Pagamento Imu, in pochissimi hanno scelto le tre rate

di GIORGIO CALABRESI

Lavoratori e pensionati hanno versato in media per la prima casa un acconto Imu di 84 euro, ma se si considerano le sole citta’ di Milano, Bologna, Genova, Roma, Napoli e Palermo, l’importo pagato e’ stato piu’ alto del 54% (129 euro), con punte del 102% a Roma. Sono i dati Caf Cisl su versamenti reali d’acconto di 1,2 mln di dipendenti-pensionati. La possibilita’, adottata sul filo di lana dal Parlamento, di effettuare il pagamento dell’Imu in tre rate non e’ piaciuta ai contribuenti. Solo l’1,8% ha scelto questa modalita’ di versamento. Ad incidere sulla scelta e’ stato spesso l’ammontare dell’imposta dovuta: 81 euro da chi ha pagato due rate, 229 euro di chi ha optato per i tre versamenti.

Per quanto riguarda la prima casa, dopo Roma tra le sei citta’ esaminate nel dettaglio, l’impatto maggiore rispetto alla media nazionale si registra a Bologna (+140 euro per la prima casa +67%) quindi a Genova (+27%) e a Napoli (+25%). I contribuenti di Milano hanno invece pagato in media 99 euro per la prima casa (+18% rispetto alla media nazionale) e 224 per la seconda +39%. In controtendenza Palermo. L’acconto medio pagato sulla prima casa e’ stato di 54 euro, al di sotto della media generale del 36% e quello sulla seconda casa di 168 euro, solo il 4% in piu’ della media nazionale. I dati del Caf Cisl, che rappresenta circa il 18% del mercato dei caf nazionale, sono stati raccolti sui dati reali delle distinte di pagamento effettuate per i contribuenti che si sono rivolti alle loro sedi: circa 1,2 milioni di bollettini compilati in 900 sedi sul territorio. Ovviamente i dati sono rappresentativi solo per i lavoratori dipendenti e i pensionati, cioe’ delle tipologie di cittadini che si rivolgono ai Caf. Questi hanno versato mediamente una prima rata Imu pari a 84 euro per la prima casa, che arriva a 161 euro di imposta media per gli altri immobili. Anche l’imposta media sulla seconda casa segna un +65% nei capoluoghi oltre la media nazionale (265 euro contro 161).

Anche per la seconda casa al primo posto e’ Roma con 325 euro, seguita da Bologna con 319; in questo caso anche Palermo, pur rimanendo il capoluogo con l’imposta media piu’ bassa, con i suoi 168 euro e’ – a differenza che con la prima casa – di poco sopra alla media nazionale. Altro dato interessante e’ quello sulle detrazioni per i figli conviventi: il 67% dei contribuenti del nostro campione infatti non ne ha (sul dato incide il fatto che tra i contribuenti che si rivolgono al Caf i pensionati sono sicuramente sovra rappresentati). Ci sono poi il 12% di famiglie con 1 solo figlio, il 17% con 2 e il 3% con 3 o piu’ figli conviventi. Il Caf Cisl ha elaborato anche la differenza in questi casi: i contribuenti senza figli hanno pagato circa 91 euro, quelli con un figlio 70 euro, quelli con 2 68 euro e quelli con tre o piu’ figli 70 euro. L’ultimo dato riguarda le rate, dopo la ”burrascosa” introduzione della possibilita’ di pagare in tre rate anziche’ due ma solo per l’abitazione principale. Oltre il 98% dei contribuenti ha scelto di pagare in 2 rate: solo l’1,6% degli assistiti ha scelto di pagare anche a settembre. Questa scelta e’ evidentemente collegata all’importo: si passa infatti da una prima rata media di 81 euro per chi ha pagato in due rate, contro ben 229 euro per la rima di tre rate.

Aumenti d’imposta, rispetto all’acconto, fino all’80%. È quanto dovranno aspettarsi a settembre i proprietari di immobili locati, in sede di versamento del saldo dell’Imu (per chi ha scelto di pagare in due rate). Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio studi della Confedilizia, l’applicazione della maggiore aliquota deliberata dai vari Comuni, rispetto a quella base uniformemente adoperata per la prima rata e pari al 7,6 per mille, avrà effetti molto pesanti, soprattutto per chi ha affittato con contratti ‘liberi’. “L’effetto per le locazioni è fortemente scoraggiante – commenta sul Corriere della Sera il segretario generale di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa -. C’è il rischio che si tengano le case sfitte”. Oppure che i canoni in scadenza vengano gravati di forti aumenti. Il Corriere ricorda che la maggiorazione dell’esborso dell’imposta da Ici a Imu è determinata oltre che dall’aumento dell’aliquota, dall’incremento del 60% della base imponibile, dovuto alla variazione del moltiplicatore da applicare alla rendita catastale. Se si prende ad esempio un affitto calmierato, e come campione un immobile di categoria A/2, cinque vani, in zona semiperiferica, nelle città di Roma, Napoli e Perugia, dove per la seconda rata si applicherà un’aliquota del 10,6 per mille, l’aggravio rispetto alla prima rata sarà del 79%. A Roma, partendo da una rendita catastale di 787,60 euro, se la prima rata è stata di 503 euro, la seconda sarà di 900, per un totale di 1.403 euro. Contro una rata di Ici per un’abitazione simile era di 190 euro. A Napoli, stesso discorso: partendo da una rendita catastale di 800,51 euro e da una prima rata di 511 euro, ci si ritrova a settembre con 915 euro, per un totale di 1.426. A Napoli una rata di Ici per un’abitazione simile valeva 294 euro. Passando ai contratti “liberi” le cose peggiorano. Lo studio di Confedilizia pubblicato dal Corsera individua peggioramenti della seconda rata Imu pari al 79% a Roma, Napoli, Torino, Bologna, Genova, Venezia e Perugia, tutte città in cui l’aliquota applicata sarà quella del 10,6 per mille. Ma anche a Milano, dove l’aliquota sarà del 9,6 per mille, il saldo salirà del 53%.

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2 Comments

  1. Dan says:

    Italiano pecora, paga e sta in silenzio che la ribellione non è roba tua

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