ORO E DEBITO PUBBLICO: E’ IL CASO DI VENDERE OPPURE NO?

di PASQUALE MARINELLI

Riferendosi allo stato italiano e al suo debito pubblico, un lettore mi chiede “[…] perché non si vende l’oro delle riserve, invece di vendere “i gioielli di famiglia”, quali isole, caserme, palazzi eccetera? L’oro si può ricomprare, “i gioielli di famiglia” no. E quanto oro ha l’Italia? […] Un pensionato di Brindisi

Per il World Gold Council, lo stato italiano possiederebbe circa 2.451,8 tonnellate d’oro, per un controvalore in euro di circa 96,8 miliardi di euro. Tutto quest’oro sarebbe fisicamente depositato in lingotti, prevalentemente, in Italia, nei forzieri della Banca d’Italia. Si consideri, inoltre, che l’oro costituisce il 72% delle riserve di valore della Banca d’Italia. Cosa significa? Significa che, fra i beni i quali si considerano, a livello internazionale, capaci di conservare il loro valore nel tempo (valute straniere e metalli preziosi), l’oro costituisce una fetta importantissima per l’Italia. Infine, si consideri anche che, nel mondo, l’Italia è la terza nazione dopo USA e Germania ha detenere più oro di tutti.

La disponibilità delle riserve auree italiane è fortemente condizionata da vincoli internazionali. Si consideri anche che di tutto l’oro italiano depositato in Italia, circa 60 tonnellate non sono di proprietà della Banca d’Italia (delle quali non ne ha la disponibilità, né tanto meno lo stato italiano) bensì esse sono di proprietà della BCE. Inoltre, le banche centrali aderenti al SEBC, sottoscrittori del Central Bank Gold Agreement (e la banca centrale italiana è una fra questi), sono vincolate nella decisione del quantitativo annuale di smobilizzo del proprio oro. Infine, alcuni esperti del settore riferiscono che molte delle tonnellate d’oro italiano, pur se fisicamente depositate presso la Banca d’Italia, negli anni, sarebbero state cedute come garanzia o usate come collaterale, nelle operazioni finanziarie fra le banche centrali di tutto il mondo, prevalentemente al fine di condizionare le quotazioni di mercato dell’oro, a favore delle rispettive valute. Insomma, le condizioni per poter disporre liberamente dell’oro italiano non sono così semplici quanto si crede.

L’ultima rilevazione sul debito pubblico italiano ci dice che esso è di circa 1.988,4 miliardi di euro. Se si smobilizzassero i 96,8 miliardi di oro italiano per pagare il debito pubblico, l’impatto sarebbe di un modesto -4,8%. Diciamo che non sarebbe un gran ché come risultato! Anche volendo smobilizzare tutto questo oro, ricordiamoci che, secondo le disposizioni comunitarie europee, le banche centrali non possono finanziare direttamente il debito pubblico degli stati membri. Di conseguenza, l’operazione violerebbe i trattati europei. Inoltre, la riserva d’oro che l’Italia possiederebbe costituisce lagaranzia di ultima istanza della nazione a livello mondiale. Se un giorno tutto l’attuale sistema monetario (basato essenzialmente sul dollaro) saltasse per aria, l’oro posseduto sarà il solo bene di riferimento a fungere da moneta. Intaccare le riserve auree sarebbe un po’ come raschiare il fondo del barile e, per questo, le autorità monetarie si guardano bene dal far passare un messaggio tanto negativo al mondo intero.

Il lettore accenna un confronto fra l’oro e i “gioielli di famiglia”, preferendo lo smobilizzo del primo piuttosto che quello dei secondi. Innanzitutto, volendo, sia l’oro che i gioielli si possono vendere e poi riacquistare, tutte le volte che lo si desidera; basta accordarsi liberamente con la controparte sul corrispettivo da cedere in cambio. L’oro ha una funzione naturale che isole, caserme, palazzi, ecc. non hanno; l’oro è un bene che può fungere, meglio di qualsiasi altro, da mezzo di scambio. Certo, fra un chilo d’oro e un campo coltivato, quest’ultimo è sicuramente più utile per tirare a campare. Ma la questione sull’oro è una questione valutaria e non di valore d’uso. La riserva d’oro di uno stato ha più a che vedere con la sua capacità di condizionare il valore della valuta fiduciaria o a contribuire alla rinascita dell’economia, in caso di fallimento dell’esperimento sociale basato sulla moneta fiduciaria, più che con la sua capacità di ripagare il proprio debito pubblico (che, come abbiamo visto poc’anzi, essa è decisamente scarsa).

