Padania sì, Padania no: sicuri che il problema sia proprio questo?

di GIANLUCA MARCHI

L’articolo di ieri di Gilberto Oneto, che ha tracciato un inventario di quel che c’è nel mondo autonomista-indipendentista (un quadro realistico e desolante, se non fosse per il sentimento che pervade ancora molte persone), non ha mancato di sollevare il solito dibattito fra padanisti e non padanisti. C’è chi crede che la Padania sia ancora una prospettiva utile e necessaria per mollare definitivamente l’Italia – e l’amico Gilberto è sicuramente fra questi – e c’è invece chi vede la Padania come il fumo negli occhi, timoroso com’è che un presunto milanocentrismo sia addirittura peggio del romacentrismo. Diciamo che, per gli anti-padani, molto ha influito l’esperienza negativa della Lega Nord, che è stata l’artefice del recupero e dell’affermazione di questa entità. I più scatenati contro la Padania sono soprattutto i Veneti, spesso ex leghisti, che magari soffrivano ma non si lamentavano più di tanto quando militavano in un movimento che imperversava in tutto il Nord al grido di “Padania libera” e che ora non perdono occasione per ricordare che quella cosa lì non l’hanno mai digerita, così come a malapena sopportavano il capo Umberto Bossi, salvo tenersi alla larga da ogni possibile contestazione al Senatur imperante. In realtà già in quegli anni era diffuso un certo sentimento anti-lombardo (essendo a predominanza lombarda i vertici massimi del Carroccio), e tuttavia veniva sopito sull’onda dei successi elettorali leghisti. Adesso che quella stagione non esiste più, i sentimenti irrisolti vengono a galla come una forza a lungo repressa.

E’ giusto o sbagliato tale atteggiamento? Personalmente in buona parte lo giustifico, ma ciò non significa che consideri invece sbagliato l’atteggiamento dei padanisti. Anzi. In soldoni il ragionamento che fanno Oneto e soci può essere così riassunto: la Padania, a parte essere entrata nell’immaginario collettivo, quindi tutti sanno, anche al Sud, cosa significhi quando a essa si fa riferimento, la Padania, dicevo, richiama un’entità geografico-territoriale con una massa critica sufficientemente corposa per costringere in ginocchio lo Stato italiano e costringerlo a sedersi a un tavolo per trattare la resa. Difficile, per costoro, che possa succedere la stessa cosa se a “rivoltarsi” fosse una singola regione, fosse anche la Lombardia forte dei suioi dieci milioni di abitanti. Come dare torto a questo punto di vista? Poi, dicono i padanisti, una volta ottenuta l’agognata indipendenza da quello schifo che è lo Stato italico, ogni realtà territoriale sarà libera di scegliere il proprio destino, cioè se far parte di una confederazione padana o cisalpina che dir si voglia, oppure se procedere verso uno Stato autonomo. Non mi pare che tale discorso sia privo di una sua logica, tutt’altro.

Gli anti-padanisti viscerali (esacerbati, come detto, dallo scempio che la Lega ha fatto del termine Padania) temono invece che al potere romanocentrico si sostituisca un presunto potere milanocentrico. Anzi, spesso arrivano a pensare che sia quasi meglio il primo al secondo. O, se proprio non lo pensano direttamente, si comportano in modo da far pensare che così sia. Tutto ciò, a mio parere, finisce per depotenziare il fronte autonomista-indipendentista, che avrebbe invece bisogno di una forza momentanea e trasversale per rompere le catene in cui sono imprigionate le terre padano-alpine (geograficamente parlando). La Padania, o come la si voglia chiamare, dovrebbe essere una sorta di “alleanza temporanea” per perseguire il risultato che tutti noi aneliamo, cioè l’indipendenza, dopodiché ciascuno imboccherà la strada che riterrà più consona.

L’unica variante a questo percorso inizialmente comune e poi individuale, chi scrive la intravvede nel possibile ma per ora non probabilissimo svolgimento del referendum per l’indipendenza del Veneto: sarebbe quello un passaggio che innescherebbe un efetto domino, subito dopo destinato a chiamare in causa la Lombardia e probabilmente altre Regioni. In tal caso, onore agli amici Veneti per aver aperto il varco, ma si costituirebbe pur sempre (in maniera temporanea, lo ripeto) un fronte padano-alpino o cisalpino in grado di costringere lo Stato italico a firmare la resa.

Tutto ciò per dire che una guerra permanente fra padanisti e anti padanisti finisce per fare solo il gioco di Roma. Sicuri che si voglia proprio questo?

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84 Comments

  1. giggetto says:

    A mio avviso il referendum per l’indipendenza del Veneto, che poteva essere un primo grimaldello per scardinare il sistema, è stato compromesso dal fatto che gli organizzatori non abbiano da subito preso le distanze dai tentativi della Lega di metterci le mani sopra. L’approccio degli indipendentisti di casa nostra verso la Lega deve essere lo stesso di quello degli indipendentisti catalani verso Maroni: presa di distanza senza se e senza ma.

