Ortodossi e Vaticano: quale Chiesa paga di più per la coerenza della fede?

di BENEDETTA BAIOCCHIpatriarca

La sorprendente vicenda dei Casamonica nella parrocchia romana, con il manifesto del boss di famiglia appeso fuori dalla chiesa ore prima della funzione… il funerale celebrato e le comunioni dispensate alla liturgia in pompa magna che celebrava il predominio della cultura mafiosa sulla legalità in sfida a Roma e al potere dello Stato, hanno suscitato non solo indignazione e rabbia ma disorientamento. Anche in chi crede. La crisi di rappresentanza e di credibilità riguarda anche la Chiesa, non solo la politica, contro cui la Cei si è scagliata denunciandone la pochezza.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Come sta la conta?

A questo punto ben venga la proposta-provocazione che  il nostro quotidiano ha lanciato proponendo di versare l’8 per mille alla chiesa ortodossa e non più a quella romana. C’è bisogno di spiritualità e di coerenza. O siamo solo bistecca, conti della serva, senza un minimo di centralità della persona, della sua dignità?

Non a caso la chiesa d’oriente è la chiesa dimenticata sotto il fuoco nemico della jhad. Gli appelli lanciati per chiedere aiuto e per svegliare l’occidente, cadono inascoltati.

Eppure c’è stato un papa che ha voluto rinsaldare i rapporti con gli ortodossi, anticipando anzi quello che sarebbe stato poi il grande passo di umiltà delle dimissioni. Papa Ratzinger, ancora cardinale, in uno scritto risalente nell’edizione originale al 2002 e nella traduzione italiana al 2006 (a cura del prof. Giuseppe Reguzzoni che, gentilmente, ci dona i dettagli di questo evento storico che ebbe il piacere di seguire in prima persona, ndr), pochi mesi dopo la sua elezione, con riferimenti al tema dell’unità di tutti i Cristiani.

“È una lettera, datata 20 febbraio 2001, che in questi giorni drammatici si sta rivelando profondamente attuale e profetica, in cui il Cardinale risponde al Patriarca Damaskinos, Metropolita della Chiesa Ortodossa in Svizzera – ci spiega Reguzzoni-.  Per gli Ortodossi il Papa è il vescovo di Roma, il patriarca dell’Occidente, ma non il Primate della Chiesa Universale.  Damaskinos è in rapporti di amicizia con il Cardinale, un’amicizia colta e franca, e non nasconde le difficoltà che al dialogo ecumenico derivano dal Primato di Pietro. Ratzinger risponde: «il Papa non è un monarca assoluto, la cui volontà è legge, ma, proprio all’opposto, deve sempre tentare di resistere alle sue particolari disposizioni personali». Poi cita il Pontefice di allora, che nell’enciclica Ut unum sintchiedeva «una rinnovata prassi del Primato» e riconosce, con autorevoli storici della Chiesa «che nel passaggio dal primo al secondo millennio ha avuto luogo un salto qualitativo, non nella teoria del Primato, ma nella sua applicazione». Il primo millennio è quello dell’unità dei Cristiani. Poi vennero nel 1054 lo scisma d’Oriente e nel 1571 la Riforma protestante. Oggi questo grande Papa dà un segnale forte anche in questa direzione. Non desacralizza il ministero del Pontefice, così come non desacralizza alcun ministero nella Chiesa, ma, certamente, lo riconduce con un atto senza precedenti al suo scopo  ultimo, che è quello di «segno dell’unità», anche nel dolore di una rinuncia, e, più precisamente, come scrive a Damaskinos «in vigile dolore in base al quale può nuovamente riprendere vigore l’autentico zelo ecumenico». Ora, finalmente, torna a essere chiaro quanto importante sia l’applicazione, e non solo la teoria, del Primato del Vescovo di Roma. Benedetto XVI ci lancia anche (si badi e si sottolinei: anche) un messaggio teologico su che cosa è correttamente il Papa e su quale sia la sua funzione.  Il Papa può rinunciare al Pontificato perché quest’ultimo è un “ministero”, un servizio particolare nella Chiesa, anzi, il più particolare, ma non coincide in maniera indissolubile con la persona che lo ricopre. Con la sua decisione Benedetto XVI ha, di fatto, avviato quella revisione del Primato, nel segno della tradizione del primo millennio, cui accennava nel lontano 2001 al Patriarca Damaskinos”.

Dopo questo bagno di storia teologica, non solo resta da interrogarsi sulla capacità del clero romano di vestire questi abiti di umiltà oltre che essere capaci di rinunciare al potere di un ministero per il bene della Chiesa. Quale, e per andare dove, a questo punto, è preoccupantemente legittimo chiederlo.

 

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1 Commento

  1. max says:

    Lo Stato Italiano è o dovrebbe essere “laico”,ma nei fatti non lo è,perché la Chiesa Romana mette becco in tutte le faccende che non la riguardano nemmeno per caso.E smettiamola con,il Papa ha detto il Papa ha fatto di cui non ce ne frega un cavolo,comunque parlo per me,basta sentire questi viscidi,trafficoni che dettano l’agenda,martin Lutero aveva capito tutto,il resto sono chiacchiere,UMILTA’,CARITA’,questi la capiscono solo con il denaro frusciante che entra nelle loro tasche CASAMONICA ne sono l’esempio,avete sentito il VESCOVO di ROMA proferire un solo verbo,aggettivo,muto come un mafioso.

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