Firenze, interventi al tabernacolo dell’Arte dei Corazzai e Spadai

di MARCO FERRI*

Aveva necessità di cure urgenti  e sono intervenuti gli Amici dei Musei. Il tabernacolo dell’Arte dei Corazzai e Spadai, ora restaurato con il contributo dell’associazione fiorentina (e per l’interessamento di Roberto Santini), fra i 14 di Orsanmichele, è uno dei principali; non solo perché in esso fu collocato il San Giorgio, bellissima scultura donatelliana, ma per la sua forma e la sua storia particolare. La presentazione del restauro è in programma lunedì 29 ottobre, alle ore 17.30 di fronte al tabernacolo stesso, alla presenza del Soprintendente al Polo Museale Cristina Acidini, del Presidente degli Amici dei Musei Carla Guiducci Bonanni, del Direttore del complesso di Orsanmichele Antonio Godoli, con la santa benedizione del Rettore di Orsanmichele Monsignor Giancarlo Corti.

UN INTERVENTO URGENTE

Il restauro, eseguito nell’estate 2012 dalle restauratrici Camilla Mancini e Francesca Piccolino Boniforti, con Maria Ybanez Worboys, abilitate dalla Scuola di alta formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha riguardato il generale assetto conservativo ed estetico, ma anche la sicurezza statica delle strutture ed il loro consolidamento ed ancoraggio. Sono stati rimossi detriti superficiali compatti, concrezioni e croste nere, dovuti all’inquinamento atmosferico delle nostre città, sono state eliminate meccanicamente stuccature improprie dovute ad interventi attuati con malte eterogenee, provvedendo a reintegrare le superfici e i sottosquadri interessati con adeguati impasti naturali a base di calce,polvere di marmo, pigmenti e legante reversibile. Con l’ausilio di imperniature e opportune stuccature e colmature delle soluzioni di continuità con la parete principale del monumento,  si è resa stabilità alle porzioni che presentavano distacchi e conseguente possibile caduta.

NOTIZIE STORICHE

Nel 1339 alcune delle Arti Maggiori furono incaricate di abbellire i pilastri esterni di Orsanmichele, considerato che dentro il pilastro Nord-Ovest, sullo spigolo fra le attuali vie Orsanmichele e dell’Arte della Lana, passava la scala per salire ai piani superiori; in pratica si rinunciò a scavarvi delle nicchie con i relativi tabernacoli. Solo all’inizio del ‘400 si decise comunque di assegnare le facce del pilastro scegliendo due Arti Minori: i Corazzai a Nord su via Orsanmichele e i Fornai a Ovest su via dell’Arte della Lana (quest’ultimo lato del pilastro fu poi assegnato alla ben più ricca Arte del Cambio in quanto i Fornai non avevano potuto far fronte all’ingente spesa di un tabernacolo con la sua scultura).

Poco dopo la metà del secondo decennio del secolo, Donatello scolpì la statua in marmo del San Giorgio per il  tabernacolo da lui stesso disegnato. Pur recando un’impressione generale ed alcuni motivi ancora goticizzanti, il tabernacolo presenta caratteri moderni ed innovativi che meglio si convengono allo stile dell’artista. Dato il ridotto spazio a disposizione, sia in superficie sia in profondità, l’opera propone un pronunciato verticalismo, appare quasi bidimensionale, come se fosse disegnata sulla parete; infatti, a causa della retrostante scala, lo scavo della nicchia è molto esiguo. Le forme sono semplificate e, diversamente da altri tabernacoli, mancano le colonnette tortili lungo i bordi laterali della nicchia a vantaggio di semplici dentelli. Gli elementi strutturali (pilastri e timpano) sono di marmo bianco apuano. I pilastri dell’edicola sono decorati con modanature poco pronunciate, e arricchiti da intarsi lineari di marmo nero del Belgio e da minimi decori geometrici in marmo di Portasanta; i dadi sopra i capitelli sono realizzati in marmo Fior di Pesco. Dell’intero tabernacolo solo la base con la predella e gli stemmi sono copie in resina dell’originale ricoverato nel Museo Nazionale del Bargello alcuni decenni fa.Il bassorilievo col Dio Padre scolpito con la tecnica dello “stiacciato” all’interno del timpano superiore è originale. È stato notato che, caratteristico di Donatello è il gioco di elementi visivi, come il libro appoggiato sulla modanatura superiore dell’arco acuto.

DETTAGLI TECNICI

La figura è concepita e realizzata da Donatello per essere osservata dal basso; lo spessore del modellato è talmente ridotto che il volto del Dio Padre, visto da vicino, appare quasi deforme: il volume in corrispondenza del mento è portato a zero: un espediente che consente allo scultore, nonostante il rilievo non emerga dal fondo più di 2 cm, di dare alla testa una sufficiente inclinazione per essere percepita da sotto in su. Con l’uso della suddetta tecnica e utilizzando questo rilievo bassissimo e leggero che è fra le sue prerogative, creando l’illusione di una maggiore profondità nelle figure bidimensionali del timpano e della predella, quasi in spirito di contrapposizione, Donatello è come se riuscisse a superare la mancanza di spessore dell’intera macchina del tabernacolo. La nudità della nicchia scavata nei conci di pietra forte, scabra come si vede oggi, potrebbe non rispondere alle originali intenzioni dello scultore che vi aveva probabilmente inserito un sottile rivestimento dorato o decorato, sia pur di leggerissimo spessore. Da sottolineare che la scultura presente nel tabernacolo è una copia in marmo di appena qualche anno fa, sostituente, in ossequio alla verità storica ed artistica, la copia in bronzo della fine dell’Ottocento, quando la statua originale in marmo fu trasferita al Bargello.

*Ufficio Comunicazione – Opera Laboratori Fiorentini

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One Comment

  1. W S. MARCO says:

    Fantastico! Onore all’Italia delle piccole Patrie e dei mille Comuni.

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