  2. NicoBS says:

    eh già, la lombardia col suo misero 20% del pil statale non può trattare con roma. Anche la catalogna coi suoi miseri 8mln di abitanti ha dovuto allearsi con baschi e galiziani per fare quello che sta facendo vero?
    Le regioni sono enti creati e riconosciuti dallo stato italiano che non può non riconoscere come invece la padania presente solo sui libri di oneto.
    A indipendenza avvenuta se vorranno, TRAMITE REFERENDUM, i padani potranno unirsi in uno stato padano, dove sta il problema?

  3. Riccardo Pozzi says:

    Marchi santo subito.

  4. Albert Nextein says:

    Salvarsi arrivando alla padania è come prendere un treno che fa tutte le fermate sulla tratta.
    Occorre che la gente apra gli occhi, lasci la padania temporaneamente a quel cadavere politico che è la lega, e salire su un treno rapido con un paio di fermate massimo.
    Prima fermata : organizzazione e preparazione di una protesta fiscale massiccia.
    Seconda ed ultima fermata : attuazione della protesta fiscale.

    • Veritas says:

      Questa si che aarebbe una soluzione!!
      Quanto alla Padania Lombardo-Veneta e le due regioni che separatamente chiedano singolaemente di secedere da Roma, sono anni che cerco di spiegare che sono i nu meri che contano e se si sommano quelli delle due regioni, naturalmente sono maggiori quindi , molto piu’ incisivi, E per numeri intendo sia quello dei cittadini che quello del capitale.

  5. ugo says:

    GILBERTO ONETO fu ministro della cultura del primo Governo\ombra\ della Padania .Sono un nostalgico può darsi,ma io credo ancora nella Padania rispetto e condivido il pensiero di Oneto. PADANIA LIBERA

  6. max says:

    Discorsi interessanti,la padania,il referendum per l’indipendenza del Veneto più che della Lombardia ecc….voti certi lo 0,00001%,con tutta onestà,bisogna anche capacitarsi che tutti questi sono sogni irrealizzabili,ragazzi non esiste la benché minima possibilità che una regione o più regioni si stacchino dallo stato italiano uno e indivisibile.
    E chiedo nell’eventualità che questo accada chi sarebbe la guida o la mente politica,qualche deluso della Lega Nord,chi sono i teorici della rivolta,come quelli della Lega di Bossi,pronti alle poltrone per rimpinguare il conto corrente?

  7. A.Z. BG says:

    Noto che come al solito molti commentatori sono sicuramente di origine celtica.Infatti continuano a fare distinguo e a begare tra loro anziché unirsi per lottare contro il nemico comune:roma e, oggi Brussels.Allora questa mentalità portò i Celti a soccombere con i romani, oggi continua a non far ottenere nessuna indipendenza ne autonomia. Il Sig. Lanzalotta mi pare proprio il tipico chiacchierone che alle elezioni magari non vota e che, a parole, preferirebbe tagliarsi gli attributi per far dispetto alla moglie. Ha ragione il direttore! Lccore la massa critica se vogliamo ottenere qualcosa da roma, e potete dire tutto, ma l’unica massa per ore l’aveva formata la Lega, non certo i partiti indipendentisti che non hanno mai avuto voti neppure dai parenti stretti.

    • legn de Balìs says:

      A. Z.uzzurellone !

      Gli indipendentisti non han raccolto neppure i voti dei parenti…perché non elargivano loro prebende, beni, pranzi di nozze, mutande al pistacchio, lauree carnascialesche e tutto quello che i tuoi amici galantuomini della Lega hanno potuto sottrarre al popolo pad’ano !

      In vent’anni di buffonate, sperperi e truffe ai danni dei cittadini la Lega ha sì formato una massa critica…ma mefitica ed inavvicinabile !

      Buttatici !

    • Se Lei mi conoscesse di persona saprebbe bene che il sottoscritto tutto può essere, ma definirmi chiacchierone… per di più tipico!
      Poi non devo litigare con nessuno, constato solo la pochezza della Lega nord, partito come tanti altri, quindi non degno di voti.

