si poggiano le teorie della MMT. Stato che dovrebbe provvedere ad intervenire in tutte le fasi economiche, alimentando consumi e spesa pubblica nelle fasi di recessione (con la previsione anche di un’apposita Riserva di Sicurezza per aiutare e sostentare i disoccupati) e viceversa con tagli alle spese ed inasprimento fiscale nelle fasi di espansione.

La classica impostazione keynesiana, insomma, dove l’alimentazione della domanda da parte dello Stato nei periodi di crisi, viene nuovamente riproposta con la variante della ritrovata sovranità monetaria che permette di emettere una quantità pressoché illimitata di carta moneta. Sono state finanche snocciolate delle cifre sui costi sociali della disoccupazione (negli USA, arriva, secondo una recente stima, a 38.000 $ annui) oltre che sulle conseguenze di carattere psicologico, sfocianti in drammi familiari. Ma è sul ruolo delle tasse quali regolatori dell’intero sistema che si poggia la validità di queste teorie, che sono criticate perché generatori di inflazione. Quasi come se fossero una valvola da aprire o chiudere a seconda dei casi, proprio per garantire la stabilità dei prezzi che come sappiamo è uno degli obiettivi inderogabili su cui si poggiano le istituzioni europee.

Però proprio al di là del semplice assioma sopra proposto, resta comunque il dubbio su quale possa essere considerato il livello di PIL oltre il quale (o al di sotto del quale, a seconda dei punti di vista) lo Stato debba poi realmente intervenire per ripristinare l’equilibrio macroeconomico generale. Per fare un esempio banale, sulla base di quali parametri possiamo affermare che un incremento del PIL annuo del 2% sia troppo alto o troppo basso per poter decidere se aumentare o diminuire le tasse e/o la spesa pubblica?

Ma oltre a questo punto, sono emersi degli spunti significativi come ad esempio quali  amministratori pubblici dovranno attuare queste misure economiche, quale forma di governo dovrebbe poi permettere di metterle in pratica ed infine quale potrà essere il livello di qualità di questi servizi forniti dallo Stato.

Nessuno dei relatori ovviamente l’ha detto. Ma queste domande – incredibile, ma vero – trovano un’unica sorprendente, quanto implicita risposta: è il federalismo quale espressione della volontà delle singole comunità presenti sul territorio, a garantire il giusto sistema di pesi anche in un sistema dove è lo Stato ad ergersi a regolatore dell’economia.

Vediamo di capire subito il perché. Se teniamo a mente l’organizzazione tipicamente burocratizzata e centralista di questo Stato, viene subito da dire che tali teorie fallirebbero seduta stante e senza alcun dubbio, dal momento che non sarebbero altro che la riproposizione di ricette che hanno contribuito a portarci all’attuale disastro. Spesa pubblica incontrollata, clientele, assistenzialismo e corruzione la farebbero infatti nuovamente da padrone, e riproporrebbero poi ancora una volta lo scottante problema della trasparenza degli amministratori pubblici. Per non parlare poi di chi rivestendo un ruolo statale, non lavorerebbe in maniera efficiente infliggendo un grosso danno alla collettività, sotto forma di servizi forniti di pessima qualità. Sappiamo benissimo che quello italico è un sistema dove oltre che con questi risaputi problemi, bisogna pure fare i conti con l’incapacità e le conclamate inadeguatezza ed arroganza della nostra classe politica che si permette non solo di depredare il denaro pubblico proveniente dalle nostre tasse. Ma anche di sperperarlo in malo modo, oltre che di svendere, come purtroppo abbiamo imparato a constatare, ampi pezzi della nostra sovranità anche e soprattutto politica, agli interessi molto oscuri di lobby e potentati internazionali.

