Paesi Baschi oggi al voto: patto con la Catalogna per l’indipendenza

di GIORGIO CALABRESI

La crisi economica e il ritorno in auge dell’indipendentismo sono state i fulcri nel Paese Basco della campagna elettorale per le elezioni regionali di oggi. Ma, a differenza di quanto avvenuto negli ultimi 40 anni, un’altra grande protagonista e’ stata la pacificazione, riflessa nei comizi che i candidati hanno potuto tenere in strada, finalmente senza scorta e senza la minaccia della violenza dell’Eta, dopo l’abbandono della lotta armata annunciato dalla organizzazione secessionista basca il 21 ottobre 2011.

Un primo saggio di “normalizzazione” erano state le municipali del novembre 2011, che hanno segnato il ritorno sulla scena politica della sinistra radicale indipendentista nella coalizione Bildu – otto anni dopo la messa fuorilegge di Batasuna – con 313.231 voti e la conquista di 88 municipi con la maggioranza assoluta e di 25 con quella relativa. E oggi, secondo tutti i sondaggi, Bildu con la capolista Laura Mintegi si prepara a fare il bis, consolidandosi come seconda forza politica, dopo il Partito Nazionalista basco di Inigo Urkullu. Stando al sondaggio realizzato dal governo basco, il Pnv vincerebbe le elezioni con almeno 21 scranni dei 75 del Parlamento basco, con un vantaggio di 3 seggi rispetto a Bildu. I socialisti del Pse, col “lehendakari” (presidente) uscente Patxi Lopez, vedrebbero ridotto gli attuali seggi da 25 a 16-17.

Anche gli ex soci del Partito Popolare, guidati da Antonio Basagoiti, soffrono nelle urne il castigo per le dure misure di austerity imposte dal governo centrale di Mariano Rajoy, retrocedendo da 13 a 10 seggi. Il partito costituzionalista UPyD, col candidato Gorka Maneiro, confermerebbe un seggio ad Alava, mentre la lista della sinistra indipendentista Esker Batua, con Jose’ Navas, vede in pericolo il suo unico seggio.

La crisi economica e’ stata il punto di partenza del dibattito elettorale, nella regione il cui debito e’ passato al 4% del Pil nel 2008 all’8,1% nel 2011, secondo fonti dell’esecutivo. Dalla sua, Patzi Lopez puo’ esibire un’efficace gestione economica, con un deficit passato dal 3,89% nel 2009, anno in cui ha assunto la presidenza, al 2,5% nel 2011, ma che comunque resta lontano dall’obiettivo dell’1,5% imposto dal governo centrale alle regioni.

Il dibattito elettorale e’ stato incentrato sull’accordo in materia fiscale con lo Stato e sul quadro costituzionale, con la rivendicazione, da parte di Urkullu, di maggiori quote di autogoverno e un nuovo patto fiscale con lo Stato. E’ di due giorni fa la notizia che il leader del Pnv – che ha rispolverato il piano secessionista che costo’ la carriera politica al suo predecessore Ibarretxe – ha gia’ concordato una road map indipendentista col presidente uscente catalano, Artur Mas, che fissa il 2015 come termine perche’ Euskadi e la Catalogna ottengano un nuovo status politico.

Laura Mintegi, di Bildu, ha annunciato che portera’ ”il diritto a decidere nel Parlamento basco’, per un referendum per il riconoscimento del Paese Basco come Stato. ”N6on abbiamo bisogno di essere accettati come nazione, perche’ siamo una nazione”, il leit motiv della sua campagna. E mentre il PP e UpyD fanno argine contro ”il salto nel vuoto” secessionista, Patxi Lopez ha difeso l’autogoverno rispetto all’opzione indipendentista. In ogni caso pare probabile che il nuovo esecutivo regionale dipendera’ da accordi di coalizione. Lopez ha gia’ detto che non tornera’ a governare con l’appoggio esterno del PP ed ha definito Bildu incompatibile. Da parte sua il Pnv, cui probabilmente tocchera’ la formazione del nuovo governo, auspica un ampio accordo per far fronte alla crisi.

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