Panebianco, la secessione e il “protettorato” che serve all’Italia unita

di TONTOLO

In genere sono un estimatore di Angelo Panebianco, noto politologo bolognese e uno degli editorialisti principe del Corrierone. Ma quanto ha scritto stamattina sul giornale di via Solferino proprio non lo capisco. In pratica l’illustre professore ci dice che è pericoloso assecondare le tentazioni di abbandonare l’euro – e non si riferisce proprio all’ultimo Berlusconi, ma a personaggi che ritiene del suo livello quali Paolo Savona e Antonio Martino – perché questa piccola e squinternata Italia si ritroverebbe come una zattera in mezzo al mare senza poter più contare su aiuti esterni. Anzi, siccome lo Stato è più conciato che mai, la politica non ha più alcuna credibilità e capacità di affrontare le grandi questioni, il divario fra Nord e Sud si fa sempre più evidente, in poco tempo, senza più vincoli esterni, esploderebbero le spinte alla disgregazione (mai però viene citata la parola secessione) e si perderebbe tutto quanto costruito negli ultimi sessanta anni. Ma scusi, prof., ci ha appena ricordato che il risultato di questi ultimi 60 anni è quanto di peggio ci potesse capitare (Stato ridotto a uno schifo, politica che sta peggio ancora e divario Nord-Sud sempre più grande) e alla fine ci dice che è meglio tenerci questo schifo piuttosto che affrontare il futuro ciascuno con le proprie forze? La sua è una potentissima contraddizione, se non fosse che Lei probabilmente considera i cittadini italici incapaci di fare da soli, visto che prima sono stati “cementati” dalla guerra fredda e dalla presenza dell’America e oggi sono tenuti insieme solo dall’Unione Europea. Evidentemente Lei considera i suoi connazionali non abili né arruolati, e in parte ha ragione. Ma prima o poi deve venire l’occasione che provino a camminare da soli, senza aiuti esterni o uomini della provvidenza…

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3 Comments

  1. michela.verdi says:

    Quanto detto da Panebianco dimostra che l’UE per questi professori e politici è un surrogato dello Stato nazionale, un’ancora di salvezza, un modo per salvare a livello più alto quello che va in crisi negli Stati. Il problema è che, e se ne accorgeranno presto, salvare quello che va in crisi in comunità politiche più piccole creando macro-Stati come quello europeo porterà a disastri ancora peggiori e a un collasso generalizzato della stessa civiltà europea, la cui ricchezza è sempre stata la diversità e la pluralità estrema.

  2. Bacchus says:

    Penso che l’Italia è arrivata in una posizione da dubbio amletico. Come giustamente si è scritto lo Stato è più conciato che mai, la politica non ha più alcuna credibilità e capacità di affrontare le grandi questioni e aggiungo che l’industria è con il culo a terra, come mostra l’andamento degli ordinativi (12.3% ad aprile, dopo un -14.3% di marzo). La domanda interna tiene ancora (-0.3% in maggio), mentre l’export è crollato (-4.0%). La competitività dell’Italia sui mercati stranieri è ridotta ormai ad un lumicino, come ha evidenziato il presidente dell’associazione degli esportatori tedesco (Anton Börner BGA) sull’Handelsblatt: «L’Italia ha esportato solo per 375 miliardi di euro, che è un terzo delle esportazioni tedesche; sui mercati mondiali, l’Italia non è più praticamente presente, la competitività è diminuita drasticamente negli ultimi anni.» Con queste premesse iniziali, dove va l’Italia da sola? Magari anche con l’etichetta adosso di essere una nazione inaffidabile, che non è stata capace di adattare la propria industria alle richieste di un mercato unificato…

  3. alberto says:

    scusa Tontolo, ma lui con questo schifo ci mangia, se le cose cambiassero chissà se sbarcherebbe il lunario… in fin dei conti è sempre stato del sistema

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