Il necessario punto di congiunzione con la risposta emersa sia pur implicitamente da questo interessante dibattito – ovvero il federalismo – sta in una nuova etica della politica, dove i rappresentanti dei cittadini sono poi tenuti a fare gli interessi delle comunità di appartenenza. E qui si arriva a capire il perché la forma di stato federale sul modello elvetico può essere il modo per tenere sotto controllo la politica, proprio perché attraverso il controllo diretto dei cittadini che sanno cosa fare, il controllore finalmente può essere controllato e subito cacciato via, se non dovesse tener fede ai propri impegni! Morale della favola: lo Stato ed i suoi apparati si mettono davvero al servizio di tutti noi che possiamo monitorare direttamente l’operato dei nostri pubblici amministratori.

Indipendentemente da quelle che saranno le ricette economiche che si riterrà giusto ed opportuno adottare per risollevare le sorti di questo Paese, siano esse keynesiane o neoliberiste, il dato di fatto più significativo è che l’idea federale di Stato si rivela essere sempre quella vincente!

Del resto, dietro una domanda da noi postagli su quale possa essere una possibile forma di stato che adotti le ricette del MMT, lo stesso Paolo Barnard ha ammesso di “non escludere a priori anche l’adozione di un modello federale, visto che per me l’importante è che le singole comunità locali decidano di adottare una propria moneta sovrana, anche con strumenti di democrazia diretta”. Carlo Cattaneo, dunque, ancora una volta aveva ragione…

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

18 Comments

  1. Francesco CH says:

    Visto che l’articolo pone in relazione la MMT con il federalismo vorrei sottoporre all’autore una applicazione semplice e geniale della MMT che diventa utilissima in chiave federalista: il tax backed bond ( http://it.wikipedia.org/wiki/Tax_backed_bond ).

    Il tax backed bond è un titolo pubblico a cui è aggiunta una clausola per cui se (e solo se) l’emettente fa default tale titolo può fungere da buono usabile per pagare le tasse e dunque diventare un biglietto di stato ( http://it.wikipedia.org/wiki/Biglietto_di_stato ) a tutti gli effetti, cosicché se un investitore detiene un titolo in euro di questo tipo, ad esempio del valore di 1000 euro, e l’ente che lo rilascia non riesce a rispettare il pagamento degli interessi o del capitale, l’investitore ha il diritto di convertire questo debito effettuando pagamenti fiscali verso l’ente emettente.

    In pratica, nel caso dell’Italia, ciò equivale a riacquisire la sovranità monetaria pur senza uscire dall’euro.

    Come l’autore sicuramente ben sa, una delle caratteristiche di una nazione è quella di battere moneta. Solitamente questa facoltà è monopolistica, cioè in pratica solo lo stato può rilasciare moneta.

    Siccome però lo stato federale è suddiviso in più livelli e ciascuno di essi dispone di una cospicua sovranità fiscale (=facoltà di imporre tasse) ciascuno di questi livelli può sia emettere debito sia conseguentemente dichiarare l’insolvenza.

    Insomma, con il federalismo viene anche l’autonomia fiscale, e con l’autonomia fiscale viene il rischio che l’ente locale fallisca.

    Cioè provoca il rischio concreto che lo stato federale sia costretto, in caso di evenienza, a intervenire per ripianare il debito locale onde non evitare il fallimento dell’ente locale. In casi simili, lo stato locale è costretto a gravarsi del “rischio morale” di cui in origine l’ente locale si era fatto carico.

    Insomma, in questi casi finisce immancabilmente che i debiti di qualcuno vengano scaricati sulle spalle di qualcun altro minando in questo modo uno dei principii del federalismo ossia l’indipendenza dei vari livelli di autonomia.

    Solitamente, per ovviare a simili rischi, il governo pone a livello federale la regola del pareggio di bilancio a tutti gli enti locali, ma si tratta di una mossa pericolosa poiché in caso di crisi o di emergenza l’ente locale si ritrova suo malgrado a essere forzato a seguire politiche di austerità aggravando sia le crisi sia le emergenze.

    Invece un sistema geniale, semplice e innovativo per affrontare in modo superbo il problema è quello di permettere agli enti locali esclusivamente l’emissione di tax backed bond.

