Padania, una pila esausta

nord_suddi STEFANIA PIAZZO – Giusto il primo dell’anno abbiamo inaugurato il quotidiano con un articolo scritto da un lettore: in sintesi, una preghiera proseguire il percorso di un sogno, quello di un nord libero e indipendente attraverso la nuova formazione di Grande Nord. E’ vero, il tema del Nord è attuale, l’abisso sociale e la diversa percezione della legalità, un diverso approccio culturale sul senso dello Stato e di rappresentarlo, rende vivo il dualismo tra Nord e Sud. Salvini vuole unire questi due mondi, la Lega li voleva tenere distinti perché il Nord non pagasse due volte le tasse, due volte le pensioni, due volte la sanità. Oggi che la Lega si è sfasciata, ma lo sfascio viene da lontano, quale prospettiva ha ancora la questione del Nord sul piano della politca?

A commentare il lettore arriva un altro commento, quello di Riccado Pozzi, nostro collaboratore. Eccolo, lo riproponiamo di seguito.

“Caro Giulio, io ho purtroppo visto piu’ primavere di te, condivido il tuo sogno ma sono piu’ scettico. Non riguardo al nuovo movimento, quanto alla capacita’ dei leghisti delusi dalla svolta salviniana di credere in una nuova ripartenza dell’autonomismo padano. Il mio timore e’ che la delusione sfoci piu’ nell’astensionisno che nella nuova sfida politica. Questo perche’ quelli della mia generazione (baby boom 58-62) tendono a considerare esaurita la spinta innovatrice della rivoluzione leghista ma anche esausta la capacita’ di credere in un’altra lega. Spero ancora che dentro la lega attuale si muova qualcosa nei visceri degli elettori ma anche qualcuno del gruppo dirigente (Fava, Maroni…) . Perche’ il tempo sta per scadere”.

La sostanza è facile da intuire: un percorso è finito, lo spirito rivoluzionario ha terminato la spinta propulsiva. In effetti la Lega di Salvini è una cosa nuova, diversa. Può piacere o meno, ma è un altro soggetto politico che cavalca le difficoltà del nostro tempo. Bene o male lo diranno gli elettori. Lo stesso lo diranno gli elettori su Grande Nord. La fame di giustizia sociale che chiede il Nord trova voce in Grande Nord? Nel liberismo dei suoi esponenti? Nell’antistatalismo dei suoi programmi? C’è una brace di cultura nel cuore dei suoi nuovi protagonisti? E, soprattutto, come scrive Pozzi, c’è la forza per credere in un percorso nuovo? Quali sono le strategie di Grande Nord?

Alle politiche, nessun accordo. Con la speranza quindi di superare il 3% nazionale oppure già con la consapevolezza che le politiche saranno un giro avaro obbligato, in attesa delle amministrative. Il che significa però tempo, denaro, energie, lavoro, per un appuntamento che non si sa in che termini darà frutti  alla Camera e al Senato. Lo sanno i candidati? Senza un patto di desistenza, un accordo per spostare i voti, pochi o tanti che siano, nei collegi del Nord verso una parte politica piuttosto che un’altra, cosa significa presentarsi alle politiche del 4 marzo? Forse ci sbagliamo?

Eventualmente non eletti, pagato il dazio delle politiche, una mera rottura di scatole sul percorso, si arriva alle amministrative di maggio. Lì sì, però già contati in termini di consenso a marzo, si gioca la partita. Per far perdere Maroni, questo è l’obiettivo poco ma sicuro, per togliere voti a quel che resta della Lega degli ex barbari sognanti. E dei leghisti nazionali. Per non stare quindi col centrodestra. E se si sottraggono voti al centrodestra, si sarà inevitabilmente utili al centrosinistra. Ma, come spiegato più volte da Grande Nord, il ruolo che si vuole conquistare è quello di essere la SVP del Nord. A partire dalla Lombardia. Il conto alla rovescia è giù iniziato. Basta che Grande Nord si faccia conoscere agli elettori.