  8. Malgher says:

    Ci si salva salvaguardando, in primis, la nostra identità di popolo. Identificarsi con un preciso territorio (la Padania) non è un discorso di lana caprina
    L’IDENTITA’ consiste nel modo d’essere di un popolo e le sue affinità, ovvero nel prodotto delle sue tradizioni, dei suoi costumi, della sua storia, della sua religione, della sua cultura.
    L’IDENTITA’ si caratterizza a vari livelli: dalla famiglia, al comune, al territorio in cui si vive e opera, fino all’ambito della propria civiltà.
    L’IDENTITA’, quindi, non è un concetto astratto su cui, e non lo si può negare, si sono avventati, da sempre e non solo da ora, i più svariati e spericolati pseudo pensatori i quali erano preoccupati solo di fare i propri interessi solleticando e facendo leva sulle pulsioni più nobili di chi credeva e crede che cambiare, appartenenza, sia possibile.
    Avere un’identità significa IDENTIFICARSI con e su un territorio che ciascuno di noi chiamerà “patria”, “radici” o qualsivoglia altro termine – che NON è un concetto espresso da estemporanei e faziosi intellettualoidi schierati con i poteri forti (per comodo e/o interesse) e che hanno la necessità di identificarla (pro domo loro) con “lo stato” e/o “una nazione” .
    L’IDENTITA’ è un modo di sentirsi affini in qualcosa: omogenei nella cultura e nelle tradizioni, simili nel riconoscersi nei valori che involgono il singolo e nella visione del modo di governare una collettività.
    L’IDENTITA’ è quando un gruppo di esseri umani decidono di “stare” insieme riconoscendosi attorno ad interessi omogenei.
    L’IDENTITA’ la si costruisce cercando mediazioni fra gente che ha un progetto omogeneo e la sua compattezza la si realizza, pur nelle difficoltà oggettive, attraverso chiare alleanze.
    La lega, per coerenza e chiarezza storica, aveva iniziato col capire che senza l’unità dei vari movimenti autonomisti l’obiettivo non si sarebbe ottenuto ed in tal senso aveva incominciato a muoversi. Nel tempo tutto ciò si è perso nei meandri degli interessi personali che lo stato italiota ha sapientemente disseminato sul suo cammino, trovando terreno fertile.
    Ogni identità ha davanti a sé tre strade: rinunciare a sé stessa, trasformarsi in integralismo, restare sé stessa.
    Seguendo le prime due strade trascende nell’ideologia, seguendo l’ultima si preserva.

  9. Free4Ever says:

    Riassumendo, mi par d’aver capito: facciamo la secessione dall’itaglia ma prima cancelliamo la Lega Nord e quel 10% (+o-) che non hanno capito niente e che ancora la votano. Per far questo continuiamo a insultare e denigrare stì imbecilli del Nord finchè non votano … chi? Boh! Poi cancelliamo il nome Padania perchè Bossi prima l’ha fatto diventare un nome troppo conosciuto e poi lo ha rovinato. Mandiamo avanti i Veneti con Zaia che deve darsi da fare e poi lo siluriamo perchè leghista. Parliamo tra di noi in inglese perchè altrimenti non ci capiamo. …… Ultimo ma non ultimo: bene, domani mattina abbiamo finalmente l’indipendenza. Domanda: chi la amministra? Mi ripeto per la millesima volta: i peggiori nemici della Padania sono i padani!!!!

    • pippogigi says:

      Un bel po’ di provocazioni ma è giusto parlarne.
      Ci sono parecchi modelli del passato sulla gestione dell’indipendenza, generalmente si costituisce un governo provvisorio che deve semplicemente gestire il cambio. Quindi immediatamente indire nuove elezioni, che si terranno dopo un ragionevole tempo necessario per la campagna elettorale. Eletto il nuovo governo tutto poi procede come in tutti i paesi. Il governo provvisorio dovrà badare alle cose immediate e non differibili, guardie di frontiera, polizia, personale dei ministeri, ecc.
      Anticipando la sua risposta, intuendo il motivo del suo intervento, quelli della Lega non sono le persone adatte a questo: lo stacco con l’italia e le sue abitudini “levantine” deve essere netto ed immediato, chi ha venduto l’indipendenza non per un piatto di lenticchie ma per una paio di poltrone è fuori da questo spirito.
      per il resto rimane che la Lega fino a che rimane abbracciata ai partiti italiani e l’indipendenza la tira fuori solo negli slogan o sotto elezioni e non coi fatti è un partito italiano, che cosa centra con la Padania?

    • Unione Cisalpina says:

      …Domanda: chi la amministra?…

      si parte dai Komuni, loro Sindako e Konsiglio Komunale… ke si aggregano in Distretti e sekondo singole kompetenze (Sindaci ed Assessori) eleggeranno i loro Presidenti, Konsigli ed Assemblea Distrettuale… i kuali konkorrono a formare l’Amministrazione dello Stato Nazionale Konfederato, suo Presidente, Konsiglio ed Assemblea Nazionale …

      Ogniuno di kuesti Sindaci o Presidenti, nonkè rispettivi Konsigli ed Assemblee, avranno le loro specifike norme e kompetenze … privi di kualsiasi “immunità parlamentare” … 🙂

