Orsi di Stato, Roma non perde occasione per umiliare le autonomie

di MICHELE CORTI

Per la seconda volta Corrado Clini impugna un’ordinanza del presidente della Provincia autonoma di Trento che prevedeva la cattura di un orso pericoloso (M2) motivata dalla preoccupazione per l’incolumità e la sicurezza pubblica. Siamo ad una arroganza senza precedenti dello stato centralista e dei suoi super-burocrati al governo

Roma fa la faccia dura. L’azione del governo dei “tecnici” (in maggioranza super-burocrati dell’amministrazione centrale dello stato) non si esercita solo sul piano economico, con famiglie e imprese sempre più tartassate (mentre le cure dimagranti dello stato sono sempre rimandate e condizionate) ma anche su un piano direttamente politico.

Quanto più il governo centrale di Roma diventa una sorta di proconsole di poteri internazionali più o meno opachi, quanto più si devono riaffermare le prerogative del potere centrale (inteso come macchina burocratica più che come governo) sulle autonomie locali e sui corpi sociali. Un potere che, a tutti i livelli, tende a procedere sempre più dall’alto facendo prevalere sulle pretese di legittimità democratica e sulle liturgie di una sovranità popolare sempre più formale la logica del potere “puro”, autolegittimato dalla capacità di esercitare il comando.

 

I costi e le vergogne della politica solo un aspetto minore della corruzione di stato

 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ai provvedimenti di accorpamento delle provincie, con criteri quantitativi uniformi senza considerazione alcuna per le peculiarità territoriali. Dietro il ridimensionamento delle provincie qualcuno avrebbe potuto scorgere un disegno di rafforzamento del quadro complessivo delle autonomie basato sul ruolo cardine del binomio comuni-regioni. In realtà quali siano le intenzioni del governo dei grand commis di stato e dei loro sponsor (che già proclamano la necessità di un bis dimostrando in quale considerazione tengano il responso delle urne) lo si è visto con l’esibizione mediatica della polizia del ministro delle finanze nei consigli regionali. I ladri di polli hanno approfittato di un contorto e ambiguo “conato di federalismo” (riforma del titolo quinto della costituzione) per riempirsi le tasche invece che affermare una più decisa autonomia delle regioni. Un’occasione d’oro per il governo per distogliere dai palazzi romani gli strali dell’ “antipolitica” e iniziare a istillare l’idea che – alla fine – anche le regioni sono inutili e che una bella struttura “tecnica” centralizzata è molto più efficiente. Ovviamente i superburocrati romani evitano di guardare dentro le loro macchine. Se in Italia (lo dice la Banca mondiale) si perdono 10 miliardi di € per la corruzione, se secondo Transparency international l’Italia su180 paesi è al 69° posto per l’indice di corruzione preceduta solo dalla Grecia (80° posto) la colpa è di una macchina della Pubblica Amministrazione sprecona e corrotta (basta confrontare quanto paga beni e servizi la P.A. rispetto al settore privato). Il governo, però, preferisce mettere alla gogna gli evasori, compresi coloro schiacciati dal fisco e da Equitalia e non più in grado di pagare e dimenticare i parassiti e gli sprechi nel seno della macchina statale (di cui i costi della politica sono una voce tutto sommato minore per quanto irritante).

 

A qualcuno potrà apparire singolare che la partita tra lo stato centrale e le autonomie si giochi anche su una questione come quella degli orsi ma in realtà non lo è affatto. Prima di richiamare i termini del conflitto tra il Ministero dell’ambiente e la Provincia di Trento in materia di gestione degli orsi pericolosi mi corre richiamare per sommi capi il contenuto politico e sociale del più ampio conflitto in materia di reintroduzione dei grandi predatori sulle Alpi (peraltro analogo a quello in atto in altri massicci europei). Sfruttando i sensi di colpa per i gravi danni inferti dal capitalismo globale all’ambiente il movimento ambientalista ha trovato un terreno di intesa strategico con il potere industriale e finanziario sui temi delle “bioenergie” e del “ritorno alla natura selvaggia”. La truffa delle “bio”energie è ormai palese, quella del “ritorno degli orsi e dei lupi” un po’ meno.

