Onlus, sempre senza fini di lucro?

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di MARCELLO RICCI – Esistono in Italia 40mila Onlus (Organizzazioni umanitarie senza fine di lucro). E’ proprio sempre reale non fine di lucro? Non sono di poco rilievo le agevolazioni fiscali di cui godono (esenzioni, riduzioni di aliquote, etc….) dette organizzazioni.

I titolari, i consigli d’amministrazione, i prestatori d’opera sono in prevalenza stipendiati, retribuiti e/o godono di elastici rimborsi spese. Tutto ciò che riguarda l’assistenza umanitaria globalmente intesa, rientra nella sfera e nel concetto di beneficenza che non deve essere collettivo, istituzionale, ma strettamente individuale e volontario.

Alcune, anzi moltissime Onlus sono legate o finalizzate per la gestione dell’invasione migratoria, sia dei  veri, ma pochi, rifugiati politici, sia degli altri, moltissimi,  che sono sono solamente petenti economici e come tali devono essere valutati.

Il nocciolo della “questio” delle organizzazioni umanitarie,  dedicate all’accoglienza e all’assistenza,  è se operano a titolo gratuito o per ricevere  compensi? Si ha il dubbio (l’espressione è prudenziale, Buzzi docet) che dietro il “senza fine di lucro” si celino autentiche  s.p,a che lucrano attraverso sgravi fiscali, rimborsi spese e soprattutto con    le retribuzioni spesso cospicue percepite dagli operatori e titolari.

Beneficenza o Affare? Esentati dalle tasse e stipendiati lucrano sulla miseria trasformata in impresa. Non si vuol vietare ad alcuno di intraprendere ln qualsivoglia settore legali attività, ma esse dovranno essere soggette  al vigente regime fiscale. E’ il caso di verificare attentamente ruoli e strutture di questo non piccolo esercito di benefattori? Essere caritatevoli è virtù, speculare sulla povertà e disgrazie è spregevole. Vero è che i concetti morali si adeguano ai tempi e come ha detto Piercamillo Davigo, in un certo contesto, che oggi si ruba come ieri e più di prima, ma senza vergogna.

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