SANT’EVASORE ORA PRO NOBIS

di LUIGI FRESSOIA

Gli agrari, i possidenti, i nobili e gli altri padroni delle terre, pur vivendo di pura rendita sul lavoro altrui, senza alcun investimento sulla terra stessa, quasi tutti disprezzavano, diffidavano e talora odiavano i contadini che pur li mantenevano; dicevano che erano ladri e infidi, perché non resistevano a prendere di nascosto un grappolo d’uva non ancora spartita, una gallina, una coppia d’uova, e lo credo bene con quella fame.

Lo scenario è rimasto la stesso, cambiano un poco solo i protagonisti della commedia, i cosiddetti evasori fiscali al posto dei contadini (si scrive evasori fiscali ma si intende tutti quelli che non mangiano il pane del governo), e al posto degli agrari l’immensa schiera dei mantenuti di Stato, a partire dai professori, i boiardi e gli impiegati, i giornalisti (non solo rai, quasi tutti i quotidiani vivono grazie a sonore elargizioni statali), i magistrati, i bonzi confindustriali adusi a intercettare denaro pubblico, e sopra tutti la compatta schiera dei politici di professione.

Con la stessa falsa coscienza del parassita di ogni epoca, addossano tutte le colpe dell’universo a chi li beneficia ogni giorno e li mantiene, rassicurati dal coro unisono delle (loro stesse) istituzioni, se la cantano e se la suonano: guai all’evasore! Vergogna all’evasore! Scandalo dell’evasore, condanna senza appello!

Come un tempo il povero finiva in galera per due mele, ora la cosiddetta Equitalia (già il nome è una vetta sopraffina di mafiosità lessicale) ti pignora una casa per pochi spiccioli di debito. Poi si stracciano le vesti se qualche contadino si ribella; pretendono che si distingua tra il povero impiegato e le alte sfere, come se al tempo della resistenza non fosse stato legittimo mirare ad ogni tedesco che capitasse a tiro…

Fingono di non doversi chiedere mai a quanto ammonta la pressione e soprattutto che uso si fa (essi stessi fanno) dell’oceano di denaro pubblico che estorcono al popolo lavoratore, ai dipendenti del settore privato, ai lavoratori in proprio, agli imprenditori non ammanicati con la politica. Proclamano per il tramite di mille voci che tutti i mali sparirebbero, tutti i “servizi” sarebbero perfetti se sparisse l’evasione, balla a mille carati: se stanotte sparisse l’evasione domattina ci sarebbe semplicemente un’impennata paurosa di ulteriore spesa pubblica (tanto per cominciare sparirebbero tutti i “tagli”), naturalmente spesa per lo più improduttiva come succede esponenzialmente da quarant’anni. E nel giro di sei mesi saremmo daccapo a quindici, nuove tasse, nuove strilla contro l’evasione, tutto un popolo con l’elmetto contro l’inafferrabile linea d’orizzonte… Anche i sassi capiscono che più aumenta la pressione e più non può che aumentare anche l’evasione.

Un solo uomo politico nell’intero cinquantennio ha mostrato di comprendere la natura di legittima difesa dell’evasione fiscale, conscio che quando la pressione supera una soglia naturale (il 30% ed è già troppo), l’evasione non solo è legittima ma soprattutto benefica, perché senza di essa ogni intrapresa morirebbe e lo Stato allora sì che tracollerebbe. E l’ha detto più volte apertamente, al limite dell’incitamento.

Non a caso l’uomo politico più odiato del cinquantennio, visceralmente, da tutto il coro istituzionale, professori, magistrati, giornalisti, burocrati, politici, mors tua vita mea, esattamente come gli agrari coi contadini. E proprio come gli agrari -muoia sansone con tutti i filistei- crolli pure il sistema e la prosperità italiana piuttosto di mollare un centimetro: come infatti dovette crollare il vecchio mondo rurale piuttosto che riconoscere ai contadini i loro diritti elementari, compatti come un carrarmato i parassiti di stato avanzano e pontificano ad ogni tg con la condanna morale e civile, penale, estetica e fianco religiosa dell’evasore, l’odierno crocefisso, il male assoluto. Il nuovo ebreo, il negro di sempre, il reietto (e se vi piace, pure il comunista…).