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6 Comments

  1. Raffaele says:

    A mio avviso la situazione per il nord si è fatta molto ma molto complicata per il semplice fatto che la lega in quanto partito, non ha fatto il suo dovere, purtroppo.
    Quanto è successo con i referendum in Lombardia e Veneto nello scorso mese di ottobre ha dimostrato in modo inequivocabile una cosa, la gente ha un disperato bisogno di autonomia e di controllo del proprio territorio, da questo segnale bisogna ripartire, ma in che modo.
    Ne esiste uno solo, Grande Nord deve raccogliere i cocci lasciati dalla lega e muoversi in modo determinato verso l’unico obiettivo oggi tecnicamente raggiungibile e cioè lavorare per federare le regioni del Nord con determinazione e chiarezza di obiettivo.
    Lombardia ed Emilia Romagna stanno già lavorando in sinergia il Veneto sta tentando di ottenere più deleghe, non so in futuro ma oggi la vedo dura, ma da un lavoro sinergico delle tre regioni che stanno procedendo sulla strada di una maggiore autonomia qualche risultato si può ottenere già a costituzione vigente, il passo verso la creazione di una macroregione Padana potrebbe poi essere breve, e da qui il potere contrattuale verso lo stato italiano sarebbe enorme, in fondo questo era il pensiero di Miglio, e nella realtà di oggi non altra possibilità seria di creazione di uno stato federale.

  2. etnus says:

    Io credo che non ci siano alternative a Grande Nord: più autonomisti daranno una mano, più questo movimento assumerà l’aspetto di quello che avrebbe dovuto essere la Lega.
    L’astensionismo favorisce i partiti centralisti, e altrettanto sarebbe confinarsi nelle proprie regioni con formazioni locali, capaci solo di incidere in ambito ristretto.
    Grande Nord è una confederazione come voleva Miglio, una sigla che deve competere a tutti i livelli per esprimere le battaglie identitarie. Capisco che ci sia delusione verso Bossi e Salvini, ma i giovani meritano una salvezza attraverso questo partito. I militanti storici della Lega possono dare una mano per formare e correggere con la loro esperienza.

  3. Rodolfo Piva says:

    Condivido pienamente il contenuto dell’articolo e concordo sul fatto che il momento è molto, molto delicato. Purtroppo la scelta statalista del sig.Salvini, perchè è solo questo l’aggettivo corretto essendo inconsistente l’uso dell’aggettivo nazionale, confonde le idee di molti federalisti ed indipendentisti. Mi permetto però di fare una puntualizzazione: Grande Nord dovrebbe solo ribadire che intende fare, prioritariamente, gli interessi dei cittadini della Padania evitando di citare, come esempio la SVP la quale ha sì fatto l’interesse dei cittadini sudtirolesi di lingua tedesca e ladina ma sempre intruppandosi con il peggio del centralismo italiota: democristiani, comunisti, ulivisti, verdi ecc. Ha operato invece per la non valorizzazione dell’identità tirolese contrastando accanitamente chi, in Sudtirolo, reclamava e continua a reclamare il Diritto all’Autodeterminazione. Citare la SVP come esempio virtuoso è come presentare come bravi cristiani i mafiosi per il solo fatto che alla domenica vanno in Chiesa.

  4. Roberto Colombo says:

    Egregio direttore, forse mi sbaglio ma il titolo dell’articolo (“Padania, una pila esausta”) richiama una definizione di Umberto Bossi che nel 1995, in un momento di grande difficoltà politica, titolò il periodico di quei tempi: “La Lega è una pila atomica”.
    mi sbaglio?

    • Stefania says:

      Ricordo quel titolo. Ero in tipografia quando l’allora direttore Baiocchi stava controllando la prima pagina in tipografia. Parliamo di un’altra era. Di un’altra Lega, di un’altra storia.

  5. L.I.F.E. FEDERALE says:

    Questo è il nostro pensiero, non continuiamo a fare elucubrazioni !
    I partiti impegnati in una lotta per stabilire chi deve comandare,dilaniati dalle divisioni in correnti interne,appaiono sempre più spesso come dimentichi del Paese che stà sotto di loro, perché non hanno tempo da dedicare alle necessità della gente,bensi alla salvezza di un sistema di potere che è sempre più in contrasto con una efficace ripresa della nostra economia, devono capire che lo Stato è una azienda proprietà di tutti !

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