Onestà e potere, roba d’altri tempi

vacanze romanedi MARCELLO RICCI – Umberto Tupini, amico di famiglia e all’epoca sindaco di Roma invitò me, giovane laureato, a partecipare ad una inaugurazione  fuori città. Evento istituzionale e quindi macchina e autista del comune. Si ebbe necessità di un rifornimento di carburante , operazione affidata all’autista e occasione per bere un caffè . Nulla di strano salvo che  Tupini presenziò al rifornimento annotando l’ importo pagato. Mi disse, c’è  la responsabilità di vigilare e il controllo allontana le tentazioni. Ma perché il ricordo di questo episodio banale  svincolandosi dalle cicatrici della memoria riaffiora?

Me lo chiedo, forse nasce dal confronto con tanti altri amministratori dei nostri giorni.  Corre l’obbligo di ricordare il significato di un termine ignorato o citato a sproposito: onestà. Questo sostantivo femminile è riferito a persona che ha comportamento, leale, retto, sincero, che osserva principi morali universalmente riconosciuti validi e ovviamente si astiene da ogni azione riprovevole. Il problema epocale è racchiuso in questa semplice e breve, o obliata o usata a sproposito come scudo ad azioni di senso opposto. Purtroppo interesse privato, profitto, astuzia sono ricorrenti nell’esercizio del potere.

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