Neanche tollerano l’idea di dover limitare il loro scialo, non per nulla sono i padroni di tutto, e soprattutto dei mass media, guai ricordare che il problema sono loro, che il problema è lì, nel colabrodo di stato, non sia mai!

E io allora qui dichiaro la mia simpatia, sintonia, vicinanza morale e storica all’evasore fiscale, lo riconosco frutto naturale di un delirio di stato, come il giorno che segue la notte, come la piena quando piove molto, e lo eleggo salvatore della patria, resistente, lume del futuro, santo, risorsa che non può morire e che prima o poi -baionetta alla mano- dovrà riuscire a far piazza pulita di tutti i mafiosi di stato insieme alle loro nere polizie delle anime televisive, mediatiche, “culturali”, berciatori quotidiani contro il fantasma dell’evasione fiscale.

archifress@tiscali.it

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6 Comments

  1. Domenico Letizia says:

    E si, un bellissimo articolo ed è un piacere che Luigi Fressoia, colui che fu il primo a scrivere di evasione fiscale e di tasse come furto, torni a scrivere anche piccoli articoli ma entusiasmanti come questo. Davvero bello, complimenti e benvenuto Luigi,
    un saluto libertario,
    Domenico Letizia

  2. gian luigi lombardi-cerri says:

    Vorrei che qualcuno degli “scienziati” della finanza ( sino ad ora non ne ho trovato neache uno) mi desse un solo (uno solo ) motivo per il quale un normale cittadino, chiamando l’idraulico per una riparazione, dovesse chiedergli la fattura pagando, come minimo il 20% in più.
    Tenuto conto che :
    1.-se tutti gli evasori pagassero la pressione fiscale salirebbe ad oltre il 70%.
    E non mi si dica che “dopo” le aliquote verrebbero diminuite , perchè questo, in Italia , non è mai successo , essendo tra l’altro i governanti , mancatori di parola specializzati.
    2.-che sinora i percettori degli incassi fiscali hanno gestito detti incassi in una maniera che definire orrenda è un gentile eufemismo.
    3.-che invocare l’amor patrio in uno Stato che non è stato,non è e non sarà mai “nazione” è una storiella da raccontare nei momenti di allegria, per far ridere gli astanti.

  3. zenzero says:

    Sottoscrivo ogni parola

  4. luigi frssoia says:

    Credo si potrebbe cominciare interrogando i singoli parlamentari. Fanno sempre gli gnorri, ma ogni legge passa per le loro singole mani.
    Tutti ne conosciamo, di parlamentari (purtroppo sono assai diffusi), e potremmo fare in modo che questa esorbitante diffusione diventi il loro punto debole: interrogarli -ovviamente in via bonaria-ma sotto casa, all’ora di cena, perchè no, dopo tutto esempio preclaro di democrazia diretta, di “partecipazione e dialogo”, se non sbaglio (come dicono sempre quelli bravi). Luigi

  5. paolo cintolesi says:

    Come possiamo organizzarci, per far finire questo letamaio che prospera nelle cosche di Montecitorio e Palazzo Madama oltre al Colle? Io sarei disponibile a dare uno “scossone” a questi corrotti e parassiti dei politici TUTTI!!!, sono convinto che basterebbero 100/200 persone disponibili a fare una azione di forza per coalizzare tutto il malcontento che c’è nel Paese. Perché il punto non è se essere d’accordo con Fressoia, ed io certamente lo sono, il punto è: cosa fare per interrompere questa commedia tragica che attori della politica recitando, stanno spogliandoci sempre di più?

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