    Facciamo un esempio concreto: la regione xxx ha i conti sanitari disastrati. La situazione è di default. A questo punto la regione fa scattare la clausola del tax backed bond e trasforma i suoi bond in biglietti usabili per pagare le imposte regionali. Ecco che in questo modo la regione ha appena “monetizzato” il suo debito, cioè ha trasformato un suo debito in moneta. Cioè la regione stessa è come se avesse emesso moneta.

    Il vantaggio è duplice: prima di tutto non si scarica sulla collettività generale, cioè sullo stato federale, un debito, e siccome tutti i cittadini e le imprese presenti in quella regione debbono pagare le tasse alla regione ecco che questa moneta regionale, che nel caso dell’Italia sarebbe emessa in euro, circola tranquillamente e può essere usata per effettuare qualsia pagamento.

    Ovviamente è pensabile che un simile schema sia attuabile quasi esclusivamente su base regionale e non su base provinciale e comunale, ma comunque ciò sposterebbe le garanzie (cioè la “patata bollente”) inerenti al debito locale su scala regionale e non più su scala nazionale, così se un comune (o una provincia) di una specifica regione andasse in insolvenza allora sarebbe la regione a cui tale comune (o provincia) appartiene a garantire quel debito comunale (o provinciale) e non più lo stato a livello federale.

    In questo modo si preserva la fiscalità generale da rischi locali, ma non si forzano gli enti locali in politiche fiscali che possono fare detonare recessioni economiche.

    In altre parole, si tratta di applicare l’idea del tax backed bond, che è stata concepita per gli stati membri dell’eurozona, anche ai livelli amministrativi inferiori.

    Un simile schema sarebbe di enorme beneficio alla costituzione di una nazione autenticamente federale in una ottica di sussidiarietà, garantendo con grande equilibrio la necessaria autonomia dell’ente locale senza però porre in alcun rischio il bilancio dello stato federale.

  2. stefano says:

    MMT? Una manica di idioti.

    • Leonardo says:

      PERSONALMENTE, SOTTOSCRIVO LE TUE PAROLE. QUESTI PENSANO DI PORTARCI DALLA PADELLA NELLA BRACE! IL QUOTIDIANO E’ PERO’ APERTO AL CONTRADDITORIO FRA PUNTI DI VISTA DIVERSI, COME QUELLI CHE SULLO STESSO ARGOMENTO ESPORREMO NEI PROSSIMI GIORNI

  3. mario says:

    avete mai un’idea nuova? Risposta: no, mai! L’MMT è semivecchio, un po’ come l’anno sabbatico per la bibbia e chi la capisce almeno dal punto di vista della cacciata dei cambiamonete dal tempio… ok, la metà hanno già saltato al commento sotto… vabbè, il punto è uno solo: NO EURO, SI’ MONETA LOCALE. Così cme hanno fatto l’europa unita dall’euro, così dovremmo puntare all’atomizzaione dell’europa e poi dell’italia per mezzo delle monete locali. Basta condividere la centralità bancaria e monetaria: ognuno pensi per sé… e chi è bravo, faccia una banca per scambiare la sua moneta con quella del vicino. Concetti radicali? Certamente, una società che si parla addosso senza nessun nesso con la VITA, è un essere morente. Il Dottore pietoso rende la piaga verminosa… ok, ho messo insieme troppe metafore… tantononleggenessuno..

  4. Roberto Fedeli says:

    Forse è ot, ma quando parlano di aumentare o diminuire il pil che cosa intendono? politiche espansive a livello monetario possono aumentare il pil a livello nominale ma nella realtà la maggior parte dei casi la ricchezza i beni e servizi prodotti diminuiscono, o se aumentano ma sono superflui sono destinati comunque a contrarsi. Non c’è nulla da fare, l’equilibrio lo trova sempre è solo il mercato, i pianificatori possono solo distorcere questo equilibrio con le loro politiche causando danni maggiori per la maggior parte delle persone.

