Crisi: il cammino dell’oro pronosticato a 10.000 dollari l’oncia

di DAN AMOSS

C’è un percorso plausibile dell’oro verso i $10,000 l’oncia. E non richiede un crollo della società civile… Gli speculatori vedono i banchieri centrali come dei moderni supereroi in grado di spingere i mercati con una sola frase. Nella mente della maggior parte degli investitori, Ben Bernanke, Mario Draghi e Masaaki Shirakawa potrebbero anche indossare calzamaglie, maschere e mantelli. Questi banchieri centrali supereroi piombano continuamente sui mercati finanziari per difenderli dalle oscillazioni al ribasso… e per assicurarsi che offrano sempre guadagni in conto capitale.

La realtà, naturalmente, è che questi supereroi sono frodi. Non hanno superpoteri… se non il potere dell’illusione di massa. I poteri di Mario Draghi e degli altri banchieri centrali in Europa sono in calo. L’eccesso di debito è come kryptonite: Ogni nuova ondata di stampa ha un impatto minore sui mercati. Come dice il detto popolare: “Questo è un problema di solvibilità, non è un problema di liquidità.” In altre parole, la nuova offerta di moneta non può ripristinare la salute dei prestiti tossici e dei titoli di stato. L’unico modo per ripristinare la solvibilità del sistema è quella di deflazionare l’economia o ridurre drasticamente l’ammontare del debito nel sistema attraverso il fallimento di massa.

O c’è un altro modo? C’è un tasto “reset” che i banchieri centrali possono spingere (con l’approvazione dei leader politici) in modo da ristabilire l’equilibrio del sistema? Sappiamo che i banchieri centrali non vorrebbero mai deflazionare l’economia o mandare in crash il valore del debito, cosa che distruggerebbe il sistema bancario. Quindi perché non inflazionare l’offerta di moneta per diluire il valore del debito? Tutto in un colpo solo? In questo momento, i banchieri centrali stanno diluendo il valore del debito molto lentamente spingendo i tassi di interesse al di sotto del tasso di inflazione. Alcuni la chiamano “repressione finanziaria.” E’ una politica tacita che ha molte conseguenze negative. Qual è l’alternativa, dal momento che tutti i tentativi di “aggiustare” l’attuale sistema con più prestiti e stampa di denaro stanno fallendo?

Che dire del gold standard classico, che si distingue come il meno imperfetto di tutti i sistemi che abbiamo provato. Ogni nazione può scegliere di agganciare la sua moneta locale all’oro ad un prezzo che consente una crescita sufficiente delle riserve bancarie per ridurre notevolmente il peso dei debiti pubblici e privati. Ri-agganciare una valuta come il dollaro Americano all’oro al prezzo attuale (circa $1,550) ha le sue insidie. In particolare, non sdebiterebbe un sistema bancario sovraindebitato. Ma ri-ancorare il dollaro a circa $10,000 l’oncia potrebbe servire allo scopo.

Gli hedge fund manager Lee Quaintance e Paul Brodsky di QB Asset Management hanno scritto un report affascinante sulla reintroduzione potenziale dell’oro nel sistema monetario, mentre si attuerebbe contemporaneamente quello che si potrebbe considerare un giubileo per il debito. Raccomando calorosamente la lettura dell’intero dcoumento. Zero Hedge l’ha pubblicato a questo link. QB spiega i meccanismi di come potrebbe funzionare negli Stati Uniti:

Utilizzando gli Stati Uniti come esempio, la FED dovrebbe acquistare l’oro del Tesoro ad un premio grande e specifico rispetto la sua valutazione spot attuale. Più alto è il prezzo, più base monetaria verrebbe creata e più debito pubblico verrebbe estinto. Un aumento di otto o 10 volte il prezzo dell’oro attraverso questo meccanismo metterebbe completamente al sicuro tutti i depositi bancari esistenti denominati in dollari USA (uno pieno sdebitamento del sistema bancario).

Di seguito è riportato in forma di grafico la possibile rimonetizzazione dell’oro. La linea gialla si avvicinerebbe rapidamente alla linea blu. E la linea blu continuerebbe a crescere mentre l’offerta di moneta crescerebbe ulteriormente. Il “Prezzo Ombra dell’Oro” di QB divide la base monetaria degli Stati Uniti dalle partecipazioni in oro ufficiali degli Stati Uniti. I decisori politici, che da sempre sentono la necessità di gestire qualcosa, gradirebbero che questa fosse la stessa formula utilizzata durante il regime di Bretton Woods per agganciare il dollaro a $35 l’oncia. In altre parole, il Prezzo Ombra dell’Oro è il prezzo teorico dell’oro dopo che la FED avrebbe gonfiato l’offerta di dollari ad un livello tale da coprire le passività bancarie sistemiche e poi da ri-ancorare il dollaro all’oro. Ecco il percorso dell’oro verso i $10,000 (vedi grafico).

