Padani allocchi, sottoposti sia al sacco italiano che a quello europeo

di RICCARDO POZZI

Questione meridionale o questione europea? In questo periodo molti analisti del variegato opinionismo televisivo  si interrogano su quale sia la prevalente causa  dello stallo economico nelle regioni più produttive.

E’ più forte il sacco del nord, ben inquadrato dal lavoro analitico del prof. Ricolfi, oppure è più determinante il sacco di Bruxelles? Quale delle due palle al piede della produttività padana ne bloccano maggiormente i movimenti ed è prevalente sull’altra? La questione è tutt’altro che marginale perché dal suo sviluppo deriva ogni analisi sul come dovrebbe comportarsi il nord e i suoi elettori, se credere a un generico antieuropeismo paragrillista o rilanciare con nuovi termini la questione nord-sud e le sue antiche ingiustizie. Nella sua “Gabbia” (su La7), Gianluigi Paragone  con una prodigiosa conversione politica e professionale, sembra essersi gettato nelle braccia dell’antieuropeismo più convinto. Ne sono prova le omelie di Paolo Barnard e i molti interventi fortemente euroscettici  che il conduttore visibilmente avalla, solo parzialmente bilanciati da qualche opinione più marcatamente ragionieristica  volta a ricordare come i problemi di bilancio interni all’Italia altro non sarebbero che la diretta conseguenza della sbilanciata politica interna e non di fumosi complotti mitteleuropei.

In pochi realizzano la realtà  più elementare, ossia che i due saccheggi, quello dello Stato italiano fortemente meridionalizzato e incapace di dimagrimenti, e quello dell’Europa dal dirigismo sassone che usa la leva monetaria per disinnescare la forza produttiva dei paesi mediterranei, siano in realtà concomitanti e nei fatti si sommino, nascondendosi subdolamente uno nell’altro. Anche se, per la verità, sono prevalenti quelli come il prof. Claudio Borghi che propongono ormai apertamente una rapida e violenta uscita dalla moneta unica, mentre in pochi sembrano azzardare un’uscita padana dalla nazione unica italiana, non c’è dubbio che al polentone medio poco importi se a farlo morire sia il furto romano o le ganasce europee.

In mezzo, come al solito,  i padani  hanno sempre meno lavoro, sempre meno risparmi, e vedono contemporaneamente salire entrambe le vessazioni,  il contatore dei residui fiscali attivi rapinati da Roma e il contatore dei contributi europei prelevati con la leva finanziaria, che con eguale ottusa miopia, si danno la mano  per  dar luogo al sacco del sacco.

C’è chi asserisce che se anche riuscissimo a raddrizzare la rapina italiana, non avremmo la forza per risalire la china debitoria che l’Europa ci chiede, chi invece afferma che anche l’atteggiamento della Comunità Europea cambierebbe se il governo italiano mostrasse un drastico cambio di rotta nelle sue costose e inique politiche assistenziali, vero collante per l’unità nazionale. C’è infine chi auspica che la volpe padana, prima o poi si accorga che non riuscirà a liberarsi dalla trappola cercando di aprirla e decida con coraggio di recidere l’arto rimasto in entrambe le tagliole, sacrificandolo in cambio della vita.

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3 Comments

  1. Bartok56 says:

    “Dirigismo sassone che usa la leva monetaria per disinnescare la forza produttiva dei paesi mediterranei”.
    Scusate, ma non ho capito che cosa voglia dire.
    Qualcuno me lo può spiegare ?

    • Marco Mercanzin says:

      Che, di fatto, grazie all’euro, la Germania ha svalutato artificialmente il suo Marco, e continua di ad avere una moneta sottovalutata rispetto alla sua economia, ergo, il suo export e’ favorito rispetto ai concorrenti. Massacrandoli commercialmente.

  2. Marco Mercanzin says:

    Ottima analisi. Concordo in pieno.

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