Lega come la Fiat, “privatizzare” gli utili e socializzare le perdite? Ma no certo!

di CRISTINA MALAGUTILEGA: BELSITO; INDAGINI, DA TRUFFA A RICICLAGGIO

Quando Roberto Maroni, ora presidente della Regione Lombardia, era ministro del Welfare non si è certo risparmiato nei confronti di Fiat, di quella grande azienda italiana che negli anni, con la compiacenza dei governi che si sono succeduti e sull’onda del ricatto sociale, si poteva permettere di privatizzare gli utili e socializzare le perdite. Oggi Maroni probabilmente non se lo ricorda più, ma si chiede se il suo partito (almeno per ora), la Lega di Bossi che fu anche sua, ora in mano all’eterno giovane padano Salvini, stia percorrendo la stessa identica strada?

“Alipapà” e i 40 milioni? Ma no, tutte bugie

Un mese fa la Camera e il Senato hanno deciso di non chiedere alla famiglia Bossi (Umberto e i figli Riccardo e Renzo) i soldi che, stando alle accuse della magistratura, la Lega avrebbe indebitamente intascato come rimborsi elettorali tra il 2008 e il 2009. Il processo si terrà a Genova. Qualcosa come 40 milioni di euro che, secondo i magistrati, sarebbero stati utilizzati per le spese private di famiglia. Si stenta a crederlo, o no!? Una bella cifra che farebbe comodo a tante famiglie di disoccupati. Passi il lascito (perso, appunto), ma cosa è successo nel frattempo? Vedi anche: http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/10/13/news/fondi_della_lega_camera_e_senato_non_vanno_dal_giudice_per_farsi_risarcire_dalla_famiglia_bossi-98027053/

Il processo dirà come possono essere andate le cose. Se i contributi siano stati o meno “privatizzati”. Tanto più che la Lega manco si costituisce parte civile contro Belsito. L’altro giorno su La7 Salvini ha detto: “Sarà un processo a condannare o meno Belsito e a dire se sono stati sottratti dei soldi. Se alla fine del processo sarà condannato, chiederemo i nostri soldi”. Ma come, dai bilanci non risulta quanto sia uscito e dove sia finito? Macché, aspettiamo i giudici.

I contributi pubblici e gli ammortizzatori sociali

Nel frattempo la Lega, al primo sentore del taglio dei contributi pubblici ai partiti, è corsa ai ripari: cassa integrazione per tutti i dipendenti del quartier generale. E dire che ai poveri lavoratori rimasti ancora a contratto uno dei successori di Maroni al Welfare (la Fornero, ndr) ha prelevato forzatamente un contributo di solidarietà dalla busta paga per permettere la Cig anche a chi non poteva utilizzarla… Ma questa è un’altra storia. Di cui però la Lega non parla.

Vedi anche questo: http://www.lindipendenzanuova.com/prelievo-forzoso-05-stipendio-effetto-riforma-fornero/

Tornando alla Lega, alla storia dei 40 milioni secondo i magistrati “privatizzati”, si contrappone un costo sociale davvero elevato. E non sono solo i cassintegrati della segreteria politica di via Bellerio, i quali peraltro non sono responsabili dello scempio (a loro la dovuta solidarietà perché fuori dal quartier generale leghista la vita è davvero dura).

Ci si chiede: siamo o non siamo davanti ad un meccanismo – a parte   l’attenzione emotiva sui dipendenti rimasti senza lavoro per colpa probabilmente del Governo Letta e di quello successivo guidato da Renzi – se le accuse della magistratura trovassero riscontro, che ci porterebbe davanti ad un  un percorso tanto caro alla Fiat? E cioè, incasso i fondi pubblici ma se non mi bastano, parte la cassa integrazione pagata dallo Stato?

Tocca a la Padania

Intanto, se per il partito in sé è la prima volta della cassa integrazione, lo stesso non si può dire del giornale del partito, “la Padania”, la testata sulla quale è già caduta la mannaia del “cattivo Renzi”, a detta di Salvini, e che cesserà le pubblicazioni definitivamente a fine mese. Solidarietà anche a loro, perché fuori dal fortino belleriano, l’editoria in 18 anni è nel frattempo cambiata, stravolta dal web. E tutto è arrivato in ritardo: ordine, sindacato, editori. Ma è un’altra storia, forse.

