Opa sul Pdl? Giannino stronca l’ipotesi: “No, è un vecchio arnese”

di PAOLO MARINI

Sono un quisque de populo e siccome forse per questo (lo affermo senza vis polemica) non è stato possibile prendere la parola all’appuntamento fiorentino organizzato da Marco Taradash e altri (cui hanno oggi preso parte, tra gli altri, Mario Sechi, Fabrizio Rondolino, Davide Giacalone, Arturo Diaconale, Paolo Palleschi, Giorgio Stracquadanio, Guido Crosetto e Oscar Giannino), avendo nondimeno le idee chiare ho deciso di mettere su carta alcune riflessioni a margine dei tanti spunti sollevati dal dibattito

Rivoluzione e non sedizione, nonostante tutto!

Il termine ‘sedizione’ è sinonimo di ribellione, tumulto. Allude a un evento o a una serie di eventi, non ha tuttavia quella valenza, quel significato sistemico di cui è portatore il termine ‘rivoluzione’. La rivoluzione liberale è stata promessa troppe volte e troppe volte è stata tradita. Allora, ciò che bisogna fare non è rimuovere il termine, bensì buttare a mare coloro che hanno elargito false promesse. E’ Berlusconi che deve andare a casa, non la rivoluzione (liberale)! Sedizione, rispetto a rivoluzione, ha un significato regressivo. Suona quasi come la certificazione di una resa. Ebbene, io non sono d’accordo a fare passi indietro. In più, desidero con ciò rinnovare un omaggio non formale ma di testa, di cuore e di pancia a Piero Gobetti, che nella sua “Rivoluzione Liberale” ha chiaramente chiamato con nome e cognome la malattia più grave degli italiani: il conformismo. Dunque: viva la rivoluzione liberale!

Rivoluzione culturale e soggetto politico

Nessuno ha la ricetta in tasca ed è proprio qui il bello: occorre anzitutto provocare, con la realisitca gradualità, una grande partecipazione, il coinvolgimento di tutti coloro che sono stanchi e stufi di questa Italia: tartassati, outsiders e ‘senza rete’, individui in vario modo schiacciati dal sistema, che vogliono riappropriarsi fino in fondo della propria vita e diventarne padroni. La rivoluzione liberale non è faccenda da mammolette o da ‘moderati’, è una piena assunzione di responsabilità, è una rivoluzione anzitutto culturale, che deve interpellare le coscienze individuali; e certamente è cosa difficile e per nulla scontata, non solo negli esiti ma anche rispetto ai contenuti (malgrado le ottimistiche affermazioni udite nel corso dell’appuntamento fiorentino). Si debbono mettere in conto tempi lunghi, perché la cultura di un Paese e di una nazione non si cambiano in cinque minuti. Occorrono dunque un’azione più generalmente e insistentemente culturale e una più specificamente politica. Si, perché l’iniezione di contenuti liberali nel dibattito e tra la gente deve avere riscontro in un soggetto politico, dove si deve discutere e anche decidere. Il liberalismo deve anche poter essere visibile, riconoscibile, identificabile in qualcosa che abbia la capacità di trasformare le istanze in progetti immediatamente spendibili nel circuito decisionale.

Un nuovo partito e non un’Opa sul Pdl

La domanda che qualcuno ha fatto è la seguente: è meglio fare un (nuovo) partito o lanciare un’Opa sul Pdl? Poi al termine “Opa” si è aggiunto l’attributo “gentile”, con riferimento alle primarie. Molto opportunamente Oscar Giannino ha stroncato l’ipotesi. Perché il Pdl è un vecchio arnese con un chiaro imprinting leaderistico, ce le immaginiamo delle primarie (vere) in un partito come quello? Io stesso avrò poca immaginazione ma non ci riesco. Desidero circostanziare il mio “NO”: il Pdl è un partito padronale ed è congenitamente avulso da logiche di partecipazione dal basso. Questa, peraltro, è la ragione per cui non sono mai entrato in Forza Italia e tantomeno nel Pdl. Secondo: in termini sostanziali, la pancia del Pdl – vorrei sinceramente che qualcuno mi smentisse – non è liberale, bensì statalista e dunque non ha senso contendere un partito profondamente estraneo alle logiche liberali e individualisteI liberali debbono avere il coraggio e la forza di costruire un proprio partito. Punto e basta.

