Palermo, fallita la municipalizzata dei rifiuti. E adesso chi paga?

di GIORGIO CALABRESI

In una Palermo invasa dall’immondizia,  e’ arrivata la prevedibile decisione del tribunale di Palermo: l’Amia, la municipalizzata per la raccolta dei rifiuti, interamente partecipata dal Comune di Palermo, e’ fallita. Dopo anni di commissariamento, durante i quali l’azienda ha continuato a perdere mediamente 2,5 milioni al mese (i debiti accumulati nell’ultimo decennio ammonterebbero a circa 180 milioni), la strada del fallimento si e’ rivelata l’unica possibile. Il sindaco Leoluca Orlando ha convocato una conferenza stampa e chiesto scusa alla citta’, annunciando che la raccolta’ continuera’ e che sara’ trovata una soluzione per dare continuita’ lavorativa ai 2.252 dipendenti, in stato di agitazione da settimane. Ricordando che nel 2000 aveva lasciato i conti in ordine, Orlando attacca la precedente amministrazione e la dirigenza della societa’. ”Chiedo scusa ai palermitani per la vergogna alla quale sono stati sottoposti – ha detto il sindaco -. E’ la piu’ grande azienda italiana tra le partecipate dagli enti locali che fallisce. Siamo molto rammaricati, perche’ 12 anni fa era una delle aziende piu’ evolute. Gli anni successivi sono stati caratterizzati dalla mala gestione e dalle ruberie, decretate anche da procedimenti penali in corso. Abbiamo avuto amministratori assolutamente inadeguati a svolgere il loro compito. Nei tre anni di gestione commissariale si sono accumulati 90 milioni di euro di debiti”.

Durante la notte, ormai da settimane, cittadini esasperati hanno bruciato cassonetti in tutti i quartieri della citta’, soprattutto nella periferia, dove i cumuli di spazzatura invadono intere carreggiate bloccando il transito delle auto. Una situazione drammatica, che potrebbe aggravarsi ulteriormente dopo il 15 giugno, quando scadra’ l’esercizio provvisorio concesso dal tribunale. Superata quella data, una delle possibilita’, spiega Orlando, potrebbe essere, compatibilmente anche con le decisioni della curatela fallimentare, la gestione diretta dell’Amia da parte del Comune. ”Siamo pronti – ha detto il sindaco – ad assumerci questa responsabilita’. La requisizione dell’azienda, da parte del Prefetto, e’ una delle soluzioni possibili. Le valuteremo tutte prima di prendere una decisione”. Al fallimento dell’azienda si aggiunge anche la critica situazione della discarica di Bellolampo, dove la quinta vasca ha quasi esaurito la sua capienza e si attende, per i prossimi mesi che sia disponibile la sesta, attualmente in fase di costruzione.

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4 Comments

  1. raniero says:

    L’Italia è un cesso,
    cosa pretendete?

  2. silvano polo says:

    Nel 1990 ero capo area del “centro-sud” per una società multinazionale straniera e mi recavo anche a Palermo, ogni 2-3 mesi. Ebbene, c’erano mucchi sacchetti di immondizie (rifiuti urbani) alti anche 4-5 metri (più o meno come la foto che c’è qui sopra). Il mio “agente” locale mi riferì che era la normalità e non un’eccezione causata da scioperi improvvisi o disguidi straordinari; però, mi disse anche che il comune aveva in organico 2.500 “operatori ecologici” (= spazzini) oltre a molte altre persone mantenute dal comune (lavoratori “socialmente utili”) che potevano essere utlizzate.
    E’ un dilemma dimostrare come possono coesistere, contemporaneamente, mucchi di monnezza alti 5 metri e un esercito di 2.500 (e più) spazzini….. !
    Dopo 23 anni, niente di nuovo.
    Chissà cosa ne pensa il M5S ….

  3. Albert Nextein says:

    Sintesi.
    A palermo si arrangino.
    E non rompano le balle.
    Il loro pattume è cosa loro.

  4. Ora i palermitani o i loro amministratori non osino venire a chiedere soldi a cittadini che non siano siciliani!
    Innanzitutto
    1 – fate ‘sta benedetta differenziata!
    2 – PAGATELA ‘sta AMIA!
    3 – 2250 dipendenti per un bacino di 1milione di persone non è molto diverso dai 3300 circa dell’AMSA che serve Milano (1milione e duecentomila) più altri sette comuni.

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