  10. Giancarlo says:

    Un po’ troppo comodo fare gli utilitaristi adesso proponendo di derubricare il termine “Padania” a mero strumento per fare massa critica. Se non ricordo male, non è stata certo la fondazione Agnelli o Miglio a popolarizzare il concetto di Padania presso il grande pubblico, ma la Lega, e in un certo senso Oneto è stato il suo profeta, dando una dignità intellettuale, con i suoi famosi 50 punti, a quello che Bossi e i suoi andavano urlando per le strade. Sempre se non ricordo male, in questi 50 punti gli accenni alle tesi di Miglio, a Cattaneo o a cose come la carta di Chivasso erano piuttosto vaghi, usando un eufemismo, mentre invece era tutta un’orgia di Celto-Germani e di inni alla birra, al burro e all’idromele. Ovviamente semplifico e la butto sulla battuta facile, perché le tesi di Oneto erano scritte benissimo e con la complessità argomentativa da par suo, però così sono state recepite dal popolo padano, dando inizio alla deriva dei nazistelli da tastiera e da strada per quanto riguarda la scena privata, mentre per quanto riguarda la scena pubblica ci ha pensato la Lega a fare scempio del nucleo serio di quelle tesi nei modi che sappiamo. Risultato finale: la Lega è un partito populista di estrema destra che si appresta alle elezioni europee al grido di “euro, euro vaf-fan-culo!”, e il popolo padanista?

    • Aquele Abraço says:

      Se fosse anche realmente indipenentista, come è il suo nome (Lega Nord per l’indipendenza della Padania) non me ne farei un problema. Gli indipendentisti padani possono anche avere ideologie sociali ed economiche diverse. Quello che non possone fare, perché sarebbero in contraddizione con se stessi, è negare a un altro popolo il diritto all’autodeterminazione.

  11. lagodiseo says:

    sono tutti commenti che Roma e l’Italia leggono volentieri

  12. carla 40 says:

    Grazie, Direttore. Ho potuto leggere solo ora l’articolo di ieri di Gilberto Oneto. Lo condivido in toto, da sincera padana indipendentista quale mi picco di essere da anni. Non condivido per nulla certi superficiali ma pretenziosi interventi. La PADANIA ESISTE, purtroppo solo geograficamente, ci sono testimonianze in proposito, basta volerlo ammettere. Chi ci aveva promesso di portare la Padania ad un riconoscimento politico ci ha bellamente (o belleriamente) ILLUSI, ha pensato ad altro… sappiamo a cosa. P.S. Non mi da’ fastidio leggere commenti in lingua veneta, purche’ sia corretta. Mi piacerebbe leggerne anche in lingua lombarda, piemontese, e altre lingue PADANE. Non lo considero certo una mancanza di rispetto, bensi’ un segno di appartenenza. PADANIA LIBERA!!!

  13. ALTEREGO says:

    Dice giustamente Gianluca Marchi, il nostro nemico è lo stato italiano, cioè roma, è questa entità che ci tiene prigionieri, benissimo costruiamo la massa critica che sia in grado di spezzare le catene, apriamo il varco, e solo uniti potremo farlo.
    Tutti i popoli Padano-Alpini, dai Veneti agli Emiliani ai Liguri, hanno interessi comuni da difendere.
    Padania o non Padania dobbiamo combattere uniti, in quanto divisi non ce la faremo mai.

  14. Unione Cisalpina says:

    beh … mi pare un ottimo servizio fotografiko … ben fokalizzato e nitido

  15. Asterix says:

    Nessuna. “Fantomatica” Padania . Leggere lo Zingarelli di 40 anni. Fa .

    • mv1297 says:

      Personalmente Padania si o Padania no, non lo ritengo il problema. Ma sicuramente l’Italia è il problema (ed aggiungo, il male).
      Riguardo allo Zingarelli, non è la Bibbia, per cui, ho già detto tutto.
      … a proposito, “40 anni. Fa.” si scrive “40 anni fa.”
      come vede anche l’italiano è un problema, per lei.
      Saluti da un futuro e prossimo cittadino della Repubblica Veneta.
      Stame ben

      • ai maestrini di italiano, non si scrive “40 anni” bensì “quaranta anni” o “quarantanni”.
        I numeri cardinali si scrivono rigorosamente in lettere nei testi non tecnico-scientifici… con qualche deroga.

        • mv1297 says:

          tutto vero quello che hai scritto e sottoscrivo, infatti a volte la pigrizia fa brutti scherzi…
          Comunque la prossima volta la chiameremo prof. Lanzalotta Federico
          Ho scritto tutto giusto? Tutto ok? Pardon!
          Te va ben deso?

  16. Marco Green says:

    Al di là delle considerazioni politiche / storiche / identitarie, anche se ci limitassimo al solo piano geografico, l’utilizzo del termine Padania (che recentemente non ha inventato nessuno: c’era già, visto che lo hanno scelto i geografi per denominare la parte continentale del territorio dell’attuale stato italiano) è il modo più intelligente per determinare l’area abitata dalle popolazioni padano – alpine.

    Poi ci sono quelli che preferiscono ripetere all’infinito “Nord”, alternando con alta Italia, o gli altri che si mettono a fare ogni volta l’elenco delle regioni amministrative dello stato italiano, il mondo è vario.