I liberali del Pdl stacchino la spina, oggi, adesso

Gli esponenti Pdl presenti al convegno fiorentino hanno detto – uno, in particolare, l’On. Stracquadanio – senza mezza termini che “non si lancia un’Opa su una Società che è morta”. Ha ragione da vendere ma la domanda che sorge spontanea, un secondo dopo, è questa: allora tu che ci fai (ancora) nel Pdl? La risposta è stata tutta politica, facendo perno su una opportuna scelta dei tempi, sulla necessità di portarsi dietro quante più persone possibile, sul rischio di perdere visibilità e accessi mediatici. Bene, allora bisogna dirsela fino in fondo: se ha da partire una nuova e autentica avventura liberale, non sono vieppiù sostenibili scelte di mezzo, soste in mezzo al guado. La chiarezza, la coerenza e il coraggio sono le tre “c” che debbono qualificare la nuova offerta politica. Di esponenti di partito neghittosi o incapaci di scegliere ‘hic et nunc‘, di personale politico che si perde (e ci fa perdere) nei labirinti delle sottigliezze, di uomini capaci di scegliere quando i fatti hanno già scelto per loro, ne abbiamo piene le tasche! Se i liberali del Pdl hanno voglia di riscattarsi da anni di sudditanza e assoluta marginalità politica, lo facciano ora, adesso, senza perdere un minuto di più, perché è già (oltremodo) tardi: lascino il Pdl per mettersi a totale disposizione del progetto liberale, pensando di più a ciò che possono guadagnare al Paese (e anche a se stessi) piuttosto che a quello che nell’immediato (senza dubbio) perderanno. Il rischio è insito in ogni decisione umana ed è – sempre – alla base di ogni intrapresa, che sia coronata o meno da successo.

Individualismo etico e politico: questa è la rivoluzione

La rivoluzione liberale è nient’altro che la riscoperta dell’individualismo etico e politico. E’ tornare alle radici di questa grande cultura per attingervi i motivi di un nuovo impegno, una solida e concreta filosofia al servizio di un progetto politico teso a scardinare il socialismo reale di cui – come affermato nella mattinata – è intriso nel profondo il nostro Paese. Occorrono realismo (la cultura liberale e liberista è minoritaria nel Paese, con buona pace di Taradash e degli altri che – mi è parso – non la vedono così) e un pizzico di ottimismo, ci vuole la generosità di gettare il cuore oltre l’ostacolo! E ci vuole una leadership (non necessariamente di una persona fisica, intendiamoci) che renda plasticamente evidente agli italiani il vantaggio di un grande salto, di una vera rivoluzione del pensiero e delle abitudini al confronto del presente meschino e fallimentare, della crisi di sfiducia in cui il Paese è sprofondato. A questo servono i leaders, a far accettare passaggi critici, molto difficili, in nome di sfide epocali, di obiettivi di grande momento, di strategie di largo respiro. Dunque, mettersi al lavoro per questa azione culturale di lungo termine e per la creazione di un nuovo soggetto politico diventa un imperativo categorico per i liberali. C’è un passato meschino alle spalle (lo dico con la vena critica e l’altrettale prontezza all’autocritica) ma c’è anche un futuro per cui vale la pena sviluppare e condividere idee nuove e lavorare a testa bassa: adesso, senza perdere più tempo, prima che un default sempre incombente e minaccioso spiani il terreno a ben altre ricette politiche.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. Fausto says:

    Ma questo è un Paese o una giungla dove comanda l’orrore: Mors tua vita mea?

  2. Sante says:

    OG, nn ha “badato a spese” ed ha “riversato tonnellate di NAPALM” sul PdL.
    trattasi di “inevitabili danni collaterali”
    ..che precedono l’ineludibile preludio.
    SerenissimiSaluti

    https://www.facebook.com/groups/358012890914442/
    .
    https://www.facebook.com/groups/315275675228277/

  3. Il Lucumone says:

    Giannino chi ? Quell’antipatica imitazione di Mariannini, certamente zerbinotto ma “economista” di che ? Delle saccenti storielle propinate a platee di sprovveduti con la prosopopea del vate(r)!
    Al nord abbiamo imprenditori, professionisti e lavoratori di grande tradizione e competenza: stimoliamoli a prendersi l’impegno di lottare contro la pletora di nani e ballerine che folleggiano a nostre spese, fingendo scaramucce pour épater les bourgeois ed incassando ricche prebende alla faccia di quei pistola che forse non credono più in Bossi, nè in Maroni, ma sono facile preda di qualsiasi furbetto dell’oratorio che sappia eccitarli con penose banalità per sbarcare il lunario!
    Giannino e Pinottino lasciamoli al Barnum ! Viva Arlecchini e burattini, viva i ciellini, viva le maschere d’ogni paese, i furbi, i pidiellini e chi paga le spese !

Leave a Comment