Orso M49: veterinari, in Trentino clamoroso insuccesso tecnico. Non usate competenze

orso

“Le operazioni di cattura dell’orso M49 sono state precipitose e fallimentari. Qualunque spiegazione si vorra’ dare sulle dinamiche dell’accaduto, si e’ trattato di clamoroso insuccesso tecnico”. Questo il commento del presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (Anmvi),
Marco Melosi, che sottolinea almeno tre errori che evidenziano “la mancanza di un protocollo di cattura corretto” e di “una regia veterinaria specializzata”.

In primis, la motivazione per cui e’ stato deciso, dopo la prima cattura, di non effettuare l’anestesia sull’orso, ovvero il fatto che ‘l’animale era in salute’: “in genere – spiega il presidente Anmvi in una nota – le condizioni di salute non sono ostative”. Inoltre, precisa, “non si capisce perche’ sia stata presa la decisione di togliere il radio collare, rendendolo irrintracciabile”. Infine, le procedure di recinzione: “non sembra vi sia stata sufficiente cautela per assicurare l’animale all’interno dell’area del Casteller”. Non e’ il primo caso che la fuga di un animale selvatico e potenzialmente pericoloso come l’orso, “non viene gestita secondo protocollo e senza competenze specifiche di sedazione e gestione sanitaria e comportamentale”.

I medici veterinari specializzati nella cattura di plantigradi seguono un protocollo collaudato in decine di azioni di recupero di orsi nei Paesi dell’Est Europa, “in grado di garantire il massimo controllo degli animali durante tutte le fasi e il loro benessere pre e post recupero”. Ma questo spesso non avviene nel nostro Paese. “In Italia – conclude Melosi – la gestione della fauna selvatica continua ad essere improntata ad un barbaro dispregio delle competenze, che va sotto la propagandistica definizione di ‘azioni concrete'”.

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One Comment

  1. caterina says:

    Gli animali credo si comportino obbedendo alla legge dell’istinto, percio’ non vedo cosa debbono inventare i nostri veterinari rispetto alle conoscenze dei colleghi russi…piuttosto studino l’ambiente naturale in cui si trovano per prendere senza tergiversare inutilmente le opportune misure per gli animali e gli umani che magari rischiano vita e lavoro intanto che gli addetti pensano…o, per dirla come loro, “studiano” !

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