  17. arcadico says:

    Cercare di unire politicamente tutti i padani ergo gli abitanti della Padania è cosa buona e giusta!

    Ma se il concetto di Padania è stato fatto scadere a quello di Padani-stan da quella pretora di ‘culi a cadrega’, yesman, mangiapane territoriali, carrieristi senza carriera che dir si voglia occorre prima costruire le fondamenta onde per cui si ricada nello stesso errore od orrore!!

    Ancora troppi pensano di poter scimmiottare la Lega per recuperare un posticino al sole!

    Occorre evitare a chi ha ancora questi orgasmi perchè reputo che questi costituirebbero la nuova fonte inquinante!

    E’ vero che in giro di idealisti non ne girano molti ma almeno evitiamo di mettere su gente senza arte ne parte che poi fa solo sconquassi!!

    Qui nel lecchese ce li siamo beccati tutti!!!

    Narcisisti, egocentrici o come dice un me amis … troppi morti di fame!!!

    Leggendo i commenti … altri territori … non ne sono stati esenti!!!

  18. Luke says:

    Una bella federazione IV+IL ?? e (sogno) con tutti i vari soggetti indipendentisti, proLomb et altri
    Un fronte comune dove ognuno rimane sovrano delle proprie scelte!

  19. Luke says:

    D’accordo col direttore, come sempre. Inutile litigare adesso sulla questione Padania. Avremo bisogno di unità di intenti, e della forza e dell’intelligenza di tutti, sia gli Oneti che i Bernardini.
    Massimo aiuto e solidarietà ai Veneti, se ce la fanno sarà per me una vittoria di tutti.
    Ci si può coordinare per fare percorsi comuni/paralleli?
    Per favore basta litigi inutili

  20. renzo delgrossi says:

    Concordo in pieno col direttore. Si parta dai fratelli veneti e si faccia di tutto per approvare questo benedetto referendum!. Fatto questo ( se ci si arriva ) si potrà pensare più in grande ( LA PADANIA ).Credo però che superato il primo scoglio, il grosso del lavoro sia fatto.

  21. som mb says:

    Caro Marchi sì, il problema è tutto lì, per certi versi, perchè la storia insegna che chi i peggiori guitti non appena hanno potuto hanno gettato alle ortiche l’idea di Padania. Poi c’erano le persone perbene che erano in Lega senza credere nella Padania ma magari nel Veneto indipendente; perbene ma incoerenti. Infine i non-leghisti con la tessera da som (gli ex alleanzini, gli ex fiammisti, in sostanza la maggioranza assoluta degli attuali “militanti”, se così li vogliamo chiamare) che di Padania non vogliono sentire parlare per ovvi motivi. Il referendum veneto avrà successo nella misura in cui gli organizzatori sapranno smarcarsi dalla Lega in cerca di voti e dal “governatore” uscente (per sempre).

  22. Gianfrancesco says:

    complimenti al direttore che come al solito con lucidità ha messo il dito nella piaga.

    finchè il problema saranno oneto e i padanisti non andremo da nessuna parte, sembra quasi che veneti e piemontesi paghino tasse a Milano, sembra quasi che siano i lombardi ad impedire di parlare veneto o ligure…

    ho particolarmente apprezzato il passaggi in cui si rinfaccia ai più feroci venetisti di essere stati tutti e dico TUTTI dei leghisti e all’epoca mai nessuno ha avuto nulla da ridire, allora la Padania gli andava bene, benone!!!!

  23. Nello says:

    Condivisibile questa posizione ma purtroppo il termine “Padania” è irrimediabilmente associato all’italianissima “lega nord” e da qui non se ne esce. Quindi, giusta la posizione di Oneto, ma non elimina l’ingombrante sillogismo di cui sopra. Mentre non condivido assolutamente le frammentazioni regionaliste, in questo momento drammatico tutti coloro che amano la libertà devono stare uniti o verranno travolti.
    E’ veramente necessario abbattere definitivamente quel poco e tristissimo che resta della “lega nord” che rappresenta un fallimento totale in ogni ambito e non ha nulla a che vedere con la nostra urgentissima e necessaria indipendenza.
    L’attuale “lega nord” è un ostacolo sul cammino verso la libertà e va trattata come tale. Questo non significa frammentarsi ma riorganizzarsi con le idee ben chiare su dove si vuole andare e quali strumenti usare.

  24. Michele De Vecchi says:

    In questo recente intervento di Franco Rocchetta si riesce ad intuire il perché tanti Veneti non vedi di buoni occhi i Lombardi:

    http://www.youtube.com/watch?v=n3ZZ57qQn-g&feature

  25. Flavio Poli says:

    Complimenti per l’immagine nel titolo. Penso che il referendum in Veneto possa diventare il primo tassello di un domino liberatorio. Chi deve dare il primo tocco per iniziare é il consiglio regionale del Veneto, il suo governatore. La mia impressione é che Zaia lasci il tutto sospeso come un’esca attraverso la quale raccogliere ancora consensi, anche se oggi sono veramente pochi i pesci che abboccano. Forse bisogna utilizzare i metodi di Lucio, accamparsi sotto casa del governatore e tutto quanto ne consegue. Anche se son bergamasco, io sono disponibile.

