Oneto: le idee sono punite come fossero dinamite. La prigione “invisibile” in cui viviamo

europrigionedi GILBERTO ONETO –  Ci sono due modi per tenere la gente in prigione ed evitare che se la squagli: costruire mura solidissime e munirle di inferriate triple, oppure convincerla che sta benissimo dov’è e che fuori starebbe peggio. Le sbarre di metallo hanno il difetto (in tempi di buonismo e di politically correct) di essere evidenti e identificabili, di poter essere stigmatizzate su manifesti e fotografie. Le sbarre psicologiche non si vedono, non si possono fotografare, non ci si può appendere o impiccare, si possono sempre negare, si può sostenere che sono frutto di autoconvincimento o di propaganda avversaria. Ma sono in definitiva anche le più solide e subdole, sono difficili da segare e non si sa esattamente quale spazi delimitino: alla fine riducono alla condizione di certi uccelli che se ne restano in gabbia anche quando le porte vengono aperte.

L’Italia è una prigione di questo genere: a nessuno viene impedito di uscire fisicamente e (soprattutto) di entrare, ci si può lamentare e organizzare per cambiare le cose all’interno. Si può proporre di cambiarle anche radicalmente ma non si possono toccare i muri: si può rinnovare l’arredamento, ma le pareti vanno lasciate come sono. Nuove porte e finestre incorrono nei rigori del Codice Rocco che difende con scrupolo la sacralità e l’intangibilità dei muri dell’unità nazionale, e della prigione. Nel creare argomenti per convincere i carcerati di non esserlo sono stati abilissimi e hanno saputo percorrere anche strade diverse e creative: una volta si attaccavano ai sentimentalismi patriottici (De Amicis è stato un grande carceriere), alle catarsi belliche (anche Cadorna lo è stato) e ai turgori nazionalistici (Mussolini è stato perfetto). Oggi preferiscono, adattandosi alla tristezza dei tempi, toccare temi socioeconomici.

 

Le sbarre oggi usate sono quelle dello «in fondo stiamo bene», «siamo socialmente tutelati», «abbiamo un’ottima assistenza sanitaria», scemenze come la dieta mediterranea e la nazionale di calcio che se non vince è colpa dell’arbitro. Da noi – continuano a ripeterci suadenti – si vive bene, si vive sicuramente meglio di quanto vivano tanti altri o di quanto vivessero i nostri vecchi e di questo dobbiamo ringraziare come è strutturato e gestito il Paese (la maiuscola è di regime). I missionari che tornano da terre lontane ci raccontano di quanto sfigati siano i popoli del terzo mondo e di quanto fortunati siamo noi, i giornalisti ci raccontano quanto inumani e asolidali siano i Paesi apparentemente più ricchi (storie di moribondi lasciati morire sul marciapiede perché non hanno la carta di credito e altre vaccate del genere) e di quanto premurose e “umane” siano invece le nostre Asl.

 

Storici e politici patriottici non perdono occasione per dipingere a tinte drammatiche l’esistenza grama dei nostri vecchi (pellagra, pulci e miseria) a fronte della nostra agiatezza: è una vera e propria demonizzazione della storia che non si limita più allo sputtanamento del Medioevo ma che ha ormai coinvolto ogni epoca passata e che, mano a mano, aggiunge anche gli anni appena trascorsi, perché il presente – ce lo dobbiamo ficcare in testa – è sempre meglio del passato e il futuro lo sarà ancora di più se righiamo diritto. Il risultato è (quasi) un intero popolo che se ne sta buono all’interno della prigione convinto
che sia il ”migliore dei mondi possibile“, terrorizzato da ogni cambiamento, che vive con gli occhi chiusi (o aperti davanti alla televisione, che è lo stesso)
per paura di vedere cosa c’è fuori e cosa potrebbe esserci dentro di diverso.