Eppure gli interessi degli ambiental-animalisti e del potere industrial-tecnologico-finanziario vanno perfettamente a braccetto. Sulla base di una presunta “necessità biologica” la tecnocrazia verde è riuscita a tradurre in scelte politiche i suoi orientamenti in materia di grandi carnivori, attraverso le Convenzioni internazionali e i Piani d’azione nazionale su queste specie dedotti pari pari dai Piani europeo, a sua volta redatto sulla scorta delle indicazioni della lobby LCIE (Large Carnivore Initiative Europe), una emanazione del WWF. Il meccanismo messo in atto è assolutamente vischioso ed espropria totalmente le popolazioni dal diritto di dire la loro su una faccenda che condiziona non poco l’economia, la tranquillità, la sicurezza di chi vive in montagna e di montagna specie se nell’ambito agro-silvo-pastorale.

 

Chi ha deciso? “Il Pacobace”, “i protocolli internazionali”

 

Se si chiede “ma chi ha deciso che l’orso/il lupo debbano essere “gestiti” nel modo supergarantista per loro e pochissimo garantista per gli animali domestici e le popolazioni si risponde che ci sono dei “protocolli tecnici internazionali” e i già citati Piani di azione. Se si pensa che il Piano d’azione per l’orso bruno sulle Alpi centrali oltre che ad ispirarsi al Piano europeo è farina del sacco dei tecnici e consulenti del Parco Adamello Brenta ratificato a scatola chiusa dalla Provincia autonoma di Trento e dalle regioni limitrofe si capisce bene come funzionino le cose. Senza che gli interessati fossero minimamente informati la politica italiana sul lupo e l’orso ha decretato che entrambe le specie debbano tornare a popolare tutte le Alpi italiane, comprese le zone più antropizzate. Questo meccanismo di governance autoritaria messo in atto per la politica della fauna (di per sé importante per la vivibilità della montagna) è solo il prototipo di altre politiche che, una volta aperta la strada, consentiranno di attuare analoghe politiche basate sulla sostituzione di logiche tecnocratiche alle sia pur deboli espressione della rappresentanza democratica. Una montagna popolata di orsi e di lupi senza comunità umane per i piedi è l’ideale per i grandi interessi che intendono mettere le mani sulle risorse di energia, materie prime e acqua pura (soprattutto) delle Alpi.

 

Gli eredi dei giacobini

A questo disegno di esproprio l’ambiental-animalismo erede del giacobinismo è organicamente partecipe. I giacobini erano i rigorosi interpreti della Volontà generale, essa parlava con le loro voci e i loro atti essendo di per sé muta. Gli aruspici della Volontà generale erano dotati di Virtù e di Scienza e ritenevano che i nobili fini dell’attuazione della Volontà generale giustificassero qualunque mezzo per eliminare quelle offese alla Nazione e alla sua Volontà rappresentate dalle identità locali, dai particolarismi, dalle sciocche pretese di una parte della Nazione di affermare qualcosa di difforme. Non che le cose siano molto cambiate. La “necessità biologica”, l’imperativo ecologico categorico impongono che il volgo non dotato di scienza non sia messo nelle condizioni di esprimersi su materie di natura così delicata. Non è nemmeno concepibile per gli animal-ambientalisti che possa essere messa in discussione la scelta di far tornare orsi e lupi. Sono materie indisponibili alla democrazia. Punto, chiuso.

Quanto alle rivendicazioni territoriali, alla volontà dei territori si stratta di istanze tribali cui i barbari alpini si aggrappano. Come i lumi e il capitalismo hanno spazzato via le catene delle corporazioni, delle comunità di villaggio, delle comunità di fede, della famiglia rendendo l’individuo isolato… libero di farsi sbranare dal potere statale e capitalistico la tecnocrazia e il sapere scientifico e la retta ecologia spazzeranno via gli ultimi tribalismi, quello che resta dell’antico autogoverno (comuni in primis).

 