  26. Caro Marchi, Oneto ha trovato in lei un difensore d’ufficio del padan pensiero.

    Io non ho MAI digerito quel termine “Padania” che sottintende di nuovo uno Stato centralista e fascista (comunista sarebbe comunque identico), come infatti è inteso oggi, come ieri, dai vertici della Lega.
    Sempre contrastato la manovra di Bossi che inglobò la gloriosa LIGA VENETA nella Lega Lombarda per formare la “potente” macchina da guerra chiamata LEGA NORD.
    I risultati dopo 25 anni sono sotto gli occhi di tutti, via Bellerio il centro del mondo, indipendente?, la periferia, le sezioni considerata poco più che carne da macello buona solo per la manovalanza in strada e per riempire il mitico prato di Pontida.

    B A S T A centralismo
    che venga da Milano o Bergamo poco importa ad un indipendentista, il principio di AUTODETERMINAZIONE e SUSSIDIARIETÀ al primo posto!
    B A S T A chiacchieroni “armiamoci e partite”

    • gianluca says:

      ma di quale centralismo parla? io sostengo infatti, e anche Oneto, che non ci deve essere alcun centralismo, ma solo una massa critica che serva ad abbattere il muro, poi liberi tutti. Ma vedo che si fa fatica a capire…

      • Rodolfo Piva says:

        Caro Direttore. Nel suo articolo che ho sinceramente apprezzato c’è l’uso del termine confederazione annegato nel testo. Ebbene, perché non dare vita ad un “tavolo permanente di lavoro” che si potrebbe chiamare “Confederazione Padana” intorno al quale si ritrovino gli elementi migliori dei movimenti indipendentisti veneti, lombardi, piemontesi ecc. grandi e piccoli che siano, ognuno portatore della sua identità e con l’obiettivo unificante di opporsi allo stato italiano. Forse in questo modo la contrapposizione, spesso reale, tra padanisti ed antipadanisti sarebbe fortemente stemperata.

      • La “massa critica” stiamo cercando di crearla insieme a voi de l’Indipendenza, onore al merito, il centralismo di cui parlo è quello che fu creato di fatto da Bossi & C. quando fu creata la MALEFICA LEGA NORD.

        Ricadere nello stesso sbaglio cambiando il nome in “PADANIA” sarebbe esiziale per qualsiasi tentativo di indipendenza vera.
        Permette che dopo 25 anni di presa per il culo non ci fidiamo più di chi vuole unità al centro per vincere?

  27. diego says:

    Sì, sono d’accordo con il direttore.. Aggiungo che da veneto di madre lingua veneta, trovo insopportabile che ci sia qualcuno che scrive in una sorta di sgangherato dialetto veneto, quando questo sito è frequentato anche da “foresti” lombardi, piemontesi, ecc..Un minimo di buona creanza non guasterebbe..

    • pippogigi says:

      Su questo ti do ragione. Per esperienza so che i piemontesi, specie quelli della parte orientale, capiscono abbastanza bene il lombardo occidentale ed il genovese, ovviamente non comprendono alcuni termini molto “locali”, arcaici o gergali e così il veneto, ma se i piemontesi qui si mettessero a scrivere nella loro lingua alla maggior parte dei lettori risulterebbero incomprensibili, forse chi conosce un po’ di francese potrebbe arrivarci.
      Ma il piemontese, inteso come lingua, è stato studiato da pochi. il risultato è che chi cerca di scrivere in piemontese o usa un dialetto locale (monferrino, canavesano, ecc) e non la lingua oppure scrive “come si dice” con notevoli effetti comici tipo scrivere cose come “de ket is on de teibol” invece che “the cat is on the table”, per fare un esempio comprensibile a tutti. Immagino che con il veneto accada lo stesso.
      Purtroppo e dico purtroppo dobbiamo usare la lingua degli invasori.In Svizzera hanno 4 lingue ufficiali e molti conoscono l’inglese. Generalmente chi è francofono studia il tedesco o l’italiano, ma mai il romancio e mai due lingue (tedesco e italiano) contemporaneamente.
      Dubito fortemente che nella futura padania indipendente possano esserci solo il piemontese, il ligure, il patois valdostano, il veneto, l’emiliano, il romagnolo, il friulano, i vari dialetti tedeschi, l’occitano, lo sloveno come lingue ufficiali. Sarebbe una babele. Probabilmente a queste lingue “storiche” si affiancheranno il francese ed il tedesco, di sicuro non l’aborrito, falso, artificiale, inutile ed inesistente italiano. Per ora accontentiamoci e turiamoci il naso, ma cerchiamo di carpirci gli uni con gli altri.

