Oneto: Padani, un popolo che non vuole uscire di prigione

padania inquinata

di GILBERTO ONETO –   In giro per la Padania si vedono sempre meno padani e sempre più foresti. Anche per questo i padani sono sempre più preoccupati per il futuro, per le sue incertezze, sono sfiduciati, temono per la propria sicurezza personale e famigliare, per la condizione economica, per i propri modi di vita, per la loro cultura e identità. A non avere questo genere di preoccupazioni sono solo quelli che dicono di essere o di sentirsi “cittadini del mondo”. E sono di due generi. Ci sono i riccastri che vivono dietro ad alte recinzioni e guardie del corpo, che si spostano contenti da un paradiso fiscale e turistico all’altro e che sono veramente cittadini del mondo, nel senso che hanno proprietà e conto correnti in tanti posti e la possibilità di una comoda via di fuga, comunque vada.

Poi ci sono i “cittadini del mondo” per scelta ideologica, quelli che hanno mal digerito cattive letture sociologiche, che seguono cattivi maestri, che hanno trangugiato le prediche di certi parroci progressisti e che si sono rimpinzati di un bel minestrone di idee da bar dello sport e libro Cuore. Se non fosse che votano e ciarlano li si potrebbe anche ignorare.

Tutti gli altri tirano il carretto e vedono i propri spazi di manovra restringersi, anche in termini fisici, con la perdita di controllo del territorio. Tutti sono più che preoccupati, tutti convengono sul fatto che si debba fare qualcosa, tutti, quando si lasciano un po’ andare o trovano maggiore confidenza, dichiarano di essere stanchi della burocrazia mediterranea (in genere l’aggettivo usato è un altro), delle tasse, dell’oppressione fiscale, poliziesca, giudiziaria e culturale mediterranea, che non ne possono più di una classe politica corrotta, parolaia e parassitaria, che ne hanno le scatole piene di foresti invadenti, rumorosi, strafottenti e violenti.

Poi quando si passa a ragionare sui possibili rimedi si scopre che il nostro è un popolo di leghisti potenziali, che ognuno di loro potrebbe votare Lega e che se tutti quelli che la pensano come noi ci votassero, la Padania sarebbe libera, indipendente, sovrana e confederale dopodomani mattina. Ma non funziona così. Perché ci sono eccezioni, condizionamenti, blocchi e deviazioni.
Qualcuno è bloccato da catene ideologiche e le sue voglie di libertà vengono inibite da costrizioni mentali
come il solidarismo (chissà perché indirizzato solo verso gli altri e non i nostri), la tolleranza (idem), la fratellanza cristiana, il nonno socialista, il padre partigiano comunista e la zia suora. In prigione ci restano perché così vogliono Marx (e la cosa ha senso) e il bambin Gesù (cosa assai meno probabile).

Poi ci sono quelli che “va bene tutto ma l’unità d’Italia non si tocca”, quelli del “ci sono voluti tanti morti per farla” e via sproloquiando. In prigione ci vogliono restare perché il Piave mormorava calmo e placido. Come il Don. Poi ci sono quelli che credono (anche sinceramente) che a tutto si può rimediare, che anche questa passerà, che la nostra gente riesce a superare tutto. Ci vuole pazienza.
In prigione ci restano perché sperano che i muri cadano da soli. Poi ci sono quelli che la domenica vanno alla partita, la sera guardano la televisione e ogni tanto fanno un giro con le negre sulla statale. Sono quelli convinti che i “nostri vecchi stavano peggio” e che noi “non possiamo lamentarci”. In prigione ci restano perché sono pirla. Infine ci sono quelli che dicono che i leghisti sono brutti sporchi e cattivi, che la Lega è come tutti gli altri, che la Lega è fascista, che è comunista, che è cattolica, che è protestante. Insomma
sono quelli che restano in prigione perché chi li vuole fare evadere non
è l’Arcangelo Michele in persona.

In compenso spesso si trovano dei foresti, un po’ più svegli, che vorrebbero uscire di prigione: meridionali
che sono venuti a lavorare e che non si sono imboscati in qualche ufficio pubblico, stranieri che sono venuti a lavorare e che non spacciano, rubano o battono. Gente che si è costruita una vita e si accorge benissimo che tutto sta andando in mona e che rischiano di essere costretti a ricominciare chissà dove.
Ma allora, se attorno a noi la larga maggioranza dei nostri concittadini è potenzialmente leghista, indipendentista e tutto il resto, perché la Lega non raccoglie voti? Perché la protesta ma anche la consapevolezza e la crescita di coscienza di tutta questa gente non sfocia in una scelta di condivisione chiara?

Perché si lascia prendere da legami e condizionamenti? I condizionamenti sono forti ma non basta per spiegare tutto questo. Non è che noi non siamo in grado di descrivere bene il nostro prodotto? Che non lo
sappiamo valorizzare e vendere? Non è che mandiamo in giro rappresentanti e commessi viaggiatori che non sanno fare il loro lavoro? Non è che usiamo messaggi pubblicitari sbagliati? Che abbiamo dato di noi una immagine sbagliata? Non è che qualcuno di noi si comporta proprio come gli altri? Non è che sia anche colpa nostra?

(da il settimanale “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

3 Comments

  1. RENZO says:

    Caro Gilberto
    Tempus fugit
    Ormai siamo ai titoli di coda…. peccato potevamo essere liberi…. bastava poco… ma chi non ha coraggio non se lo può dare…. William Wallace dixit.
    WSM

  2. Padano says:

    Certo che è anche colpa nostra… ma allora che queste anime belle creino un’alternativa, o meglio un complemento, alla Lega.
    Senza incrementare la lista dei cespuglini microidentitari, di quelli ce ne sono già troppi.
    Forse, ci vorrebbe una “Lega di sinistra”, che si confronti (e si allei) con quella Salviniana: questa sì che potrebbe pescare voti che la Lega non ha mai raggiunto.

    • Venetian guy says:

      certo, la lega salviniana, quella che va a pesca di voti tra Catanzaro e Agrigento, quella si che è una lega che si dà da fare per la secessione…

Leave a Comment