Dellai risponde con le ordinanze, Clini con le impugnazioni

Veniamo al dunque al contenzioso tra il Ministero dell’ambiente e la provincia autonoma di Trento. Le premesse stanno nella linea politica filo ambientalista del Ministero dove attraverso i comitati tecnico-scientifici, sulla carta consultivi ma di fatto determinanti per le decisioni politiche, dove le organizzazioni ambientaliste hanno un peso determinante. Dentro i comitati prevale la “linea dura” decisa a non concedere a priori alcuna concessione alle regioni e province autonome in materia di abbattimento di orsi e lupi. Per le organizzazioni ambientaliste questa politica della “rigida difesa di specie a rischio di estinzione” ancorché una farsa (orsi e lupi aumentano ed espandono il loro areale) è una vergognosa ipocrisia. Impedendo qualsiasi controllo legale di queste specie si appuntano sul petto delle medaglie che sono una vera e propria rendita politica (tessere, donazioni, influenza, potere) ben consapevoli che questo fariseismo comporta un bracconaggio che non ha eguali in Europa. Dove le popolazioni di lupi sono consistenti come in Italia (Spagna, Grecia, Estonia) ma anche in Finlandia e in Svezia – dove sono di poche centinaia di capi – sono ammesse forme di caccia. In Italia, invece, non è possibile abbattere legalmente neppure qualche capo nelle aree di maggior pressione predatoria (come avviene in Francia e, ancor più, in Svizzera). Centinaia di lupi sono vittime di pallettoni, veleno, tagliole, lacci e altri mezzi ancor più crudeli. Gli amici (?) del lupo lo sanno ma preferiscono, invece che affrontare la situazione, lanciare anatemi contro i malvagi pastori e cacciatori. Comodo e redditizio. Il bracconaggio ai danni del lupo è iniziato anche in Piemonte e anche l’orso ne è vittima in Trentino e Lombardia. Non sarebbe più “civile” una forma di controllo?

Attraverso l’impugnazione delle ordinanze si vuole umiliare una provincia autonoma

 

Questa primavera il dibattito sull’orso si è fatto incandescente in Trentino e Dellai, il presidente della provincia, ha dovuto prendere carta e penna e scrivere a Roma e a Bruxelles sostenendo che gli orsi vanno ridotti e che quelli pericolosi devono essere rimossi con procedure più snelle che garantiscano l’incolumità dei trentini. Da Clini, fedele alla politica ministeriale e propenso alla “linea dura” per riaffermare le prerogative dello stato centralista nessuna risposta. Così Dellai ha emanato due ordinanze di cattura di altrettanti orsi pericolosi morivate da motivi di salvaguardia della “incolumità e sicurezza pubblica”. Clini ha impugnato una prima ordinanza ma il TAR ha dato ragione alla provincia così il governo ha fatto ricorso al Consiglio di stato. Anche la seconda ordinanza è stata impugnata per “eccesso di potere”. Capito? Una provincia autonoma che per tutelare la sicurezza dei suoi cittadini decide di catturare un orso non può farlo. Siamo in piena monarchia assoluta o anche, più a ritroso, in pieno feudalesimo.

Che a Roma dell’incolumità dei lontani sudditi alpini (ritenuti forse barbari “domati” una volta per tutte nella Guerra alpina di 2mila anni fa?) non freghi nulla lo sapevamo. Si conferma però l’uso politico dell’orso per imporre la logica della governance autoritaria dello spazio alpino e per cercare di umiliare le autonomie, anche quelle “speciali” che fino ad ora Roma aveva usato – nel classico gioco “divide et impera” -contro quelle “di serie B”. Clini con la sua arroganza da sovrano assoluto aggiunge anche che guai a togliere un solo orso.  Clini al colmo dell’arroganza ha fatto sapere che gli orsi li può togliere solo lui, l’incarnazione della sovranità (non certo popolare perché l’hanno nominato i mercati). Esattamente come nel feudalesimo quando i servi che “toccavano” i selvatici del re finivano direttamente impiccati.

E se dopo mesi e anni di tira e molla Roma (mentre gli orsi pericolosi fanno sfracelli impuniti) desse la sua graziosa autorizzazione rispondendo alle suppliche dei sudditi in ginocchio? Beh allora la Provincia dovrebbe sostituire l’orso “rimosso” con uno “nuovo” (comprato al supermercato sloveno).

C’è ancora bisogno di altro per proclamare una volta per tutte Los von Rom?

 

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4 Comments

  1. paolo says:

    la smette sto pseudo divulgatore di scrivere sempre una montagna di corbellerie?
    costui non è un uomo , è un ‘ameba, un pauroso esemplare di coniglio antropoformista.

  2. Paolo L Bernardini says:

    Purtroppo non posso in questo caso che condividere l’illuminata decisione del governo italiano, in quanto ho notizie certe che si tratti di Yoghi in persona (o meglio…in orso)

  3. Sofia says:

    Siii accoppiamo l’orso! Cappello con la penna, doppietta in spalla e via!

  4. pontenna says:

    La soluzione è quella ……democratica…….

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