    • Gianfrancesco says:

      da bergamasco invece non mi dà alcun fastidio che i veneti scrivano in veneto, gli emiliani in emiliano e via di questo passo.

      non so dire se chi scrive in veneto usi una grafia sgangherata, ma per il resto ben vengano le nostre maderlengue, tutte, perchè questa è la mia idea di Padania, posto per tutti, rispetto per tutti, e tutti insieme esaltiamo la nostra comune identità di fondo e al contempo salvaguardiamo le nostre particolarità specifiche.

      ciononostante mi tocca anche sentirmi dire da qualche balordo che sono lombardocentrico.

    • Padano says:

      Condivido pienamente!
      Firmato: un piemontese con sangue veneto.

    • Unione Cisalpina says:

      mah … a parte la sparata d’essere d’akkordo kol Direttore, mi sembrano argomenti da merdionale, in specie … Aggiungo che da veneto di madre lingua veneta … … taliota o terùn …

      karo Pento vai avanti kosì… ti leggo sempre volentieri kome volentieri leggo gli skritti nelle altre lingue cosalpine … e ke la lingua franka, tra noi, cessi d’essere “l’itagliamolo” sostituito, ora, magari, dall’inglese… ciò favorirebbe la rinascita delle nostre lingue pekuliari e kon esse l’integrazione, anke kulturale, oltrekè di kostume e sociale, dei foresti, italiani e pelasgici inklusi (oggi nostri kolonizzatori ed oppressori).

      • diego says:

        A questo individuo che mi grugnisce insulti immotivati replico soavemente nella mia lingua madre.

        Va in mona ti, l’Unione Cisalpina e kea vaca ke t’à kagà.

  28. Marco (*) says:

    Il referendum per l’indipendenza del Veneto non porta a nulla, dato che è solo una regione amministrativa senza rappresentanza legale internazionale di un popolo. Figuriamoci un referendum fatto su una patria del tutto astratta come questa fantomatica Padania.

    • erik says:

      Tempo fa un commentatore su questa rivista ha postato un link sul quale veniva spiegato come agiscono e lavorano i troll e da chi sono pagati, ossia dai maggiori partiti.
      Francamente penso che ci sia una grossa probabilità che questo “marco” sia un troll. Basta leggere tutti i suoi commenti e tirate le vostre conclusioni. Ieri parlava di diritto naturale di sudditanza!!! Mi auguro non sia pagato perchè veramente scarso oltretutto.

      Proporrei un sistema di commenti come su youtube, nel quale i visitatori possono esprimere un semplice giudizio positivo o negativo sul commento ed eliminare quelli con troppi giudizi negativi.
      Un semplice provvedimento anti troll e provocatori vari.

      • Caro erik, apprezzo il suggerimento, ma è anche necessario firmarsi con nome e cognome se vogliamo almeno sembrare seri, ben intenzionati e non solo eroi da tastiera.

      • Marco (*) says:

        La certezza dei confini nazionali, il dovere di sudditanza dei popoli e la stabilità politica degli stati, sono i limiti che vengono posti, dal diritto internazionale, all’esercizio dell’autodeterminazione dei popoli, altrimenti, se non vi fossero limiti a tale esercizio, il mondo sarebbe caratterizzato da una continua instabilità politica. Forse i troll ben pagati sono certi venditori di fumo, che propongono cose del tutto irrealizzabili, specie se sono partiti o associazioni politiche, di cui il regime italiano ha bisogno. Si vede che la lezione della Sardegna, che si è vista bocciare il tentativo di assemblea costituente del popolo sardo, non è bastata, o magari non è nota ai sedicenti esperti del diritto di autodeterminazione dei popoli.

    • Filippo83 says:

      Anche l’Italia e’ sempre stata solo un’espressione geografica, e non ha mai avuto un unico popolo.

    • lorenzo says:

      Se è esistita una cosa astratta come l’Italia, niente è impossibile

  29. Gino pro Heimat says:

    Io nel mio piccolo sto sicuramente dalla parte dell’unione delle popolazioni del nord dello stivale per il superamento dello stato unitario.
    Però sono pessimista perché il modello da seguire è quello delle terre che quest’anno voteranno per il referendum, e in queste terre esistono partiti seri che hanno avuto i numeri per indirlo.
    Qui da noi non c’è un partito serio che rappresenti i padani, volendo usare questo termine, e ne raccolga il consenso come entità etnicamente determinata.
    E penso che se non siamo stati in grado di crearlo sia colpa di tutti noi che padani siamo.

  30. lorenzo says:

    Roma se la ride osservando i “polli” padani che si beccano tra di loro e si dividono in micronazionalismi, individualismi, particolarismi e risentimenti reciproci… io personalmente credo che la vera alternativa all’Italia si chiami Padania, il cui solo nome fa venire la bile agli italici poteri, anche se bisogna sostenere sempre e comunque ogni azione che vada nella direzione dell’indipendenza o dell’autonomia di qualunque territorio, che sia il Veneto o anche solo di qualunque provincia o comune le rivendichino

    • bah, agli italici poteri la parola Padania dà fastidio perché richiama un partito che ha loro sottratto poltrone di potere, niente altro dà loro fastidio della Lecca nord in tutto e per tutto simile a loro.