Il fatto che il 72% delle riserve di valore internazionale italiane sia costituito proprio da oro e che la sua moneta non sia una valuta di riserva mondiale (tanto quanto lo rappresenti oggi il dollaro) potrebbe essere visto anche come un indice di debolezza della propria economia all’interno di un sistema monetario fiduciario così come lo è quello odierno. La difficoltà italiana ad aumentare significativamente le esportazioni rispetto alle importazioni, tanto da poter raccogliere maggiori valute straniere, da aggiungere al proprio oro, così da incrementare le riserve di valore internazionali possedute, non consente di ottenere un più elevato quantitativo di riserve diverse dall’oro, da cui attingere prioritariamente in caso di crisi finanziaria, così da rimandare a tempi più remoti le considerazioni di smobilizzo dell’oro. Quindi, vendere l’oro per il ripagare il proprio debito pubblico, per un paese significa essere arrivati alla frutta.

In conclusione, ritengo che per chi attualmente detiene il potere di governo di una nazione, sarebbe da sprovveduti un’operazione di dismissione delle riserve auree possedute, perché sancirebbe l’inizio della fine del suo potere su una nazione irrimediabilmente indebitata. Soprattutto alla luce della guerra valutaria in corso fra USA, Giappone e Regno Unito, che nei prossimi mesi spingerà il valore del metallo giallo ad una nuova corsa verso l’alto. Ciò detto anche in considerazione del fatto che lo stato italiano continua a non godere di buona fiducia nei confronti dei suoi creditori (checché  se ne dica in televisione o sui giornali).

Direi infine, che, se mai si arrivasse all’estrema soluzione di vendere l’oro italiano posseduto dalla Banca d’Italia, questo significherebbe che, finalmente, il sistema della moneta fiduciaria (in cui il denaro utilizzato circola per disposizioni di legge e non per una sana e spontanea scelta di mercato) sarebbe arrivato alle battute finali. Significherebbe anche l’epilogo dell’autorità di stato e del sistema economico così come oggi noi li conosciamo. A quel punto auspicherei che l’oro italiano fosse venduto ai cittadini italiani, i quali si liberebbero definitivamente delle banconote divenute ormai cartastraccia e acquisirebbero come corrispettivo il bene per eccellenza che meglio di tutti può essere impiegato come mezzo di scambio all’alba di una nuova economia; l’oro, appunto.

TRATTO DA: http://www.pasqualemarinelli.com

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5 Comments

  1. Castagno12 says:

    La richiesta del lettore è sconcertante, fa anche tanta tenerezza ed è priva di logica.
    Purtroppo indica quello che pensa la stragrande maggioranza degli italiani che sono anche convinti che la valuta circolante in italia abbia la copertura aurea.

    L’articolIsta poi ha messo del suo per aumentare la confusione. In breve:

    – Se non si affrontano e si eliminano le cause principali che hanno generato la crisi attuale, vendere dell’oro, degli immobili, o aumentare le tasse, significa continuare a versare acqua in un contenitore bucato.
    E chi andrà a votare non ha ancora valutato l’inqualificabile silenzio di tutti, Partiti e Movimenti, vecchi e nuovi, su dette cause.
    Riguardo alla crisi, i media hanno solo denunciato ciò che è stato aggiunto alle cause fondamentali (che vengono taciute).

    – L’oro, eventualmente posseduto da Bankitalia, non è dello Stato italiano, ma è dei suoi azionisti Privati, italiani e stranieri.
    A sua volta Bankitalia (Privata per il 94,75%) è azionista della BCE, che è Privata.

    E’ moilto semplice fare una verifica. Scrivere su Google “Soci Banca d’Italia” (invio). Poi fare click sul blog “I soci privati delle Banche Centrali (private).

    – Dato che gli azionisti di Bankitalia sono Privati, proprio non si capisce perchè dovrebbero vendere l’oro che possiedono, per tentare di salvare – TEMPORANEAMENTE – lo Stato italiano dalla bancarotta.

