Pakistan, condannato il capo-islamico contrario all’indipendenza

di REDAZIONE

Il 90enne Ghulam Azam, la guida spirituale del maggiore partito islamico del Bangladesh, e’ stato riconosciuto colpevole di crimini di guerra per il suo ruolo durante il conflitto per l’indipendenza dal Pakistan nel 1971, e condannato a 90 anni di prigione. Docente di scienze politiche e autore di piu’ di 100 pubblicazioni, seguace della sinistra prima di scegliere il partito islamico Jamaat-e-Islami negli anni ’50, Azam comincia a guidare il movimento quando il Bangladesh – conosciuto allora come Pakistan dell’Est dopo la separazione tra India e Bengala nel 1947 – dichiara guerra al Pakistan dell’Ovest nel 1971. Sotto la sua leadership, il partito contrasta la secessione con la motivazione dell’Islam, la fede religiosa della maggioranza della popolazione, che teneva legati i due popoli.

Quando l’India interviene alla fine dei nove mesi di conflitto, e’ ormai chiaro che il Pakistan dell’Est stava perdendo e i miliziani alle dipendenze di Azam uccidono per rappresaglia decine di docenti, intellettuali e giornalisti. Nel 1973 Azam lascia dunqe il Paese per andare a Londra dove dirige un quotidiano in bengalese e continua la sua battaglia contro il riconoscimento dell’indipendenza del Bangladesh. Dopo l’indipendenza, il Bangladesh annulla la cittadinanza di Azam.

Una sua piena riabilitazione avviene soltanto nel 1993, quando la Corte Suprema gli restituisce la cittadinanza. Nonostante il suo partito non sia mai andato oltre il 5 per cento, da quando e’ stata ripristinata la democrazia in Bangladesh nel 1990 Azam detiene un ruolo politico attivo, favorendo l’ascesa al potere del partito nazionalista.(fonte Afp)

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