ORA SOROS SI METTE A BACCHETTARE LA MERKEL

di FRANCESCO GALEOTTI

Dopo aver detto, ieri, che quanto sta accadendo in Grecia è solo l’antipasto di quel che accrà in Italia prossimamente, il discusso finanziere George Soros, oggi, se la prende con Angela Merkel, rimproverandole quella rigidità che – a suo dire – potrebbe far piombar l’Europa in una crisi del tutto identica a quella americana del 1929.

In una intervista a “Der Spiegel” ha affermato: “Ammiro il cancelliere per la sua forza decisionale, ma purtroppo sta portando l’Europa nella direzione sbagliata. E’ necessario un piano di austerity da portare avanti insieme alle riforme strutturali. Ma sono altrettanto necessari programmi di stimoli alla crescita. In assenza di politiche per il rilancio delle economie, molti paese finiranno nella spirale deflazionistica. E questo sarebbe estremamente grave”.

Ora, non si capisce bene per quale motivo – idea questa sostenuta anche da molti patriottici economisti italiani – la cancelliera, ergo la Germania, dovrebbe pagare di tasca sua il mancato rispetto delle regole e dei parametri economici europei dei cosiddetti PIIGS. Il motivo – stando a quanto dice Soros – sarebbe dovuto al fatto che la Germania stessa non avrebbe rispettato quei parametri imposti da Bruxelles. Peccato, si dimentichi di ricordare che l’Italia – ai tempi di Prodi – entrò addirittura nell’Europa economica e nell’euro, senza che deficit e debito pubblico fossero a posto. Soros, inoltre, dimentica che non solo la Grecia ha vissuto ben al di sopra delle sue possibilità (senza peraltro che gli elettori scendessero per le strade a protestare), ma dimentica pure che la Grecia ha falsificato i suoi bilanci, facendo apparire i suoi conti trasparenti.

Soros, infine, veste i panni del keynesiano e ribadisce che per stimolare la crescita è necessaria una dose massiccia di investimenti pubblici. Dimenticando forse che se questa crisi esiste è proprio perché a furia di investimenti statali, ci troviamo di fronte non allo scoppio di una bolla qualsiasi, ma al collasso di un sistema statalista fondato sull’eccesso di debito pubblico. Al punto tale che non può più essere ripagato.

 

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