Opere pubbliche, i politici come i Faraoni. Nord e Sud uguali sono

di REDAZIONEEXPO 2015.Posa della prima pietra al cantiere  di Rho Fiera

In Italia per realizzare un’opera pubblica finanziata dalle politiche di coesione ci vogliono 4,5 anni, quale media tra i 7 della Sicilia e i 3,8 dell’Emilia Romagna. La Calabria, con 4,2 anni, e’ piu’ rapida di diverse regioni del Nord, tra cui Liguria (5 anni), Veneto (4,6) e Friuli (4,7). Nel settore dei trasporti il Sud impiega in media 7,2 anni contro i 5,6 del Nord, ma recupera nell’edilizia, impiegando un anno in meno del Nord. A livello nazionale pesano fortemente sull’iter delle opere i tempi morti dovuti a blocchi amministrativi: in media occupano il 61% della durata complessiva dell’opera, arrivando nella progettazione preliminare addirittura al 75%. Sono i dati che emergono dallo studio DPS-Uver ‘I tempi di attuazione e di spesa degli interventi infrastrutturali delle politiche di coesione’ pubblicato sulla Rivista economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez. Lo studio analizza l’andamento dei tempi di attuazione e di spesa di circa 35mila opere pubbliche finanziate con misure della politica di coesione nazionale ed europea nel periodo 1999-2013 per un valore complessivo superiore ai 100 miliardi di euro. Di questi, circa il 70% si concentra nelle regioni meridionali, tra cui spiccano la Calabria (17,6%), la Puglia (12%), la Campania (11,6%), la Sicilia (oltre 10%).

 Una media di 14 anni e mezzo…

Tra i settori di opere pubbliche oggetto dell’indagine, l’ambiente, che pesa circa il 15% del numero totale degli interventi, il ciclo dell’acqua (15%), i trasporti (3,3%), cultura e servizi ricreativi (12%), edilizia (28%), viabilita’ (13%). Quanto alla tipologia degli enti attuatori, poco meno della meta’ (15.621) riguarda Comuni al di sotto di 50mila abitanti, mentre 1.829 interventi sono stati gestiti da Comuni con popolazione superiore ai 50mila abitanti. 1.889 gli interventi promossi dalle Province, 1.337 dalle Regioni e circa 2.250 da parte di gestori di rete. Gestiti dai Ministeri solo 914 interventi. Quanto alla tipologia di intervento, oltre 14mila sono state nuove costruzioni, oltre 17mila i restauri e recuperi. Nelle fasi di progettazione e affidamento dei lavori, in media i tempi “di attesa” pesano per il 61% sulla durata complessiva dell’opera, con forbici comprese tra il 51% del Centro e il 65% del Sud. Particolarmente critica la situazione della progettazione preliminare, dove, nella media nazionale, il peso arriva a sfiorare il 75%. Da segnalare in particolare che il peso dei ritardi cresce al diminuire del costo dell’opera: nelle opere di importo superiore a 100 milioni di euro i tempi di attraversamento pesano per il 45% del tempo totale, mentre per le opere che costano meno di 100mila euro arriva a pesare il 72%. A livello nazionale, le opere di importo inferiore ai 100mila euro impiegano in media quasi tre anni per essere completate, mentre all’estremo opposto quelle di importo superiore ai 100 milioni di euro superano in media i 14 anni e mezzo.

Nord e Sud si compensano ormai

Incrociando i dati a livello territoriale e di settore, nell’attuazione di opere pubbliche nel settore dei trasporti il Sud impiega in media 7,2 anni contro i 5,6 del Nord e i 6,4 del Centro. Qui si concentrano gli interventi ferroviari, marittimi, aerei, fluviali con annesse stazioni, porti, inter e aeroporti, e i progetti di importo superiore. Situazione ribaltata nel campo dell’edilizia: con un tempo medio di 3,6 anni il Sud e’ piu’ rapido del Nord, che impiega in media un anno di piu’, 4,6, mentre le performance quasi si allineano nella costruzione di strade (circa 5 anni nelle due aree). A livello nazionale l’intero iter dell’opera pubblica, dalla progettazione alla realizzazione effettiva dei lavori, necessita in media di 4,5 anni (2,6 anni per la progettazione, sei mesi per l’assegnazione dei lavori e 1,4 per la realizzazione effettiva. A livello regionale, la piu’ rapida e’ l’Emilia Romagna, che riesce a completare un’opera in 3,8 anni (di cui 2,2 anni per la progettazione), seguita da Piemonte, Valle d’Aosta e Toscana (4,1 anni), Lombardia (4,3 anni), Trentino Alto Adige e Marche (4,4 anni). Tra le regioni del Mezzogiorno, la Calabria, con 4,2 anni, si dimostra piu’ rapida di Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige. A seguire, l’Abruzzo con 4,4 anni, la Sardegna con 4,6, come il Veneto, mentre Campania, Puglia e Molise, con 4,9 anni si allineano all’Umbria e battono pure la Liguria (5 anni). Le piu’ lente, la Basilicata, che registra 5,8 anni, pari a 1 anno e 4 mesi in piu’ della media nazionale, di cui tre anni solo per la progettazione, e la Sicilia, che impiega quasi 7 anni per completare un’opera pubblica, impiegandone oltre 5 solo per la progettazione e superando la media nazionale di 2 anni e tre mesi.