Soldi e ammortizzatori sociali 

Nel 2007 l’organo ufficiale della Lega Nord ha incassato più di 4 milioni di euro, ma le casse del giornale erano talmente critiche che nel settembre dello stesso anno l’Editoriale Nord avviò una  ristrutturazione aziendale e diede il via alla prima cassa integrazione di due anni per un sostenuto gruppo di giornalisti. Le motivazioni ufficiali? La Lega (partito) aveva annunciato che non avrebbe più potuto erogare contributi (erogazione liberale) al giornale, si trattava, secondo gli amministratori di allora, di circa un milione di euro. Risparmio o necessità di sostenere altre spese politiche? Di fatto, il giornale non doveva preoccuparsi di come i contributi del partito venivano spesi. Non erano affari suoi.  Non c’è un processo in corso sui soldi del partito? Sull’ipotesi di  “dispersione” dei contributi elettorali  non indaga la magistratura? Il processo dirà come è andata. Il giornale non poteva che stare a guardare, e sta a guardare, ancora, una classe politica che non lo leggeva, che lo dileggiava, che lo “strattonava” chiedendo spazi e pagine più importanti rispetto ai concorrenti interni del partito. Una gara ad “esserci”. O no? Roba da coda alle edicole.

Dalla cassa alla solidarietà

Nel 2009, due anni dopo, il giornale del partito chiese altri due anni (fino al 2011) di cassa integrazione. Contemporaneamente però tra il 2008 e il 2011 sono arrivati nelle casse del giornale, sotto la voce “contributo pubblico all’editoria di partito” quasi 10 milioni di euro (vedere tabella). Finanziamenti pubblici a la Padania, Wikipedia (1)Insomma, la previdenza pagava la Cig e il dipartimento governativo per l’editoria il resto. E’ finita qui? Assolutamente no, perché mentre il contributo di Stato si assottigliava e la Lega si era “consumata” quello elettorale, perché la politica si sa ha i suoi costi,  l’editore del giornale ha chiesto altri due anni (fino al 2013) di ammortizzatori sociali, questa volta sotto forma di “contratto di solidarietà” al massimo consentito dalla legge, una cosa che non ha particolarmente inciso sugli stipendi dei giornalisti, ma che ha aiutato molto le casse dell’editore a respirare… Il tutto sempre contemporaneamente al contributo pubblico, che sì, si è assottigliato, ma che comunque fino al 2012, ma probabilmente anche nel 2013 contava, se non è cambiato nulla, qualcosa come due milioni di euro (non ci sono ancora dati dal dipartimento per l’editoria, ma la mannaia di Renzi arriva dopo e la matematica non è mai un’opinione). Ebbene, nel 2013, nonostante tutto, dato che il giornale della Lega non è mai piaciuto ai leghisti, sono partiti licenziamenti e revisioni contrattuali al ribasso. Per Salvini però (che se ha avuto un lavoro lo deve anche al giornale del suo partito), la colpa è sempre del Governo, che ha tagliato i fondi…

Si sbaracca

Oggi, nella sede del giornale, in via Bellerio, si sbaracca e si chiude. Ai colleghi tutta la solidarietà, perché la crisi morde. Si pensa addirittura ad altri due anni di cassa integrazione a zero ore. Eh già, in cassa di contributi pubblici se sono rimasti pochi, però “socializzare” le perdite è ancora possibile. Colpa di Renzi? O colpa di qualcuno che nei Palazzi della “Roma ladrona” non grida  e non ha mai gridato allo “scandalo” come fece Maroni con la Fiat?

 

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2 Comments

  1. Pagoletasse Sisi says:

    Leghisti, avete imparato bene da roma ladrona!!!

  2. guglielmo caporali says:

    La Lega Nodde manda in cassa integrazione i dipendenti di via Ballerio chiude il quotidiano la Padania “prima il nord”………ma sbarca a Roma con Borghezio sostenuto da Casa Paund, Fiamma Tricolore, Forza Nuova, da Roma (non più ladrona) partirà alla conquista del regno dei Borboni e delle Due Sicilie…..
    Abbiamo perso la Grande Padania, la repubblica del Nord i, la Macroregione del Nord in compenso i prodi guerrieri legaioli cadregari con la spada di Alberto da Giussano libereranno il il Sud……Prima il Nord…..Prima il Nord

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