    – Parlare dell’oro poseduto dall’italia, significa parlare di niente. Significa continuare ad illudere un popolo di disiformati, di sprovveduti.
    Significa alimentare un tifo assurdo per schieramenti – Destra, Sinistra, Centro, ed ora Giannino, Grillo, e via così – che non intendono rimuovere i privilegi di quelli che in realtà ci governano: i gestori del Governo Mondiale.

    – E’ anche commovente “l’ingenuità” (si fa per dire) di chi va a votare: ha solo la possibilità di scegliere i maggiordomi Questi sì che sono d’oro, per quello che costano ai contribuenti.

  2. Alessandro G. says:

    Il problema italiano, la fonte della crisi, è l’enorme debito pubblico, problema neppure sfiorato da Monti.
    Vendere oro per diminuire il debito pubblico comporterebbe una diminuzione del debito pubblico, ma senza toccare la spesa in pochi anni saremmo punto e a capo.
    La spesa pubblica ha tre principali voci di spesa, interessi sul debito, dipendenti pubblici e sanità. La sanità a sua volta ha come grossa voce di spesa quella del personale, ci sono ospedali con il doppio del personale che danno servizi più scadenti.
    Inutile dire che prima di mettere mano al debito pubblico, si può anche dichiarare il default, occorra sistemare la spesa pubblica e quindi il personale. Abbiamo 1 milione di dipendenti pubblici in sovrannumero più quelli della Sanità.
    Per vari motivi, che non occorre ricordare, questo personale in più e che è la causa della crisi è concentrato in meridione. Provate ad immaginarvi chi avrà il coraggio di licenziare un milione di meridionali su una popolazione di 15 milioni. A cui poi andrebbero aggiunti i lavoratori della sanità, degli Enti locali, i falsi invalidi.
    Ecco perché il problema Italia è senza soluzione, rimane solo l’indipendenza.

  3. jacopo says:

    Aggiungerei un’altra considerazione.
    Le cosiddette monete fiat, quelle create dal nulla perchè cartacee e legate esclusivamente alla fiducia internazionale, come euro e dollaro, sono espresse da realtà statali e da società civili che in Occidente sono cariche di debiti troppo grandi, che non saranno mai onorati.
    L’Europa e gli Stati Uniti non sono solvibili sulla distanza, perchè invecchiano e lo spazio per una crescita economica è molto più limitato che vent’anni fa, mentre l’indebitamento pubblico e privato è senza precedenti.
    La probabilità che per sopravvivere le democrazie occidentali avviino, come già stanno facendo, una stampa in grande stile di denaro, da distruibuire a tutti perchè siano pagati i debiti di tutti, farà si che le monete di carta perderanno sempre più valore sull’oro e le riserve preziose.
    L’hanno capito in tanti, e quest’anno la Cina ha superato la Germania come riserve valutarie, l’India tallona l’Italia, in una corsa all’oro senza precedenti dalla Seconda Guerra Mondiale.
    L’oro potrebbe ritrovarsi ad essere la vera garanzia di ricchezza entro una ventina d’anni

  4. Maciknight says:

    Tra l’altro l’oro in questi mesi è decisamente sotto attacco per indurre al panico coloro che lo hanno acquistato sporadicamente come bene rifugio, senza possedere alcuna cultura e preparazione tecnica e storico economica su di esso e quindi sono facilmente influenzabili … consiglio a tutti coloro che lo hanno in custodia come parte dei propri risparmi, di resistere, non cedetelo mai, vi stanno solo ingannando per guadagnare tempo e posticipare l’inevitabile collasso monetario prossimo venturo

  5. Unione Cisalpina says:

    si vende niente… si mandino a lavorare seriamente i fannulloni, si licenzino i parassiti pubblici in eccesso (!.000.000), si taglino le spese inutili e si kombatta seriamente la malavita tutta (iniziando dai politici), lasciando in pace i cittadini oggetto di kontinue vessazioni ed inverekonda skiavitù …

    vendere x kontinuare a spendere malamente è un ulteriore delitto…

    x noi cisalpini la soluzione vera rimane sempre e solo PADANIA STATO …

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