Andando ad analizzare l’andamento delle opere fase per fase, emerge che molte differenze Nord-Sud tendono a compensarsi. Nella sola progettazione ad esempio, se la Sicilia sfora i tempi rispetto alla media nazionale addirittura del 97%, impiegando oltre 5 anni rispetto ai 2,6 medi italiani, la Calabria fa segnare una riduzione dei tempi del 12% rispetto alla media, e l’Abruzzo, come l’Emilia Romagna, del 16%. Accusano invece ritardi compresi tra l’11 e il 16% rispetto alla media Friuli-Venezia-Giulia, Liguria, Umbria, Basilicata e Molise. Decisamente piu’ critica per il Sud la fase di affidamento dei lavori. Se Molise e Sardegna sono in linea con la media nazionale, sforano invece i tempi, e non di poco, la Calabria (+15%), la Puglia (+21%), la Basilicata (+31%). Quasi raddoppiano nelle tempistiche Sicilia e Campania (+48%). Al Nord, accelerano decisamente sui tempi Friuli Venezia Giulia (-18%), Emilia Romagna (-31%) e Trentino (-40%). Sfora invece i tempi del 10% il Veneto.

Peccano nel prevedere la spesa…

Guardando invece alla fase di esecuzione dei lavori, Puglia, Molise, Marche, Umbria e Friuli Venezia Giulia registrano performance in linea con la media nazionale. Piu’ veloci in questa fase Piemonte e Valle d’Aosta (-10%), Veneto (-11,6%), Emilia Romagna (-12%) e Trentino (-16%). Tra le regioni del Sud, la Sardegna accelera rispetto alla media nazionale (-15,7%), e ancora di piu’ fa la Sicilia (-25,5%), che pero’ aveva rallentato moltissimo nelle fasi precedenti. Sforano invece decisamente i tempi la Campania (+12,6%), il Lazio (+18%) e l’Abruzzo (+24%). Raddoppia i tempi in questa fase la Basilicata (+51%), mentre la Calabria accelera (-4,8%). Le regioni del Nord-Est, ad eccezione del Friuli Venezia Giulia, e parte delle regioni del Mezzogiorno (Campania, Molise e Puglia) si caratterizzano per durate moderatamente inferiori al valore medio nazionale. Il Nord-Ovest, parte del centro (Toscana, Umbria e Marche) e la Sicilia si attestano attorno al valore medio nazionale. Le regioni che hanno andamenti moderatamente piu’ lenti della media nazionale sono il Lazio e nel Mezzogiorno l’Abruzzo, la Sardegna e la Calabria. Piu’ lenta la Basilicata. Quanto all’andamento del flusso di spesa, le amministrazioni sia del Nord che del Sud peccano nelle previsioni di spesa: in media dichiarano che inizieranno a spendere dopo 1,2 anni dall’inizio dei lavori, mentre in realta’ i tempi raddoppiano e le spese diventano effettive solo dopo 2,5 anni. Le stazioni appaltanti sono in difficolta’ nello stimare l’inizio effettivo degli interventi, mentre sono piu’ efficienti nella stima degli interventi gia’ avviati.

Cantieri chiusi, soldi ancora in tasca

In più, alla chiusura dei cantieri resta ancora da spendere in media il 28% del costo totale dell’opera (per attività amministrative successive alla fine dei lavori); al Nord circa il 22%, al Sud oltre il 32% (Fig.8). Piu’ i progetti sono piccoli, piu’ si e’ lenti a spendere: a livello nazionale, nei progetti di importo inferiore a 100mila euro a cantieri chiusi resta da spendere ancora il 49% del totale, contro il 14% dei progetti di importo superiore ai 100 milioni di euro. Quanto ai settori, al termine dell’esecuzione dei lavori nell’edilizia resta da spendere circa il 25%, oltre il 20% nelle strade, il 22% nelle risorse idriche e difesa del suolo, mentre oltre il 40% nello smaltimento dei rifiuti e il 46% nel settore culturale.

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One Comment

  1. pierino says:

    nello studio volutamente manca una cosa fondamentale : CHI costruisce. di dovè l impresa e da dove arrivano gli operai, ci son belle sorprese

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