 

Questo percorso indebolirebbe gli effetti del debito creati sin da quando il Presidente Nixon chiuse la finestra dell’oro. Trasformerebbe una moneta basata sul debito in una valuta coperta da un asset. Non si avanzerebbe più la sgradevole domanda “Che cosa sostiene il dollaro?” e si proseguirebbe avanzando ulteriori domande (ed un mal di testa). In questo momento, il dollaro è sostenuto dai titoli del Tesoro posseduti sul bilancio della FED, che sono a loro volta supportati dai dollari, che sono a loro volta sostenuti dalla fiducia nel denaro fiat — vale a dire, niente!

Lo scenario di monetizzazione di QB imporrebbe perdite su alcune parti non appena verrebbe premuto il pulsante reset, ma diversamente dalla maggior parte delle prescrizioni politiche che abbiamo visto ultimamente, sembra risolvere più problemi di quanti ne crei. Più in particolare, i politici potrebbero argomentare che questo reset comporterebbe “una migrazione del valore, in termini reali, da asset indebitati a beni, asset e servizi senza debito.” I salariati sarebbero i vincitori rispetto ai proprietari di asset, perché “un aumento dei prezzi nominali degli asset richiederebbe salari nominali ancora più alti e prezzi dei beni al consumo orientati al futuro. ”

Questo scenario sostiene il possesso di alcune azioni di produttori di merci fisiche (in particolare i minatori d’oro), anche se il contesto potrebbe apparire deflazionistico. Un gold standard, dopo una monetizzazione del debito, renderebbe l’economia globale più equilibrata, efficiente e meno incline a boom/bust violenti.

Come bonus aggiuntivo: I banchieri centrali non sarebbero più visti come supereroi! Solo dei miseri servi, ancorando l’offerta di moneta all’oro e lasciando che il libero mercato determini il prezzo del denaro. Dopo tutto, da quando nella storia la pianificazione centrale ha funzionato meglio del mercato libero?

Possiamo sperare che i banchieri centrali di tutto il mondo inciampino in una soluzione come quella proposta da QB Asset Management prima che possano causare ancora più danni alle fondamenta dell’economia globale. Purtroppo, le condizioni potrebbero andare molto peggio nei mercati finanziari, nei sistemi bancari e nelle economie prima che vengano prese in considerazione tali idee “fuori dagli schemi.” Un portfolio difensivo con esposizione all’oro e ad altri asset reali sembra il giusto mix nell’ambiente di oggi.

*Traduzione di Francesco Simoncelli  (Johnny Cloaca’s Freedonia)

 

 

 

 

 

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2 Comments

  1. Orazio says:

    L’ultima parte del commento, riguardante il pagamento degli interessi sul debito, se ho capito bene, non mi trova d’accordo in quanto non abbiamo la sovranità monetaria.

  2. Mauro Cella says:

    C’è una cosa che mi chiedo riguardo questa analisi: come fare per liquidare la enorme massa di cattivi investimenti che al momento pesa sull’economia mondiale? Perché il problema del 2007-2008 è nato proprio perché non si è voluto accettare ad alcun costo la caduta di valore dei cattivi investimenti. La continuazione la stiamo vedendo al giorno d’oggi, colla crisi dei debiti pubblici della zona UE, che parte da ben più lontano del semplice attacco speculativo.
    La soluzione proposta da QB Asset, ingegnosa ma complessa, non fa parola di questa indispensabile liquidazione, come non fa parola di quale sia il vero scopo dello standard aureo, ovvero sia di ridurre il potere dei governi. Al momento attuale, per pagare le proprie spese, i governi hanno a disposizione tre armi: tassazione, indebitamento ed inflazione. Sulla tassazione non c’è bisogno di aggiungere altro, l’inflazione e l’indebitamento sono invece due forme di tassazione “occulta”, il cui impatto non è esattamente quantificabile dall’elettore-contribuente anche perché spesso i confini tra le due armi sono spesso fumosi.
    Sotto uno standard aureo, l’inflazione viene di fatto rimossa dall’arsenale “statale”. Certo, si può “tosare” la moneta (ad esempio aumentando le unità di denaro equivalenti ad un dato peso d’oro, nonché abbassare la purezza del metallo prezioso), ma gli effetti sono immeditamente visibili: il declino economico dell’antica Roma è scritto nel calo di purezza del denarius d’argento, metallo puro per quanto consentito dalla tecnologia dell’epoca sotto Cesare Augusto e ridotto a meno del 10% sotto Valeriano. Il debito va inoltre completamente finanziato: a meno di svalutare apertamente la moneta, ogni centesimo chiesto in prestito va restitutito in moneta sonante.
    In questa situazione il governo deve quindi prendere ogni centesimo necessario tramite la tassazione, e gli aumenti di tasse non sono mai popolari: ecco perché Monti è “piovuto dal cielo” con una maggioranza blindatissima ed il suo esimio predecessore, Giulio Tremonti, aveva adottato la politica dell’aumento delle tassazioni indirette (vedi quelle sulle accise sugli oli lubrificanti), che l’elettore medio fatica a quantificare.
    Uno Stato che non restituisce i suoi debiti o continua a ripagarli tramite nuove emissioni diviene così un “cattivo pagatore” e per accedere al credito deve giocoforza offrire elevati tassi d’interesse.
    Insomma, tutti vedono che non solo il Re è nuda, ma anche che ha un fisico tutt’altro che statuario.

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