 

Come si abbattono queste sbarre? Costringendo la gente a guardare il passato vero, a guardare le propria condizione senza condizionamenti, a guardare fuori, e – soprattutto – a pensare a come potrebbe essere la vita senza le sbarre. La prima cosa si ottiene facendole conoscere la realtà vera della sua storia, fatta di millenni di alti e bassi, di crescite e cadute che avevano a che fare con mille motivi, ma non certo con la condizione politica unitaria che è stata fonte di miseria e non di ricchezza: l’unità italiana ha infatti decisamente peggiorato le condizioni sociali ed economiche dei popoli che ha coinvolto e inglobato. La seconda si ottiene palesando i numeri della verità: i numeri sono chiari oggettivi, inoppugnabili. Fare sapere cosa si dà e cosa si riceve, quanto si dà e quanto si riceve, chi dà e chi riceve, chi lavora e chi mangia, è essenziale per fare capire a gente obnubilata dalla sindrome di Stoccolma che esiste una differenza sostanziale fra carcerati e carcerieri, che non si deve alcuna gratitudine ai carcerieri che ci tengono carcerati, e che li si deve individuare per liberarcene. Le statistiche hanno una forza dirompente: da anni i Quaderni Padani pubblicano nella “Rubrica Silenziosa” i numeri dell’oppressione italiana senza commentarli. Da anni Pagliarini e pochi altri cercano di farci vedere le sbarre ricoprendole di dati e di cifre.

 

La terza cosa si ottiene portando la gente in giro per il mondo a vedere come vivono gli altri, quelli che sono incarcerati fisicamente, quelli che – come noi – lo sono psicologicamente, ma anche e soprattutto quelli che invece sono liberi. Vedere gente senza catene è la più forte e sicura stimolazione per l’emulazione verso la libertà.
Bisogna infine fare capire alla nostra gente come vivrebbe se fosse libera, se fosse completamente padrona di gestire il suo lavoro e le ricchezze che produce. Forse mangia oggi di più e meglio di cento anni fa, ma il paragone da fare è con “cosa e come mangerebbe” se non ci fosse la prigione italiana a
contenerla e rapinarla. Lo stesso vale per la casa, l’ambiente, l’istruzione, la conoscenza, i soldi, la salute, la libertà di espressione. Si deve fare capire alla gente: 1) che è in prigione, 2) chi la tiene in prigione, 3) come vivrebbe fuori di prigione. Le sbarre e i muri veri si fanno saltare con la dinamite, quelli psicologici con l’informazione e la cultura, che sono più dirompenti di qualsiasi bomba. Per questo il Codice Rocco punisce più severamente i ”reati di
opinione“ che la detenzione di esplosivo.
L’Italia è una prigione dalla quale a nessuno viene impedito di uscire e (soprattutto) di entrare. Si può rinnovare l’arredamento, ma le pareti vanno lasciate come sono. Nuove porte e finestre incorrono nei rigori del Codice Rocco.

(da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Sono sempre stato d’accordo con il nostro intramontabile Gilberto Oneto. (Riposi in santa pace).
    Devo pero’ dire che la GALERA O GABBIA la vidi tanto tempo fa quando poi detti degli ILOTI ai nostrani lavoratori nelle assemblee di fabbrica. Anticipai la Fallaci e Oneto, e, se non lo dico io chi mai lo dira’..?
    Diciamo che senz’altro si camminava pari passo… e o l’uno o l’altro diceva cose poi condivise e portate nei midia. Uno prima e uno dopo come i passi si andava avanti col nostro voler dire. Forse inutilmente..?
    .
    La galera trikolorita io la ho quasi da sempre chiamata ALKATRAZ.
    Ma scrivevo che noi, ILOTI DEL TERZO MILLENNIO, siamo come i canarini in gabbia.
    Infatti abbiamo il miglio, l’altalena e l’acqua… anche il dolce o l’osso del pesce che non ricordo quale fosse, e per tutto questo cantiamo felici. Se ci aprono lo sportellino della gabbia non scappiamo..! Pensate come siamo messi MENTALMENTE… e mi meravigliano sempre i piu’ SAPIENS. Ma forse sono solo meno IGNORANTI degli altri.
    E poi sulla KST…
    Si certo, non mi sogno nemmeno di essere un pari a lui ma che la pensassi e la penso come lui, appunto, e’ vero. Beh, i miei scritti lo dimostrano… e pensare che mi sono messo a scrivere, io maldestro scriba, proprio perche’ dicevo certe cose e poi me le trovavo sulla bocca degli altri (i tricoloriti o talioti) come se nulla fosse.
    Eh no, kax: quella frase l’ho detta io e tu me l’hai clonata. FOTOCOPIATA.
    Eh, se ce ne sono in giro di fotocopiatori… anche illustri.
    Detto cio’ e tuttavia, non le mie ma le sue se fossero portate a termine..?
    Invece, tutti sanno ma nessuno si muove: sembra un mondo stracolmo di EUNUCHI..!
    Gia’ i guardiani degli AREM, un tempo, e oggi dei REGIMI..??
    .
    Non invento mai nulla… e, potete manifestare, fare i gredini e duddo guando ke noi facciamo quello che dobbiamo fare, grazie e buon giorno, recita AD KULO NOSTRUM su RPL.
    Tuttavia: o DISINCANTO DI MASSA o SOCCOMBERE.
    Amen