    • Francesco CH says:

      No, no, c’è molto da fare perché non funziona affatto così, bisogna vedere dove questi soldi vanno veicolati perché se li usi facendo grossi investimenti nell’industria e nell’aumento della produzione allora non è affatto detto che si generi inflazione, ma è ovviamente la teoria quantitativa della moneta ( http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_quantitativa_della_moneta ) a essere rimessa in discussione dalla Teoria Monetaria Moderna.

      La Teoria Monetaria Moderna ( http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_Monetaria_Moderna ) sotto questo aspetto non fa altro che riprendere il discorso là dove Keynes lo aveva interrotto:

      http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_generale_dell%27occupazione,_dell%27interesse_e_della_moneta#La_funzione_dell.27occupazione.2C_la_sua_elasticit.C3.A0_e_il_livello_dei_prezzi

      “…La critica di Keynes alla teoria quantitativa della moneta parte dalla considerazione che un aumento dell’offerta di moneta non causa, ipso facto, un aumento dei prezzi. Un eventuale aumento dei prezzi potrebbe essere spiegato solo attraverso l’aumento della domanda conseguente a una discesa dei tassi di interesse, ma solo per aumenti di domanda al di là del livello di piena occupazione. L’automatismo tra livello dell’offerta di moneta e livello dei prezzi, quindi, non viene preso in considerazione se non quando l’elasticità della produzione rispetto alla domanda diventa pari a zero. Da questo punto in poi, infatti, i lavoratori non accetteranno più salari reali decrescenti o costanti e l’aumento dei salari monetari che ne deriverà dovrà essere compensato da un aumento dei prezzi. Cosicché nel sistema non cambierà nulla dal punto di vista reale, ma si avrà solo ed esclusivamente inflazione. Solo in questo caso la teoria quantitativa della moneta è rispettata…”

  5. Giacomo says:

    l’MMT è una teoria che giustifica, anzi santifica le spese dissennate dello stato per sostenere l’economia. Sono dei pazzi gravissimi e dar loro credito non è saggio.

    • rosanna says:

      esatto!!! meglio seguire le teorie di Rockfeller

      • giaino says:

        ma lei, signora Rosanna, ha idea di che cosa sta parlando?

        ha mai letto qualche grafico sull’andamento della spesa pubblica, qualche dato riguardante il modo in cui lo stato sperpera il denaro dei cittadini?

        si è accorta che un po’ alla volta stiamo diventando sudditi? si è accorta che chi ha un’azienda, come me, non ha più alcun interesse a mantenerla?

        lei è disposta a credere che un pugno di burocrati sappiano gestire meglio il suo denaro di quanto faccia lei stessa?

        lei è disposta a consegnare l’amministrazione della macchina più grande e più corrotta ad una banda di truffaldini che non sanno nemmeno cosa sia il pil, e non gliene frega niente di saperlo.

        si è accorta che negli ultimi dieci anni la massa monetaria è aumentata di 3 volte e ci troviamo nella merda?

        si è accorta che il concetto di debito pubblico autorizza i cialtroni di cui sopra a spendere più di quanto si incasserà mai?

        si è accorta che ogni volta che viene stampato o creato un euro in più, l’euro che lei ha in tasca vale di meno?

        • rosanna says:

          ma lei ha fatto caso che rispondevo al sig. Giacomo? E’ da un pezzo che mi sono accorta di tante cose, purtroppo…e quando saremo nella miseria completa se ne accorgeranno tutti.

        • rosanna says:

          aggiungo anche che io di cognome non faccio ne’ Monti, ne’ Tremonti, ne’ Agnelli ne’ Veltroni e non sono mai stata invitata ai meeting del Bilderberg. Sono un’ artigiana dal 1980 che ha vissuto del suo lavoro e dei suoi sacrifici ed ho sempre dato ai ladri quello che mi hanno chiesto.

Leave a Comment