      • lorenzo says:

        E su questo posso essere d’accordo, resta il fatto che se la Padania TUTTA si sveglia (intendo i cittadini, non i politici) e non solo il Veneto (che è già molto), questo errore della storia chiamato “stato italiano” viene davvero archiviato per sempre… ovviamente la cosa più utile sarebbe la disobbedienza fiscale di massa, che io nel mio piccolo sto attuando non pagando canone Rai, Imu e Tasi…

  31. pippogigi says:

    Penso che da questo punto di vista dare dei segnali chiari porterebbe a compattare le fila degli indipendentisti.
    A mio parere basterebbe dire chiaro e tondo: partiamo copiando la Svizzera, la sua costituzione, le sue leggi, la sua fiscalità. Poi, dopo aver provato, si decide se cambiare qualcosa.
    Dire questo significa avere una repubblica confederale (chi vuole andarsene se ne va senza problemi) diverse lingue ufficiali (io proibirei la lingua degli occupanti italiani, almeno per 150 anni….), francese e tedesco come lingue franche.
    Se il nome Padania non piace rifacciamoci al Regno Longobardo, per la capitale abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, visto quante excapitali abbiamo.
    Questo darebbe un vantaggio: alla gente che teme un salto nel buio si potranno dare risposte certe sul futuro, quante tasse pagherò? guarda la Svizzera. Che moneta avremo, con quale cambio? guarda la Svizzera. L’immigrazione sarà un reato, la cittadinanza sarà per ius soli o ius sanguinis? guarda la svizzera. A che velocità potrò andare in autostrada, ci saranno ancora diavolerie come gli studi di settore o il durc? guarda la svizzera. Ci sarà il segreto bancario, il servizio militare? guarda la svizzera. Oltretutto la costituzione,m il codice penale, civile, la legge bancaria, il codice stradale, il codice tributario svizzeri si trovano agevolmente in internet, pure in italiano e il modello svizzero è un modello di successo e funzionante.

  32. el noddego says:

    Credo anch’io che sia meglio non connotare o denominare un’area geografica. Per ora aiutiamo il Veneto, che come area esiste ufficialmente da secoli, nella sua lotta per il referendum prima e per l’indipendenza poi. Cammin facendo sarà possibile aggregarsi al Movimento su un tracciato che si farà via via più chiaro, concreto, convincente anche per gli scettici e potrà comprendere quelle realtà che tutti ci auguriamo presentino la partecipazione popolare che in Veneto c’è, mentre altrove è ancora un “si, forse mi piacerebbe” in maniera preponderante. Senza illusioni ma con la convinzione di essere nel giusto.

  33. Caro Marki

    a te te ghè dexmentegà ke el projeto Padania lè ancora ancò entel nome del partido de Bosi, Maroni, Salvini, (Toxi e Xaia):

    Lega Nord per l’indipendenza della Padania.

    La Padagna la xe ancora en man a sti fanfaroni talego-padani e tuto coelo ke se podaria far par la “nova/vera/bona e pura” Padania de Oneto e forse anca tua el ndaria a finir par forsa ente la sporta de la Lega Nord, anca se no lo volarisimo.

    Te capisi anca ti ke ente ste condision no se pol far gnente.

    E dapò Oneto e sodali, da ani daromai, li ga el brùto visio, la cativa creansa de dexmentegarse el nostro nome, naltri a ghemo on nome ke se staga ente la Talia, ente la Padania o ente l’Ouropa e lè coelo de Veneti, se gnanca gavì la cosiensa, la creansa, el respeto, la grasia el ben o l’amor de ciamarne col nostro nome e ne lo neghè ogni volta ke verxi la vosta “bocàsa” cosa volio e podio pretendare da n’altri ?

    Enparè par enanso a ver cosiensa e creansa, grasia e ben par naltri veneti e dapò ghe ne reparlaremo.

    Mi a go parlà par mi!

  34. P.L. Bernardini says:

    Personalmente, certo che no. Solo che occorrerebbe ragionare su argomenti e non con attacchi personali, come quello contenuto nelle parole “per conto terzi”, che ritengo estremamente offensive nei miei confronti, che se avessi nella mia vita agito per conto terzi non sarei un miserabile docente, ma sarei ricco, famoso, e venduto…

    Con questo il Dottor Oneto ha tutto il mio rispetto. Meno chi mi definisce “vile”, perche’ forse non mi conosce.
    Comunque, agendo cosi’, e faccio anche autocritica, siamo proprio, per usare una immagine squisitamente lombarda, come i polli di Renzo. Solo che ci hanno gia’ tirato il collo e non lo sappiamo.
    Best
    plb

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