  2. Giancarlo says:

    E’ sicuramente una forzatura per non dire un sopruso o un atto vessatorio quello di aver inserito nella costituzione italiana l’art.5 il quale palesemente non lascia libertà ai propri cittadini di poter decidere il proprio futuro.
    Inoltre essendo una costituzione un patto tra cittadini e istituzioni, non esiste al mondo contratto di qualsiasi genere che non preveda una clausola di annullamento, scioglimento o meglio cambiamento senza dover ricorrere come è accaduto in passato nei rigori della giustizia che rimane terrena e non Divina.
    Tanto per chiarire che gli uomini giudici sono fallaci o talvolta umorali anche politicamente.
    Infatti coloro che hanno redatto questo articolo, ma potremmo parlare anche di molti altri articoli, non avevano nessun diritto di negare qual si voglia cambiamento del paese senza incorrere nel giudizio giuridico, o peggio al voto delle camere che oggi sappiamo essere state motivo di lungaggini infinite o peggio la negazione della vera democrazia.
    Pertanto concordo con Oneto che l’italia ( copiando dalla Francia…) ha creato al suo interno una vera prigione fatta su misura contro i cittadini .
    Se poi controlliamo e vagliamo tutti gli articoli della stessa costituzione potremo constatare che viene largamente usata a seconda delle convenienze politiche di questo o quel partito italiano. Due pesi e due misure, articoli continuamente ignorati, referendum aggirati o peggio vanificati, insomma un coacervo
    di leggi, norme e costituzione che impediscono al cittadini di potersi difendere dallo strapotere di coloro che raggiunta la carega fanno valere i propri interessi a quelli generali.
    Sono costretto adesso a dire anche che la sinistra con il proprio paladino RENZI dopo aver bloccato assieme ai sindacati questo paese per decenni nell’impedire qualsiasi riforma, adesso e solo adesso in prossimità del disastro economico imminente cerca di tappare i buchi, ma purtroppo la botte è ormai vuota di contenuto ed invece di creare le premesse per una liberalizzazione e democratizzazione della società italiana, si continua a perseverare nell’errore di non ascoltare i cittadini, ma anzi di continuare a far vedere loro che le sbarre della prigione stanno per essere abbattute ed invece si stanno semplicemente rafforzando in favore sempre delle caste privilegiate di questo paese disgraziato.
    Sì il bel paese, la sua storia etc…etc…etc… ma alla fine rimane un paese distrutto dai signori della politica con la “p” MINUSCOLA e non riesco a capacitarmi del perché ignorino coloro che ormai hanno deciso senza volersi indietro di non voler più essere in prigione ma di volere assolutamente la propria libertà di decidere il proprio futuro e di non delegarlo mai più a forme di democrazia rappresentativa tramite partiti che hanno largamente fallito qualsiasi forma di salvaguardia e cura del bene comune.
    Allora la si faccia finita con questa pantomima di far credere di cambiare tutto per non cambiare nulla.
    La storia è vecchia e solo coloro che sono ancora attaccati alle mammelle dei partiti vanno a votare ancora gli stessi….senza più ritegno e cervello, ma questo vorrà dire la fine di tutti.
    Adesso si vuol licenziare in 48h chi truffa lo stato, quindi noi, ma sino ad ora in quale paese abbiamo vissuto che permetteva questi comportamenti a danno di coloro che onestamente lavoravano, pagavano le tasse e subivano e subivano e subivano, Chiediamocelo tutti !!!!
    La libertà è cosa sacra donataci direttamente da Dio e questi lazzaroni cosa credono di fare o essere?!!
    Cialtroni è l’epiteto che si confà a questi mercenari di satana !!!!
    WSM

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