Paesi Baschi, accordo politico per l’autodeterminazione

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di LUCA POLO –  Storico attivista basco per i diritti umani, promotore di una iniziativa internazionale europea per la difesa delle minoranze linguistiche e particolarmente attivo in questo ambito nei Paesi Baschi, esule per molti anni in Belgio, Iñigo Jaca è oggi portavoce ICEC per i Paesi Baschi. Inizia a collaborare con la Ong ICEC durante la campagna per la petizione internazionale per la proposta di iniziativa legislativa relativa alla normalizzazione dell’applicazione del diritto di autodeterminazione in Europa. Già primario di oncologia a Bilbao, Iñigo ha anche una seconda laurea in giurisprudenza. In Veneto ha recentemente collaborato per la parte basca alla sezione internazionale ICEC della pubblicazione “Il rischio della Libertà” (Ciambetti-Lovat).

Qual è la situazione politica nei Paesi Baschi dopo le recenti elezioni?

“Queste elezioni autonome basche si sono svolte in un contesto di mancanza di un nuovo governo dello stato (spagnolo) per un lungo periodo, con una ripetizione delle elezioni e le difficoltà nella costituzione un proprio governo (basco) dopo una seconda elezione generale. In entrambe le elezioni per il parlamento spagnolo, nei Paesi Baschi è emersa come prima forza politica Podemos, che anche se afferma di essere per il diritto di decidere, è una formazione di obbedienza allo stato e sostiene l’esercizio del diritto di autodeterminazione all’interno la legalità spagnola, sapendo bene che la Costituzione spagnola non consente un referendum di questo tipo.inigo-jaca

In questo contesto si sono svolte le elezioni basche ed hanno marcato una differenza importante rispetto a quelle statali, perché è accaduto che Podemos passasse ad essere la terza forza politica. Il trionfo elettorale è stato del PNV (Partito nazionalista basco), che ha vinto 28 seggi, e ha vinto in tutte e tre le province di Bizkaia, Gipuzkoa e Alava. Come seconda forza si è attestata EH Bildu con 18 seggi, seguita da Podemos con 13 e, infine, i grandi perdenti sono stati il Partito socialista basco e il Partito Popolare con nove posti ciascuno.

Ha vinto il nazionalismo moderato con il proposito di ottenere che Euskadi (senza Navarra) sia riconosciuto come una nazione nella Costituzione spagnola con l’obbligo delle relazioni bilaterali e gli accordi con lo Stato, nonché la stesura di un nuovo statuto in questo periodo di quattro anni, cercando il consenso di tutti i partiti politici e quindi sottoporla a referendum. In base all’accordo tra il PNV e PSE si è formato il governo senza la maggioranza necessaria”.otegi-ehbildu

E Arnaldo Otegi? Cosa fa dopo la sua interdizione politica?

“Otegi è il Segretario Generale del Sortu, uno dei partiti che formano la coalizione EH Bildu. Pur non essendo in grado di correre per la formazione del governo, la sua presenza nella vita politica è efficace e attiva perché ha partecipato a tutte le trattative tra i partiti politici prima della formazione del governo. Otegi ha difeso un governo di sinistra, insieme con Podemos e il Partito socialista di Euskadi, questa coalizione godrebbe di una maggioranza nel parlamento basco, ma nessuno di questi due partiti era disposto a formarlo dato il loro carattere prevalentemente statalista e costo che questo progetto avrebbe avuto presso l’elettorato spagnolo”.

Ma allora, c’è un progetto concreto di autodeterminazione nel nuovo governo basco?

“C’è un progetto di auto-determinazione in questi termini: l’accordo per il nuovo governo sostiene la stesura di un nuovo statuto, che prevede i Paesi Baschi come nazione, si cercherà di farlo con il consenso di tutti i partiti politici con rappresentanza parlamentare e quindi di sottoporre in seguito lo statuto ad una consultazione popolare. A mio parere la condizione del consenso di tutti a questo progetto credo che possa portarlo al fallimento, perché il PP ha già annunciato la sua forte opposizione”.

LIEGE, BELGIUM - JULY 2: Basque cycling fans wave their flag in support of the Euskaltel Euskadi team during the presentation of teams on the eve of the commencement of the Tour de France on July 2, 2004 in Liege, Belgium. (Photo by Doug Pensinger/Getty Images)

Qual è e quanto pesa l’influenza del processo catalano nel processo basco?

“I catalani devono essere perplessi quando vedono la passività dei baschi mentre loro affrontano lo stato annunciando il referendum. E hanno ragione. Sono personalmente imbarazzato da questa passività, ma ci sono importanti differenze tra il processo catalano e ciò che accade nei Paesi Baschi. Non abbiamo movimenti sociali con la stessa forza e l’influenza nella vita politica del paese, i movimenti in Catalogna hanno svolto e svolgono un ruolo fondamentale nel fare pressioni sui partiti politici. C’è un movimento per il diritto di decidere che si chiama Gure Esku Dago, (ha partecipato al simposio al Parlamento Europeo di ICEC dello scorso anno e con ICEC ha collaborato ad una serie di consultazioni comunali per l’indipedenza sul modello catalano) ma che non riesce ad acquisire il necessario sostegno, anche se forse è ancora troppo presto per chiedere risultati.

Ma il problema fondamentale e la differenza che vedo nel nostro paese con la Catalogna è la grande diffidenza tra il PNV e la cosiddetta sinistra Abertzale (Sortu). Nei Paesi baschi abbiamo bisogno di un partito che svolga un ruolo come quello che ha avuto in Catalogna l’ ERC (Esquerra Repubblicana de Catalunya). Sarebbe impossibile immaginare un partito di coalizione di Puigdemont con la CUP, è altrettanto difficile immaginare una coalizione tra Urkullu e Otegi, ovvero la destra e la sinistra basca. Sarebbe necessario un partito come ERC che si inserisse tra il PNV e Sortu, senza la possibilità che esso possa invadere i loro spazi e togliere loro voti elettorali”.urkullu-pnv

..E l’influenza del processo scozzese?

“Credo che tanto il processo scozzese che quello catalano stanno caricando di argomenti i separatisti baschi e oggi sono entrambi i nostri riferimenti come le nostre guide. Sicuramente ci stanno aprendo la strada, poiché alcuni lo stanno facendo a livello dello Stato spagnolo e gli altri ora lo stanno facendo in Europa.

Gli errori commessi con l’uso della violenza nel nostro paese, le vittime prodotte, e le conseguenze che si vivono per il numero di prigionieri ed esiliati, devono ancora essere superate, e questa situazione pesa ancora fortemente nel nostro progetto e convivenza”.

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One Comment

  1. caterina says:

    a fronte di tanti tentativi e tante aspirazioni alla libertà che qualsiasi stato centrale cercherà sempre di ostacolare per un inveterato concetto di un potere di dominio sui popoli sottoposti, spicca la differenza con quanto è potuto accadere in Scozia, e il formidabile lavoro di Plebiscito.eu che ha portato i Veneti motu proprio ad esprimersi per la propria indipendenza nella primavera del 2014… il percorso ora per poterla attuare è in itinere, ma sicuramente arriverà in porto, non solo per il diritto conclamato ma anche per l’interesse che il Veneto possa svolgere la funzione di perno che il progresso di tante nazioni e di tante linee di sviluppo internazionale esige.. funzione che un Veneto, attualmente estrema propaggine del marasma centralista romano, non sarebbe in grado di svolgere.

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